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Dramma Kander: un capitano alla sbarra

Sedici mesi dopo il dramma del fiume Kander, costato la vita a cinque soldati, si è aperto martedì a Thun il processo nei confronti del comandante di compagnia che aveva organizzato l'escursione in gommone.

Il capitano, 30 anni, è accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime (altri cinque militari rimasero feriti), ripetuta inosservanza di prescrizioni di servizio nonché abuso e sperpero di materiale. L’ufficiale rischia fino a tre anni di carcere. La sentenza è attesa già per mercoledì.

Vittime e feriti facevano parte di una compagnia addetta alla sicurezza del trasporto aereo, di stanza all’aerodromo di Alpnach (Obvaldo), e svolgevano un corso di ripetizione. Per “migliorare lo spirito di gruppo”, il capitano aveva deciso di organizzare il 12 giugno 2008 una discesa della Kander a bordo di due gommoni.

L’escursione si è però rapidamente trasformata in dramma. I dieci soldati a bordo delle due imbarcazioni sono finiti in acqua in una zona di rapide e solo cinque (tra cui lo stesso capitano) sono riusciti a trarsi in salvo. Al momento dell’incidente non vi erano temporali e la Kander aveva un deflusso normale.

L’inchiesta militare ha appurato che non si era proceduto a nessuna ricognizione sul percorso e che non era stato organizzato un servizio di salvataggio. Il capitano si era verosimilmente limitato ad informarsi sulla Kander via internet, ma senza consultare carte del fiume né esperti del ramo: secondo gli specialisti di rafting il tratto in questione è pericoloso per le sue correnti.

L’incidente è costato il posto di lavoro al capitano, che lavorava per l’amministrazione comunale di Wallisellen (Zurigo) da circa un anno e mezzo. Il suo superiore diretto è stato scagionato completamente durante le indagini.

Il capo delle Forze aeree svizzere, il comandante di corpo Walter Knutti, ha rassegnato le dimissioni dopo l’incidente, che ha suscitato grande emozione in Svizzera. Si è trattato infatti della seconda grave disgrazia nelle file dell’esercito in meno di un anno: 11 mesi prima altri sei militari – cinque reclute e un sergente – avevano perso la vita sulle pendici della Jungfrau, travolti da una valanga.

Già dopo questo caso erano state sollevate molte critiche sulla sicurezza e sulle responsabilità all’interno dell’esercito. Anche per il dramma della Jungfrau l’accusa è di omicidio colposo plurimo e inosservanza colposa di prescrizioni di servizio: a rispondere davanti alla giustizia saranno due guide alpine. Il dibattimento è in programma dal 16 al 20 novembre 2009 a Coira.

swissinfo.ch e agenzie

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