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Il congedo di Rosemarie Simmen

Rosmarie Simmen traccia un bilancio positivo dell'attività della commissione Keystone Archive

Naturalizzazione facilitata e misure per l'integrazione degli stranieri: sono i due progetti che stanno più a cuore alla presidente uscente della Commissione federale degli stranieri.

Sono stati due anni intensi quelli di Rosemarie Simmen alla testa della Commissione federale degli stranieri (CFS), commissione che lascerà alla fine dell’anno. Prima di cedere definitivamente il testimone al suo successore Francis Mathey, già consigliere nazionale, l’ex consigliera agli Stati PPD ha stilato un bilancio della sua attività e, soprattutto, ha voluto esprimere ancora qualche auspicio sull’evoluzione futura in materia di politica degli stranieri.

Nonostante una movimentata prima fase la CFS è riuscita a darsi una struttura e a preparare il terreno per importanti progetti, ha osservato la presidente uscente. La commissione ha così lanciato l’idea della concessione della nazionalità svizzera alla nascita, idea che è stata poi ripresa dalla ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler nella revisione del diritto sulla naturalizzazione.

La revisione del diritto di cittadinanza assieme a quella della legge sugli stranieri elaborati dal governo costituiscono un’opera ambiziosa che probabilmente non riuscirà a passare intatta attraverso l’esame parlamentare, ha pronosticato Simmen: “Queste leggi devono però contribuire a risolvere i problemi aperti in questo ambito e non limitarsi soltanto a rappresentare il minimo denominatore politico”.

Un capitolo centrale nella riforma della legge sugli stranieri sarà quello dedicato all’integrazione. “L’integrazione è come un contratto con due contraenti, ha sottolineato: Richiede da un lato apertura da parte della popolazione svizzera e, dall’altro, la disponibilità ad integrarsi da parte degli immigrati”.

A giudizio di Simmen, uno strumento particolarmente adatto per integrare gli stranieri nella realtà sociale elvetica è costituito da un ricongiungimento familiare anticipato. I bambini stranieri dovrebbero poter giungere in Svizzera già prima dell’età scolastica: a quell’età l’inserimento è più facile e si rivelerebbe anche meno costoso per lo Stato che per i giovani stranieri deve spesso istituire classi speciali o corsi di sostegno. Una maggiore attenzione dovrebbe inoltre essere prestata all’integrazione delle donne.

Quanto alle naturalizzazioni Simmen ha sottolineato l’assoluta necessità di introdurre un diritto di ricorso contro decisioni discriminatorie, un “elemento fondamentale in uno Stato di diritto”. Per l’ex senatrice democristiana le riforme in materia di diritto degli stranieri presentate dal governo devono costituire un pacchetto unico e non una riforma à la carte.

Sulla controversa e ancora aperta questione dei “sans-papier” Rosemarie Simmen ha ribadito le proposte della Commissione per una terza via pragmatica che rifiuta l’ipotesi di un’amnistia generale ma che invita le autorità a mostrare comprensione per i casi particolarmente sensibili.

Luca Hoderas

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