Come le scuole svizzere all’estero insegnano la democrazia
Da Pechino a Bogotá, passando per Catania e Milano, le 17 scuole svizzere all’estero si impegnano a trasmettere ai propri studenti e studentesse i valori democratici elvetici. Una sfida talvolta delicata nei Paesi in cui il contesto politico è molto diverso da quello svizzero. Il tema è stato al centro della conferenza annuale delle scuole svizzere all’estero, svoltasi questa settimana nel Canton Vallese.
“Le nostre scuole sono luoghi in cui la democrazia viene vissuta quotidianamente”, ha dichiarato Heinz Rhyn, presidente di educationsuisse, l’organizzazione ombrello delle scuole svizzere all’estero, aprendo la giornata ufficiale della conferenza tenutasi mercoledì 8 luglio a Visp, nel Canton Vallese.
Lo spirito critico, la capacità di giudizio e il rispetto per punti di vista differenti non vengono soltanto insegnati, ma messi in pratica ogni giorno, ha sottolineato Rhyn. Una missione – ha proseguito – “che assume un’importanza particolare in un contesto segnato da una crescente polarizzazione della società”.
L’educazione civica fa parte del programma delle 17 scuole svizzere all’estero, distribuite su tre continenti e in dieci Paesi. Tuttavia, il sistema democratico svizzero, nel quale cittadine e cittadini sono chiamati alle urne quattro volte all’anno, può apparire molto distante dalla realtà politica dei Paesi ospitanti.
La sfida è particolarmente evidente negli istituti che si trovano in Stati considerati autocratici o con tendenze autoritarie, come le scuole svizzere di Singapore, Pechino, Bangkok e Città del Messico. Anche in questi contesti il personale docente cerca di trasmettere i valori democratici agli allievi, pur affrontando alcuni temi con maggiore cautela.
A Pechino la democrazia si sperimenta fin dall’infanzia
Alla Scuola svizzera di PechinoCollegamento esterno, allievi e allieve fanno esperienza della partecipazione democratica già all’asilo. “Possono contribuire alla scelta dei giochi disponibili oppure votare su determinate attività di apprendimento”, spiega l’insegnante Carla Frehner.
L’educazione civica prosegue poi durante tutto il percorso scolastico. “Alla scuola primaria abbiamo un consiglio di classe che si riunisce ogni settimana per discutere diversi temi, comprese le regole scolastiche”, racconta Frehner.
In Cina, tuttavia, l’insegnamento della democrazia richiede particolare attenzione. “Non andrei in giro per le strade di Pechino dicendo che nella nostra scuola insegniamo la democrazia”, afferma l’insegnante. Pur non essendo soggetta alla censura diretta del regime cinese, la scuola affronta alcuni argomenti con prudenza per evitare di mettere in difficoltà le famiglie degli studenti e delle studentesse.
L’istituto è partner di una grande scuola internazionale il cui regolamento vieta esplicitamente la discussione in classe di temi geopolitici e di attualità. “Noi continuiamo comunque ad affrontarli, ma nel modo più possibile fattuale”, precisa Frehner.
Tra gli argomenti più sensibili figurano i diritti umani, tema sul quale la Cina è regolarmente criticata dalle organizzazioni internazionali. “Quando i nostri manuali affrontano questi temi, svolgiamo un intenso lavoro preparatorio. Valutiamo attentamente anche il materiale scritto da distribuire agli studenti e, in alcuni casi, privilegiamo il confronto orale”, spiega la docente.
>> Nel 2023 abbiamo incontrato Carla Frehner prima della sua partenza in Cina:
Altri sviluppi
Insegnare all’estero, una docente svizzera si stabilisce a Pechino
A Bangkok e Singapore la politica si impara nei parlamenti studenteschi
Le questioni sensibili cambiano da Paese a Paese. “In Thailandia non possiamo criticare la famiglia reale”, osserva Christian Vogel, direttore della Scuola svizzera di BangkokCollegamento esterno. Per consentire alla gioventù di fare esperienza diretta della democrazia, l’istituto ha creato un parlamento studentesco.
Lo stesso strumento viene utilizzato anche a SingaporeCollegamento esterno. “Ogni classe elegge per un anno un proprio rappresentante nel parlamento studentesco”, spiega la direttrice Rahel Eckert-Stauber. L’obiettivo è mostrare concretamente che l’impegno civico può produrre risultati tangibili.
Così, quando il parlamento ha segnalato la mancanza di spazi riservati negli spogliatoi della palestra, sono stati avviati lavori per adeguare le infrastrutture. “Inoltre, in passato il campanello che segnalava l’inizio e la fine delle lezioni non era udibile in una parte dell’edificio. Gli studenti arrivavano così regolarmente in ritardo, irritando i loro insegnanti. Il parlamento ha richiamato la nostra attenzione su questo problema e siamo riusciti a risolverlo”, racconta la direttrice.
La Scuola svizzera di Singapore si propone di aiutare i suoi circa 250 allievi e allieve a comprendere la democrazia e il funzionamento del sistema politico elvetico. In un ambiente caratterizzato da una grande diversità culturale, promuovere tolleranza e apertura è considerato essenziale. Anche l’attualità internazionale viene affrontata con sensibilità: “Abbiamo studenti russi e studenti ucraini, perciò dobbiamo prestare attenzione a come trattiamo la guerra in corso”, sottolinea la direttrice.
A Bogotá si simula il lavoro delle Nazioni Unite
In una democrazia elettorale come la Colombia, i valori democratici fanno già parte della vita pubblica. La Scuola svizzera di BogotáCollegamento esterno si concentra quindi soprattutto sulla spiegazione delle peculiarità della democrazia diretta svizzera ai suoi circa 800 studenti e studentesse. “Non vedono i propri genitori votare più volte all’anno come accade in Svizzera. In Colombia si va alle urne solo una volta ogni quattro anni per eleggere il presidente”, spiega il direttore Thomas Schwarb.
Le lezioni di storia forniscono le basi teoriche, mentre un comitato studentesco permette ad allievi e allieve di sperimentare la partecipazione politica. Durante il decimo anno scolastico, inoltre, gli studenti possono trascorrere quattro mesi in Europa, in Svizzera, Francia o Germania, visitando anche il Palazzo federale di Berna.
L’educazione civica assume anche una dimensione internazionale. “Ogni anno gli studenti del percorso di maturità partecipano a una simulazione delle Nazioni Unite organizzata dall’associazione SwissMUN”, spiega Thomas Schwarb. Rappresentando diversi Paesi, lavorano su temi come la povertà o i diritti delle donne e adottano infine una risoluzione comune.
Secondo Monika Waldis, direttrice del Centro per l’educazione alla cittadinanza della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale, l’educazione civica rappresenta una sfida per il personale docente in tutto il mondo. “Richiede una formazione solida e riflessiva. È una sfida pedagogica importante che necessita di risorse adeguate”, ha ricordato durante la conferenza. Una sfida che riguarda tanto le scuole in Svizzera quanto quelle presenti all’estero.
Articolo a cura di Samuel Jaberg
Traduzione dal francese di Daniele Mariani
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.