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Democrazia diretta in Svizzera

Un anno di aiuto svizzero a Beslan

Parenti dei bambini uccisi in attesa davanti al tribunale in cui il solo presunto terrorista sopravvissuto è in attesa di processo. Keystone

Un anno dopo la presa d'ostaggi nell'Ossezia del nord, i progetti lanciati dalla Svizzera per aiutare le vittime della tragedia stanno cominciando a dare i loro frutti.

La Svizzera è stata uno dei tanti paesi ad offrire assistenza dopo il dramma che è costato la vita a più di 300 persone, la maggior parte delle quali bambini.

Nei mesi successivi, la Direzione svizzera per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) ha lanciato numerosi progetti per aiutare i supersiti a superare le conseguenze fisiche e psicologiche del dramma.

I progetti si sono concentrati sulle cure a medio e lungo termine per gli abitanti traumatizzati di Beslan. Sono stati impiegati psicologi e terapisti locali per dare continuità all’asssitenza medica.

Secondo Stefan Vetter dell’università di Zurigo, che guida un progetto psicosociale nella città osseta, per molti bambini traumatizzati la partenza del personale medico straniero è stata un’ulteriore fonte di sofferenza.

«Un ragazzino di 10 anni mi ha raccontato che uno psicologo italiano si è occupato di lui durante due settimane dopo la tragedia, ma poi è partito, e il bambino si è sentito ancora più solo di prima», ricorda Vetter.

Riabilitazione

In luglio l’ufficio regionale della DSC a Vladikavkaz ha dato il via a una serie di campi estivi per giovani e bambini nelle montagne dell’Ossezia settentrionale.

Il programma comprende corsi d’arrampicata, gite e uscite con gli sci, che dovrebbero aiutare i ragazzi a migliorare la loro capacità di resistenza. I campi dovrebbero essere ripetuti durante le vacanze invernali e la prossima estate.

Alla fine dello scorso anno la DSC ha finanziato la realizzazione di un centro di riabilitazione che offre supporto psicologico, oltre che una serie di attività sportive e per il tempo libero, agli abitanti di Beslan. Nove mesi dopo la sua apertura, il centro attira un numero crescente di visitatori.

«All’inizio avevamo circa 60 persone, ora sono quasi 800 – un segno del successo di questo progetto», dice Stefan Vetter, il cui team dell’Università di Zurigo a lanciato l’idea del centro e segue i progressi dei partecipanti.

Vetter dice che lui e i suoi collaboratori hanno osservato un costante miglioramento delle condizioni dei bambini e adolescenti che fanno uso del centro. «Li ammiro veramente. Stanno tornando alla normalità, anche se per loro la vita non sarà mai più veramente normale».

Lo psichiatra zurighese osserva che in molti casi la depressione che caratterizza il primo stadio del lutto lascia spazio all’aggressività – uno sviluppo salutare, a suo avviso. I giovani che manifestano la loro aggressività, in particolare giocando a pallone, possono essere aiutati a capire il loro comportamento e a cambiarlo.

Per Vetter tuttavia ancor più dei bambini la maggior causa di preoccupazione sono i genitori, che magari hanno perso vari figli. «Donne che non potranno più avere figli sono le più traumatizzate. La nostra paura è che i bambini ripiombino nel trauma a causa del trauma dei genitori».

swissinfo, Morven McLean
(traduzione e adattamento: Andrea Tognina)

Il 1° settembre 2004 un gruppo di uomini armati ha occupato la scuola numero 1 di Beslan, facendo oltre 1200 ostaggi.
Quando tre giorni dopo unità dell’esercito russo hanno assaltato la scuola, i terroristi hanno fatto esplodere delle cariche di esplosivo. Oltre 330 adulti e bambini sono morti.
Nel frattempo due nuove scuole sono state costruite a Beslan, in tempo per l’apertura del nuovo anno scolastico, prevista per il 5 settembre.

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