Medici di famiglia, lotta per la sopravvivenza
La Svizzera non forma medici a sufficienza. Il ricambio generazionale è scarso soprattutto nel campo della medicina generale, un problema comune a tutti i paesi occidentali. I medici di famiglia hanno deciso di organizzarsi per ridare prestigio alla professione.
«Non sono contenta del mio medico ma non dico nulla perché non ne troverò un altro». Lo dice una signora nel’autobus rischiando di passare per una vecchia inacidita, ma su una cosa ha ragione: trovare un medico di famiglia diventa sempre più difficile.
Bruce Brinkley, coordinatore romando responsabile dell’assistentato nella pratica medica, lancia l’allarme: «Tra i neolaureati solo il 10% mostra interesse per la medicina di base. Questo significa che la facoltà e, più in generale, la società hanno un grave problema. In ogni caso sarebbe necessario il 40%».
Secondo Brinkley, la mancanza di interesse per la medicina generale è dovuta a difetti strutturali e a considerazioni di natura finanziaria, a cui si aggiunge una mancanza di prestigio in una società che enfatizza la medicina di punta, così popolare sui media.
Clausola del bisogno
Il settore ha sofferto in modo marcato anche la cosiddetta clausola del bisogno (limitazione di nuovi studi medici), introdotta nel 2002 per evitare un afflusso di medici in provenienza dall’UE e rimasta in vigore fino al 2010. «Questa clausola ha avuto un effetto catastrofico, perché molti giovani semplicemente non potevano avviare un’attività; così hanno preferito restare in ospedale», osserva Nicolas Blondel, specialista in medicina interna generale presso l’ospedale cantonale di Friburgo.
Risultato: l’età media dei medici generalisti è di circa 57 anni. Dal momento che ci vogliono cinque anni per “farne” uno, è urgente assicurare il ricambio.
Negli ultimi anni il settore si sta mobilitando. «Gli attori interessati devono andare in una sola e medesima direzione», insiste Bruce Brinkley. Si tratta di una situazione molto complessa che richiede molte piccole soluzioni, come le tessere di un mosaico, per garantire una certa coerenza e per invertire la tendenza in atto, in base alla quale i giovani medici disertano la medicina generale.
Un apprendistato nello studio
Occorre agire sul piano della formazione post-laurea (cinque anni) e delle condizioni di lavoro (retribuzione), per non parlare delle condizioni tariffarie dei medici esperti. «Questo è un mestiere esigente. È fondamentale aumentarne l’attrattiva pagandolo di più», dice il coordinatore.
Bruce Brinkley è cofondatore del “Corso romando di medicina generale” che da cinque anni lotta per (ri)valorizzare la professione attraverso un lavoro di coaching personale nelle facoltà e negli istituti di medicina. «Dobbiamo prima di tutto andare a parlare con gli studenti mettendo in luce i lati belli della nostra professione e assicurando la nostra consulenza individuale agli aspiranti generalisti».
Oggi, quasi tutti i cantoni hanno creato dei posti di formazione negli studi medici (il 20-25% è pagato dal datore di lavoro e il resto dallo stato) e si impegnano a migliorare le condizioni di lavoro. La Svizzera tedesca non è altrettanto ben organizzata, ma si stanno compiendo sforzi a livello cantonale.
L’esempio di Friburgo
Friburgo ha deciso di istituire due posti di assistente negli studi medici a partire dal 2012, convinto da un esperimento pilotato dall’ospedale cantonale. «A settembre – spiega Nicolas Blondel, responsabile del progetto – abbiamo creato un impiego a metà tempo per un anno, con una formazione due volte a settimana in ospedale».
L’assistente in questione (che vuole rimanere anonima) è a metà percorso della sua esperienza. «Mi sento utile e mi sono fatta una visione di vita reale. Per esempio fare altre riflessioni prima di procedere ad ulteriori accertamenti, mentre in ospedale, basta un clic! L’aspetto interessante è che i pazienti che mi sono ‘prestati’, hanno scelto lo studio medico. Mentre all’ospedale nessuno sceglie».
