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Lacune giuridiche nell’accordo tra Berna e Tripoli

L'accordo raggiunto dalla Svizzera per porre fine alla crisi con la Libia presenta lacune giuridiche, ritiene la ministra di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf. Dubbi anche sul tribunale che dovrà indagare sulla vicenda.

In visita a Tripoli, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz si era scusato con la Libia per il provvisorio arresto nel luglio 2008 a Ginevra del figlio del leader libico, Hannibal Gheddafi, e di sua moglie, entrambi accusati di maltrattamento da due domestici.

«Dal punto di vista giuridico – ha affermato Eveline Widmer-Schlumpf al domenicale Sonntag – in questo caso non ci si può scusare».

Secondo la consigliera federale, il viaggio di Merz era necessario, ma «le scuse dovranno essere discusse anche in Consiglio federale». L’esecutivo – ha aggiunto – deve inoltre ancora chiarire se è di sua competenza sottoscrivere l’accordo.

Agendo senza un mandato del Consiglio federale, ritengono gli esperti, Merz ha agito al di fuori delle sue competenze. La Costituzione non concede in effetti alcun potere particolare al presidente della Confederazione.

Widmer-Schlumpf esprime riserve anche nei confronti dell’istituzione di un tribunale arbitrale indipendente che dovrà far luce sul comportamento delle autorità ginevrine: «Capisco il malumore di Ginevra: la polizia ha agito nell’ambito delle sue competenze e il governo cantonale non ha rilevato nulla di irregolare».

Sul tema si sono espressi nel fine settimana anche altri membri del governo svizzero. Per Ueli Maurer, il presidente della Confederazione «ha agito bene». L’azione intrapresa da Merz, ha commentato Doris Leuthard, può costituire «una soluzione»: basta che i due svizzeri, trattenuti a Tripoli, possano far ritorno a casa.

La ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey – che si nasconde dietro un “no comment” – si è limitata a sottolineare che i due ostaggi svizzeri sono la sua «preoccupazione principale».

swissinfo.ch e agenzie

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