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La Svizzera pizzicata dalla Corte dei diritti dell’uomo

La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo ha delle ripercussioni sul diritto fiscale svizzero Keystone

Un contribuente che rifiuta di esibire documenti giustificativi in una procedura per sottrazione d'imposta non è passibile di multa. La Svizzera dovrà rivedere la sua prassi fiscale, dopo essere stata «pizzicata» dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

In un procedimento per sottrazione d’imposta, l’autorità fiscale vallesana aveva invitato a più riprese un contribuente ad esibire precisi documenti giustificativi. Dal momento che non ha ottemperato a questa richiesta, all’uomo è stata inflitta una multa per violazione del dovere di collaborazione, contro la quale ha fatto opposizione.

Davanti ai tribunali, il ricorrente ha fatto valere di non essere tenuto a fornire informazioni nell’ambito di un procedimento per sottrazione d’imposta. Il Tribunale federale non ha però seguito la tesi secondo cui quest’esigenza andrebbe contro la garanzia di una procedura equa, prevista dall’articolo 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo.

Procedura equa

Nel verdetto unanime d’inizio maggio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato la propria giurisprudenza secondo cui quest’articolo è applicabile anche in materia di procedura per sottrazione d’imposta.

I giudici di Strasburgo sono così giunti alla conclusione che non si può costringere il ricorrente a contribuire alla propria incriminazione. Multe inflitte contro questo principio violano la Convenzione dei diritti dell’uomo.

Il verdetto avrà conseguenze sulla prassi fiscale svizzera, ha indicato giovedì il Dipartimento federale delle finanze. Confederazione e cantoni dovranno riesaminare il dovere di collaborazione del contribuente. Per contro, le pene inflitte in virtù del diritto penale fiscale (multe, richiami, multe per sottrazione d’imposta, ecc.) non sono toccate dalla sentenza europea.

swissinfo e agenzie

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