Presenza Svizzera: non solo pompieri
L'immagine della Svizzera è rimasta sostanzialmente intatta. Grazie a un importante lavoro di informazione anche le reazioni negative alla votazione contro i minareti sono state poche. È quanto afferma il responsabile di Presenza Svizzera, Johannes Matyassy.
Matyassy dirige l’organizzazione di lobbying sin dalla sua fondazione nel 2001. A fine anno assumerà l’incarico di ambasciatore svizzero a Buenos Aires sostituendo Carla del Ponte. Swissinfo l’ha intervistato a fine incarico.
swissinfo.ch: Qual è attualmente l’immagine della Svizzera all’estero?
Johannes Matyassy: L’immagine della Svizzera all’estero è tuttora molto buona. Questa non è una semplice opinione ma un dato concreto che si basa su sei fattori diversi: il sistema governativo, i prodotti e i servizi, l’offerta turistica, la cultura e le condizioni del mercato lavorativo e degli investimenti.
Se subentrano delle difficoltà in un singolo settore, come per esempio negli anni scorsi per quanto riguarda la piazza finanziaria e le politiche fiscali, immediatamente si sente dire che la Svizzera soffre di una perdita d’immagine. Se si considera però che tutti e sei i fattori svolgono un ruolo importante, risulta evidente uno di questi non può trascinare a valle l’immagine dell’intero paese.
Quindi, anche se negli ultimi tempi abbiamo avuto diversi problemi nel settore finanziario, l’immagine globale della Svizzera non è stata intaccata.
swissinfo.ch: Allora è giusto affermare che la Svizzera ha un’immagine stabile anche perché questa si fonda su luoghi comuni sempre validi?
J.M.: I valori tradizionali svizzeri rappresentano un capitale positivo all’estero. E questo capitale non deve essere in nessun caso rovinato. Al contrario, bisogna costantemente rafforzarlo. La nostra filosofia fondamentale all’estero si basa su quello che esiste, ma abbiamo anche spiegato che la Svizzera è molto di più.
Un esempio è il nostro padiglione all’esposizione mondiale di Shangai. Fuori si potevano vedere i valori tradizionali come la teleferica e il campo fiorito. All’interno, invece, lo spazio espositivo illustrava come la Confederazione gestisce il problema dell’inquinamento atmosferico e idrico e porta avanti la costruzione di edifici sostenibili.
Qualche giorno fa, si sono tenuti i festeggiamenti per il 50esimo della Missione Svizzera a Bruxelles. Abbiamo organizzato una serata con fondue e raclette accompagnata dal corno delle alpi di Eliana Burki. È stato un grande successo!
swissinfo.ch: Ma il problema con le autorità fiscali statunitensi non si può risolvere con una cena a base di fondue…
J.M.: Forse, invece, ci vuole anche la fondue. Se l’atmosfera è piacevole, si può far passare un messaggio politico molto più facilmente.
Abbiamo invitato alcune persone proprio per discutere nel dettaglio le questioni fiscali e per spiegare le specificità svizzere. Ovviamente non è possibile far venire i membri del Congresso americano in Svizzera, ma i loro più stretti collaboratori sì. E questi porteranno il messaggio ai loro datori di lavoro. Così li abbiamo invitati in Svizzera e proposto loro un programma contenente anche momenti emozionanti. Inoltre abbiamo fornito loro informazioni specifiche sul nostro paese. Anche negli Stati Uniti abbiamo aumentato il grado di conoscenza della Confederazione attraverso diversi canali.
swissinfo.ch: Il commissario fiscale americano ha tuttavia ribadito che vuole vedere i soldi e non conoscere gli svizzeri, e quindi sarà difficile convincerlo con una specie di operazione di marketing.
J.M.: Non è nostro compito abbellire gli errori che sono stati commessi in passato. Inoltre non condivido l’espressione ‘specie di operazione di marketing’. Si tratta di un ambiente piacevole in cui i contenuti possono essere trasmessi in un altro modo.
