Brasiliana condannata: non fu aggredita
È stata riconosciuta colpevole di sviamento della giustizia la 27enne brasiliana che lo scorso mese di febbraio raccontò di essere stata aggredita da tre neonazisti in una stazione nella periferia di Zurigo.
Il Tribunale distrettuale di Zurigo ha condannato la donna ad una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere di 120 franchi, sospesa con la condizionale per un periodo di prova di due anni.
La condanna è leggermente inferiore alla richiesta della pubblica accusa. Per il procuratore la donna si inventò l’aggressione per non dover confessare al suo compagno che non era incinta.
L’avvocato della difesa ha chiesto un’assoluzione, sostenendo che la sua assistita soffre di una malattia cronica – il Lupus eritematoso sistemico – che può provocare danni irreparabili al sistema nervoso e stati confusionali.
In aula, la donna ha ritrattato una sua precedente confessione. Ha ammesso che non era incinta, ma ha detto di non ricordare nulla.
Il 9 febbraio scorso la giurista fu ritrovata in una stazione ferroviaria ricoperta di ferite da taglio. Sulla sua pelle erano incise le lettere SVP, la sigla tedesca dell’Unione democratica di centro (destra nazional-coservatrice). Alla polizia raccontò di essere stata aggredita da tre sconosciuti con la testa rasata che le avrebbero provocato un aborto.
Il caso ha suscitato una certa eco a livello internazionale, anche perché il primo a parlarne, con tanto di foto, è stato il quotidiano brasiliano «O Globo». La notizia è poi rimbalzata sui media svizzeri prima che ci fosse la presa di posizione della polizia. Quest’ultima, dal canto suo, ha ritenuto fin dall’inizio di essere confrontata con un tipico caso di automutilazione.
Sull’onda dell’indignazione, anche il presidente brasiliano Lula da Silva è intervenuto chiedendo formalmente alla Svizzera un’inchiesta «completa e trasparente».
swissinfo.ch e agenzie
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