The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera

Come la Svizzera affronta la minaccia dei deepfake

L'intelligenza artificiale e le piattaforme dei social media hanno accelerato la diffusione dei deepfake
L'intelligenza artificiale e le piattaforme dei social media hanno accelerato la diffusione dei deepfake Copyright (C) 2026 Ascannio / Shutterstock.

I deepfake online hanno lo scopo di denigrare, trarre in inganno o seminare confusione e la Svizzera è uno dei tanti Stati che cercano di contenere questo problema in crescita.

I più recenti strumenti di intelligenza artificiale (IA) hanno aumentato drasticamente la portata e la diffusione dei deepfake. Gli ultimi modelli di IA rendono facile per chiunque creare immagini, video o contenuti audio falsi da casa propria, senza competenze specialistiche.

Esempi recenti di deepfake molto diffusi includono le cosiddette app “nudifier”, che generano immagini di persone nude, anche minorenni.

Diverse persone sono state truffate da malintenzionati che hanno creato video falsi di celebrità che promuovono falsi schemi d’investimento.

Anche il mondo della politica ricorre sempre più spesso ai deepfake per promuovere la propria immagine o attaccare gli avversari. Inoltre, è cresciuto l’allarme per l’uso da parte di Stati stranieri, come la Russia, di deepfake generati dall’IA per destabilizzare i sistemi democratici nei Paesi occidentali.

L’azienda di cybersicurezza DeepStrike afferma che il numero di casi rilevati è passato da 500’000 nel 2023 a più di otto milioni l’anno scorso. La piattaforma svizzera clickandstop.ch, creata per registrare casi di cyberbullismo e abusi sessuali su minori, ha rivelato un aumento del 63% dei casi segnalati lo scorso annoCollegamento esterno.

Altri sviluppi

“Un numero crescente di persone si fa avanti perché sono state create e diffuse foto di loro nude utilizzando l’intelligenza artificiale”, ha indicato la piattaforma, che è sostenuta da enti come Protezione dell’infanzia Svizzera.

Le sole statistiche non misurano la sofferenza delle singole vittime, l’erosione della fiducia pubblica nei confronti della verità o la minaccia che grava sulle democrazie. Ad esempio, un’inchiesta del quotidiano Tages-Anzeiger ha scoperto che video a carattere sessuale e foto false di numerose donne nude, incluse influencer, circolavano in forum pubblici su Telegram.

Casi come questo hanno intensificato le richieste di accelerare e concentrare l’azione contro un problema che si aggrava di giorno in giorno. “Se come società non agiamo, invieremo un messaggio disastroso: che in qualche modo è accettabile trasformare donne reali in macchine del sesso virtuali”, si legge in un editoriale del Tages-Anzeiger.

Ma se da un lato è ampiamente riconosciuto che la legge debba affrontare la minaccia posta dai deepfake all’integrità individuale e alla coesione sociale, i legislatori in Svizzera e altrove sono divisi su come agire.

Rafforzare le difese legali

In Svizzera non vi è unanimità sulla direzione, il ritmo e la portata delle modifiche legali necessarie per contrastare i deepfake. L’anno scorso, il Parlamento svizzero ha respinto Collegamento esternouna proposta del deputato dei Verdi Raphaël Mahaim per introdurre leggi in materia.

Tuttavia, nel giugno di quest’anno, il Governo e la Camera del popolo hanno accettato un’altra mozione di Mahaim che prende di mira specificamente i deepfake a sfondo sessuale. Questa mozione ha seguito lo scandalo dei deepfake “nudifier” generati dalla piattaforma di IA Grok, integrata nel social media X.

Nel suo atto parlamentare, il deputato ecologista chiede norme che obblighino le piattaforme di IA “a condurre valutazioni dei rischi e dei danni” dei contenuti deepfake a sfondo sessuale “e ad attuare misure di protezione” se necessario. La mozione prevede anche un organo di sorveglianza che possa imporre sanzioni alle piattaforme inadempienti.

Altri sviluppi

In precedenti dibattiti parlamentari, il consigliere federale Albert Rösti, a capo del Dipartimento delle comunicazioni, aveva dichiarato che il codice penale e civile sono sufficienti per affrontare gli abusi legati ai deepfake. Ha anche sottolineato che la Svizzera ha aderito alla Convenzione del Consiglio d’Europa sull’IA per difendere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani dagli abusi dell’intelligenza artificiale.

Nell’ambito di questo impegno, il Dipartimento di giustizia e polizia formulerà raccomandazioni su come modificare alcuni aspetti dell’apparato giuridico svizzero. Ma David Vasella, partner dello studio legale Walder Wyss e fondatore della piattaforma per il diritto dei dati datenrecht.ch, non si aspetta una revisione legislativa completa.

“Creare leggi supplementari specifiche per i deepfake, che si aggiungano a quelle già esistenti, potrebbe generare nuovi problemi in termini di chiarezza del diritto”, ha dichiarato Vasella a Swissinfo, mettendo in guardia dal rischio di complicare il quadro normativo con disposizioni che si sovrappongono. “Invocare nuove regolamentazioni è facile, ma elaborarle con giudizio è molto più difficile.”

Piuttosto, Vasella sostiene la necessità di rafforzare organismi come l‘Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza,Collegamento esterno l’autorità di vigilanza incaricata di tutelare le persone dagli abusi legati all’utilizzo dei loro dati.