Per esempio, anche nel caso UBS siamo riusciti a trovare una buona soluzione con gli Stati Uniti perché ci siamo basati su buoni rapporti e una comprensione reciproca. Ed è proprio questa comprensione reciproca che cerchiamo di migliorare costantemente.
swissinfo.ch: Facendo lobbying o diplomazia?
J.M.: Si tratta principalmente di lobbying, networking e trasmissione di conoscenze. Il nostro compito non consiste nel dissuadere il commissario fiscale dal fare il suo lavoro. Si tratta di spiegare che la Svizzera ha adottato l’articolo 26 dell’OCSE, che fornisce un importante contributo nella lotta all’evasione fiscale e che dispone di un’ottima base legale per quanto riguarda il riciclaggio di denaro sporco e i fondi dei potenti. Sono cose che bisogna spiegare costantemente.
E il lavoro non inizia solo quando c’è una situazione di crisi. Si tratta di un meccanismo ben oliato messa in piedi già da tempo.
swissinfo.ch: Anche l’approvazione dell’iniziativa contro la costruzione di nuovi minareti ha sollevato molte critiche all’estero. Avete dovuto spiegare come funziona la democrazia diretta?
J.M.: Esatto, e già prima della votazione popolare. Abbiamo informato l’estero con largo anticipo tramite campagne mirate svolte dalle nostre rappresentanze cercando di spiegare cos’è un’iniziativa e qual era la posizione del governo e del parlamento. L’iniziativa era stata preparata da tempo. Sono state depositate le firme e il Consiglio federale e il Parlamento si sono espressi a riguardo. Solo più tardi c’è stata la votazione popolare.
Il giorno in cui sono stati resi noti i risultati abbiamo subito messo in atto un ulteriore dispositivo incaricando le ambasciate di spiegare cos’è una decisione popolare e perché era stata approvata l’iniziativa.
Ovviamente, sono piovute critiche, ma in fondo sono state moderate perché avevamo creato una rete di informazioni già da tempo. E la situazione non è degradata.
Nel caso della Danimarca, invece, un giorno un giornale pubblica caricature che scatenano l’ira del mondo musulmano. Non è stato fatto molto per diminuire la tensione e ci sono state manifestazioni davanti alle ambasciate danesi, bandiere bruciate e boicottaggi. I danni per l’economia danese ammontano a un mezzo miliardo di euro.
Nato nel 1957 a Berna, ha studiato economia all’Università di Berna concludendo gli studi nel 1984.
Nel 1985 ha iniziato la sua attività lavorativa in seno all’amministrazione federale, dapprima nel Ufficio dell’integrazione del Dipartimento degli affari esteri e del Dipartimento dell’economia e poi nell’Ufficio federale dell’economia esterna (UFEE, ora SECO).
Dam 1987 al 1990 ha diretto il settore economia e commercio dell’Ambasciata svizzera in Argentina.
Nel 1990 è diventato capo del settore Commercio mondiale – GATT del UFAE e nel 1993 capo della commissione svizzera EU-REKA.
Nel 1995 è collaboratore personale del ministro Jean-Pascal Delamuraz.
Dal 1997 al 2000 è stato segretario generale del Partito liberale radicale.
Presenza Svizzera è stata istituita nel 2001 dal governo e dal parlamento con il mandato di potenziare e coordinare la presenza della Svizzera all’estero, promuovendo nel contempo l’immagine della Confederazione.
Presenza Svizzera adempie questi compiti realizzando progetti all’estero, invitando in Svizzera giornalisti e leader d’opinione stranieri, sviluppando e distribuendo all’estero strumenti d’informazione sulla Svizzera e curando la partecipazione della Svizzera a importanti manifestazioni internazionali quali le esposizioni universali o le Olimpiadi.
Tutte le attività di Presenza Svizzera poggiano sul «Marchio Svizzera» che definisce i principali messaggi e l’identità visiva con cui la Svizzera si presenta all’estero.
Dal 1° gennaio 2009 Presenza Svizzera è stata integrata nella Segreteria generale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Dal 2011, Presenza Svizzera sarà diretta da Nicolas Bideau, ex responsabile della Sezione cinema dell’Ufficio federale della cultura.
(traduzione e adattamento, Michela Montalbetti)
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