La grande sfida è anche quella di cambiare mentalità. «Nonostante una tardiva presa di coscienza – aggiunge Nicolas Blondel – l’immagine del medico di campagna che macina 100 ore a settimana, appartiene al passato. Il problema, ora, è che i pazienti vanno al pronto soccorso, senza appuntamento, per un raffreddore e che questa tendenza è rafforzata dalla penuria di medici di base».
Nessuna garanzia a termine
Attualmente il 90% dei pazienti sono trattati dal medico di famiglia senza andare dallo specialista o in ospedale: «È un baluardo contro l’aumento dei costi sanitari» sostiene il medico.
«Il finanziamento [dei programmi di promozione della medicina di base, ndr.] – osserva François Heritier, vicepresidente dei Medici di famiglia svizzeri – non è omogeneo, ma quasi tutti i cantoni fanno la loro parte. Direi che l’apertura verso il problema dipende dai direttori cantonali della salute». La grande preoccupazione resta la mancanza di garanzie a termine.
Chi ha uno studio medico, ha tutto l’interesse nel formare i giovani per assicurare il ricambio generazionale, trasmettere le sue conoscenze… e cedere la sua attività quando suonerà l’ora della pensione.
Bruce Brinkley non lesina gli sforzi in questa direzione: «È nel campo della medicina generale che si incontrano più pazienti e che s’interagisce con il numero maggiore di colleghi. Ci sono situazioni pesanti e altre più leggere. Io rifarei tutto e mi auguro che altri possano sperimentare le soddisfazioni che ho avuto io come medico di base».
Alcune facoltà di medicina accettano solo 1000 nuove iscrizioni l’anno. Stando a J. de Haller, presidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH) il numerus clausus dovrebbe essere portato a 1200.
La Svizzera forma 700 medici l’anno. Per ministro della sanità pubblica D. Burkhalter ce ne vorrebbero almeno 1200.
Nel 2010 la Svizzera registrava 30’273 medici (10’843 donne e 19’430 uomini), il 24% di loro era titolare di un diploma estero.
Il 35% lavorava come medico di base e il 65% come specialista. In base alle reali necessità del settore, la proporzione andrebbe invertita.
L’età media dei medici di famiglia è di 57 anni. Entro il 2016, quasi la metà dei professionisti attualmente attivi andrà in pensione.
I medici di famiglia generano solo il 7% dei costi sanitari totali in Svizzera.
L’iniziativa Sì alla medicina di famiglia presentata dalla Associazione Medici di Famiglia nel mese di ottobre del 2010 ha raccolto più di 200’000 firme.
Il testo è stato depositato il primo aprile 2011.
Il 6 aprile, il Consiglio federale ha aperto la procedura di consultazione sul controprogetto, che inserisce la medicina di famiglia in una rete multidisciplinare di medicina di base, come ad esempio gli infermieri dell’assistenza domiciliare.
Secondo Pierre-Yves Maillard, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della Sanità, dal 2006 al 2009 il numero di pazienti trattati a livello ambulatoriale negli ospedali svizzeri, è cresciuto mediamente del 13,4%. Questo trasferimento dagli studi medici privati agli ospedali potrebbe raggiungere il 50% entro il 2013.
Secondo Bruce Brinkley «il ‘boom’ dell’ambulatorio ospedaliero è parte di una strategia commerciale degli ospedali che applicano tariffe da ambulatorio beneficiando di una infrastruttura sponsorizzata dallo Stato».
Nicolas Blondel ammette che «c’è un’esplosione del numero di visite non strettamente necessarie al pronto soccorso», ma fa notare che spesso vi fanno ricorso una popolazione piuttosto precaria che non ha un medico di famiglia e una clientela più esigente e frettolosa».
Traduzione e adattamento dal francese, Françoise Gehring
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.