“Una nuova legge senza un’applicazione adeguata è una bella cosa, ma non produce effetti concreti”, afferma. “Raddoppiare le risorse dell’autorità per la protezione dei dati potrebbe avere un impatto molto maggiore. Invece di introdurre nuove norme, dovremmo applicare meglio quelle che già esistono”.

Le piattaforme devono assumersi le proprie responsabilità

In Svizzera, alcune persone sono rimaste deluse da quello che considerano un approccio vago e troppo lento alla revisione delle leggi. A marzo, un gruppo di parlamentari ha sostenuto un’iniziativa popolare che chiede regolamentazioni volte a proteggere la popolazione dai danni digitali.

Se raccoglierà un numero sufficiente di firme, l'”Iniziativa Internet” porterà a una votazione nazionale sulle misure destinate a tutelare i “diritti fondamentali e la democrazia nello spazio digitale”. Fra gli obiettivi figurano il contrasto alla disinformazione, alla violenza sessualizzata e alla criminalità informatica.

Le piattaforme tecnologiche sarebbero obbligate a esaminare le segnalazioni provenienti dal pubblico e ad adottare le “contromisure necessarie” contro i contenuti dannosi.

+ Leggete il nostro dossier dedicato all’etica dell’intelligenza artificiale “La macchina e la morale”

Anche il Governo svizzero ha presentato una propria proposta legislativa per chiamare alle loro responsabilità i social media e i motori di ricerca che diffondono contenuti offensivi o falsi.

Tuttavia, il progetto di legge è emblematico della lentezza con cui si procede in questo settore. Annunciato per la prima volta dal Governo nel 2023, il testo è stato presentato soltanto nell’ottobre 2025 e deve ancora approdare in Parlamento. La proposta, rivolta principalmente alle grandi aziende tecnologiche statunitensi, ha subìto ritardi durante i negoziati sui dazi con l’amministrazione statunitense dello scorso anno.

L’obiettivo è obbligare le maggiori piattaforme digitali a trattare formalmente le denunce relative a diffamazione, ingiurie, discriminazione e incitamento all’odio. Le aziende dovrebbero inoltre dotarsi di una rappresentanza legale in Svizzera e motivare pubblicamente le decisioni riguardanti la rimozione di contenuti o il blocco di account.

L’ONG svizzera Algorithm Watch ha accolto favorevolmente il progetto di legge, definendolo “cruciale”. L’organizzazione avverte però che dovrà essere applicato in modo efficace affinché “non si trasformi semplicemente in una tigre di carta”.

Usare la tecnologia per ridurre i danni digitali

A prescindere dalle decisioni politiche, anche le aziende tecnologiche hanno un ruolo nel contenimento dei deepfake. Diverse imprese, comprese alcune rossocrociate, si sono specializzate nell’individuazione di questi contenuti manipolati seguendo le tracce digitali che ne rivelano l’alterazione. Ma i modelli di IA più recenti stanno imparando a produrre deepfake sempre più credibili, costringendo gli strumenti di rilevamento ad aggiornare costantemente le proprie tecniche investigative. Ne è scaturita una sorta di gioco del gatto e del topo, con entrambe le parti impegnate a mantenere un vantaggio sull’altra.

I ricercatori e le ricercatrici del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) affrontano il problema da una prospettiva diversa: dimostrare l’autenticità dei contenuti originali attraverso firme digitali crittografiche. Il team ha sviluppato un nuovo tipo di sensore per fotocamere e altri dispositivi di registrazione che imprime una sorta di filigrana digitale sui contenuti nel momento stesso in cui vengono creati. In questo modo diventa possibile distinguere i contenuti autentici e originali dalle eventuali copie manipolate prodotte successivamente.

“I deepfake rappresentano un attacco basato sulla ‘negazione della verità'”, ha dichiarato a Swissinfo Fernando Cardes, co-creatore del sistema di firme digitali crittografiche dell’ETHZ. “Noi forniamo punti di riferimento che attestano l’autenticità dei contenuti, aiutando le persone a determinare con precisione ciò che è reale e ciò che non lo è”.

Il principio di base non è nuovo. Dal 2021 la Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA)Collegamento esterno, un consorzio internazionale che riunisce aziende tecnologiche, media e case editrici, sta sviluppando diversi sistemi per autenticare i contenuti digitali, comprese le firme crittografiche.

Tuttavia, i ricercatori e le ricercatrici dell’ETHZ ritengono che il loro sistema di tracciabilità dell’origine dei contenuti rappresenti un passo avanti rispetto ad altri metodi che applicano le firme digitali a livello di piattaforma software. Secondo Cardes, quando la raccolta dei dati e la generazione della firma avvengono in componenti separate, si crea una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata da persone malintenzionate per alterare il sistema intervenendo sull’hardware.

“È fondamentale generare le firme direttamente sullo stesso chip del sensore che acquisisce i dati”, spiega. “Questo rende le manomissioni molto più difficili e alza notevolmente l’asticella rispetto agli altri approcci.”

Dopo aver presentato pubblicamente la loro soluzione, le ricercatrici e i ricercatori svizzeri devono ora convincere i produttori di fotocamere e altre aziende ad adottare questa tecnologia.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Benjamin von Wyl

Ritenete che la disinformazione rappresenti un pericolo particolare per le democrazie dirette?

Un esperto mette in guardia: la disinformazione rischia di avere un impatto importante sugli Stati in cui la cittadinanza è chiamata spesso al voto.

90 Mi piace
156 Commenti
Visualizza la discussione

A cura di Gabe Bullard/VdV/ac

Tradotto dall’inglese e verificato da mrj

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR