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Somalia: conferenza Istanbul, fine transizione in agosto

(Keystone-ATS) Obiettivo 20 agosto per la fine della transizione in Somalia, dopo due decenni di una sanguinosa guerra civile, che ha fatto fra 500’000 e 1,5 milioni di morti e 2,3 milioni di profughi e sfollati: lo ha confermato la comunità internazionale alla II conferenza di Istanbul sulla grande “crisi dimenticata” del paese del Corno d’Africa, martoriato dalle lotte fra signori della guerra e poi con le milizie Shebab vicine ad al-Qaida negli ultimi anni.

Tornati al capezzale della Somalia per iniziativa del premier turco Reçep Tayyip Erdogan, attivissimo su questo fronte dall’anno scorso – la Turchia è per ora il solo paese ad avere aperto un’ambasciata a Mogadiscio – i rappresentanti di 54 paesi e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon hanno ratificato il calendario della fine della transizione che prevede il 20 agosto l’elezione del nuovo capo dello stato.

Un percorso verso la normalizzazione sempre fragile, ma reso più realistico dall’offensiva delle forze di Kenia ed Etiopia che dalla fine dell’anno scorso, con il contingente dell’Unione africana, hanno allontanato da Mogadiscio i miliziani integralisti rioccupando diverse città importanti. Le ultime, a fine maggio Afgoye e soprattutto Afmadow, che apre la strada del porto strategico di Kismayo alle forze internazionali.

La fase di transizione si concluderà quindi in agosto dopo la formazione in giugno e luglio di istituzioni “regolari” (assemblea costituente e parlamento designati dai principali clan del paese) e l’adozione di una costituzione, con l’elezione del nuovo presidente della repubblica somala. Ma sarà solo l’inizio di un nuovo difficile percorso, quello della ricostruzione economica, civile, istituzionale.

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