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La vaccinazione è sempre più vista come la soluzione alla pandemia

Il 6° sondaggio sulla pandemia evidenzia tra l'altro che l'obbligo del telelavoro è accolto favorevolmente dai tre quarti degli intervistati. Keystone / Gaetan Bally

La pandemia di coronavirus comincia a pesare sul morale degli svizzeri, che temono l'isolamento e la perdita delle loro libertà. Tuttavia, un nuovo sondaggio Sotomo condotto per conto della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) mostra che il vaccino appare sempre più come la luce in fondo al tunnel.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 gennaio 2021 - 17:15

Il 6° sondaggio sulla pandemia è stato effettuato tra l'8 e l'11 gennaio. È importante sottolinearlo dall'inizio, poiché si tratta di un periodo cruciale, che può aver influenzato le risposte dei partecipanti. Il governo svizzero aveva già adottato provvedimenti a livello nazionale, ma aveva fatto capire che ci sarebbe stato un ulteriore giro di vite, ciò che è successo il 13 gennaio.

Anche sul fronte sanitario si è trattato di un momento di svolta. In Svizzera come altrove, l'inizio delle campagne di vaccinazione suscita grandi speranze, sebbene l'apparizione di nuove varianti sollevi molta inquietudine.

Sconsolatezza

Questa nuova indagine mostra che la situazione sta davvero cominciando a pesare sul morale della gente. I due timori più spesso citati sono la limitazione della libertà (dal 61% degli intervistati) e la solitudine e l'isolamento sociale (51%). Mai prima d'ora queste preoccupazioni sono state menzionate così spesso.

I timori per pericoli molto più concreti tendono invece a rimanere allo stesso livello o a diminuire. Ad esempio, la paura di perdere il lavoro è scesa dal 21% dello scorso ottobre al 19%. In merito al rischio di essere infettati, solo il 40% degli intervistati teme di essere contagiato, contro il 45% di ottobre. Una diminuzione che le persone interrogate spiegano con l'arrivo dei vaccini.

Ma ci sono delle sfumature; le paure non sono le stesse nei diversi gruppi della popolazione. Ad esempio, le persone di meno di 65 anni sono preoccupate soprattutto per gli effetti che la pandemia può avere sul loro lavoro o sulla loro situazione finanziaria, mentre gli over-65 temono maggiormente un contagio e le sue conseguenze.

Si tratta di paure che abbiamo per noi stessi. Quando si parla di paure per la società nel suo complesso, la più citata è quella legata alla situazione economica generale (30%).

Puntare sul vaccino

Dal sondaggio emerge che l'inizio delle campagne di vaccinazione è motivo di speranza. Più della metà degli intervistati (58%) ritiene che il pericolo scomparirà grazie a un vaccino efficace. Questo entusiasmo, tuttavia, deve essere relativizzato, poiché altrettanti intervistati sono dell'avviso che il virus non svanirà e che dovremo imparare a conviverci.

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In ogni caso, sempre più persone hanno l'intenzione di farsi vaccinare. Il 41% degli intervistati dichiara di essere disposto a farsi vaccinare immediatamente, contro il 16% di ottobre. Dal canto suo, la percentuale di coloro che non vogliono assolutamente farsi vaccinare si è ridotta dal 28% al 24%.

Ma tra chi è disposto a ricevere subito il vaccino e chi si rifiuta ci sono le persone - pari a un terzo degli intervistati (35%) - che preferiscono aspettare. Il motivo più spesso citato è la cautela: il 60% vuole essere sicuro che il vaccino non comporterà gravi effetti collaterali.

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Ampio sostegno al telelavoro

Nell'attesa che i vaccini manifestino tutto il loro effetto, è necessario applicare le misure di protezione. Tuttavia, non tutti i provvedimenti sono accettati allo stesso modo.

Alcune delle misure recentemente decretate dal governo fanno l'unanimità. Ad esempio, l'obbligo del telelavoro è ampiamente sostenuto, con il 74% di opinioni favorevoli. Anche il limite di 5 persone per gli incontri in pubblico raccoglie un vasto consenso (64%), mentre l'uso della mascherina, visto con scetticismo fino a qualche mese fa, è diventato un fatto scontato: l'82% degli intervistati è favorevole all'uso della mascherina protettiva in occasione di eventi pubblici, l'81% nei negozi, il 71% negli uffici e il 67% all'aperto quando le distanze sociali non possono essere rispettate.

Al contrario, altre misure non convincono. Ad esempio, più della metà degli intervistati (56%) si oppone alla chiusura dei negozi che vendono beni non essenziali. L'idea di limitare i movimenti nelle zone con un elevato numero di contagi è respinta dal 63% degli intervistati.

Tra le decisioni che hanno suscitato controversie in Svizzera e all'estero c'è l'apertura degli impianti sciistici. Dal sondaggio emerge che per gli svizzeri ciò non rappresenta un grosso problema: il 46% è a favore dell'apertura delle piste da sci in tutta la Svizzera con misure di protezione adeguate, il 18% sostiene la loro chiusura solo nei Cantoni in cui la situazione sanitaria lo richiede e il 37% è favorevole a una chiusura totale.

Aumenta la sfiducia nei confronti del governo

La fiducia nel governo, elevata all'inizio della pandemia, continua ad erodersi. La percentuale degli intervistati che accordano fiducia o una grande fiducia all'operato del Consiglio federale è scesa ulteriormente, passando dal 38% di ottobre al 32%. Nel mese di marzo, la quota era del 61%.

Interrogati sul raffronto internazionale, il 28% degli intervistati ritiene che la Svizzera se la stia cavando meglio dei suoi vicini, mentre il 34% è di avviso opposto.

Dettagli del sondaggio

Il sondaggio è stato effettuato dall'Istituto SotomoLink esterno su incarico della Società svizzera di Radiotelevisione (SSR), di cui fa parte swissinfo.ch.

Si tratta della sesta indagine effettuata dal marzo 2020.

Il sondaggio è stato condotto online tra l'8 e l'11 gennaio 2021 e ha coinvolto 43'797 persone in tutte le regioni linguistiche della Svizzera.

Poiché non si tratta di un campione rappresentativo - i partecipanti non vengono selezionati, ma rispondono su base volontaria - i responsabili del sondaggio hanno effettuato una procedura di ponderazione. Il margine di errore è di 1,1 punti percentuali.

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