Laura Clemens: "Sono stata spesso confrontata con storie dei miei studenti che mi hanno fatto capire quanto possa essere difficile vivere e lavorare qui senza le sicurezze che ti dà l’accordo di libera circolazione." swissinfo.ch

Laura Clemens si è trasferita a Zurigo nel 2008 e in questa città ha trovato un lavoro stabile e ha creato famiglia. Lavora all'istituto ECAP di Zurigo come insegnante di tedesco per adulti e si sente ormai a casa nella città sulla Limmat.  Per questa cittadina tedesca, l’iniziativa dell'UDC "per un’immigrazione moderata", in votazione il 27 settembre, mostra il disagio di una parte della società elvetica rispetto alla presenza straniera in Svizzera. Un disagio che lei, a Zurigo, non ha però mai percepito direttamente.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 settembre 2020 - 10:00
Mattia Lento

Siamo nel quartiere 5 di Zurigo, un tempo epicentro industriale della città, oggi zona residenziale molto ambita. Laura Clemens ci dà appuntamento alla Neugasse 116 dove è situata una delle sedi di uno dei più grandi istituti di formazione per adulti, nato negli ambienti dell’immigrazione italiana 50 anni fa e diventato nel tempo un punto di riferimento formativo anche per altre comunità migranti presenti in Svizzera: l’ECAP.

Laura Clemens è una delle insegnanti dell’istituto. La sua parlata e il suo accento smontano subito lo stereotipo del tedesco come lingua dura, aspra, priva di musicalità: quando parla Clemens, la lingua di Goethe si fa melodia. Decidiamo di comunicare però in italiano e ci accorgiamo subito che la sua parlata è perfetta, priva di errori, con un lieve accento dell’Italia centro-meridionale che dice molto della sua biografia.

Precariato culturale

Nata e cresciuta nella zona di Colonia, Clemens, dopo una parentesi amburghese, si trasferisce a Roma per studiare letterature comparate. Dopo gli studi, si specializza nell'insegnamento del tedesco come seconda lingua e, in seguito, comincia una serie di esperienze nel mondo del teatro, dell’editoria e dell’insegnamento. Lavora a intermittenza come assistente alla regia per una compagnia teatrale con sede a Bruxelles, città dove si trasferisce per un breve periodo, e, nelle pause tra un incarico e l’altro, arricchisce il suo curriculum in diversi modi, senza mai trovare però un contratto stabile.

Tra le altre cose, partecipa in Polonia a un programma di scambio dell’Unione europea per docenti e fa esperienza come praticante nella prestigiosa casa editrice tedesca Suhrkamp. Grazie a questo praticantato, Laura Clemens si costruisce delle relazioni nel difficile mondo dell’editoria di lingua tedesca che la porteranno a Zurigo: "Sono venuta a conoscenza di un posto vacante nella casa editrice Kein & Aber, ho fatto di nuovo un anno di gavetta e alla fine sono riuscita a ottenere quello che sembrava un sogno: un contratto stabile e uno stipendio vero in una casa editrice rispettabile".

Purtroppo, la casa editrice entra in crisi dopo qualche tempo: "Ho lavorato quattro anni nella casa editrice, senza avvertire grandi differenze con l’ambiente di lavoro tedesco e trovandomi perfettamente a mio agio, ma poi è arrivata la crisi e la conseguente riduzione del personale".

Il mondo in una classe

L’esperienza acquisita le permettono senza nessun problema di trovare un lavoro in uno dei suoi campi di specializzazione: l’insegnamento del tedesco per adulti. "Nel 2012 ho trovato un posto di lavoro all'ECAP. Ritornare all'insegnamento è stato bellissimo. Ho dovuto seguire un’altra formazione specifica, ma non ho avuto alcun problema a inserirmi nel contesto professionale. Mi è subito piaciuta l’idea di formare persone con origini migratorie per dare loro più strumenti professionali e di vita, per renderle più autonome. Ho capito subito che il mio lavoro è fondamentale, necessario. Nelle mie classi è racchiuso un mondo, incontro persone tra loro molto differenti, e non solo per etnia, ma anche per livello professionale e culturale".

"Spesso i miei studenti sono costretti a vivere nella precarietà, nella paura di perdere il posto di lavoro ."

End of insertion

Molti dei suoi studenti non hanno un passaporto EU e questo la porta a confrontarsi con le difficoltà di chi non può usufruire dei diritti garantiti dall'accordo di libera circolazione tra Svizzera e Unione Europea: "Sono stata spesso confrontata con storie dei miei studenti che mi hanno fatto capire quanto possa essere difficile vivere e lavorare qui senza le sicurezze che ti dà l’accordo di libera circolazione o con l’impossibilità di portare le persone a te care grazie al ricongiungimento familiare facilitato. Spesso i miei studenti sono costretti a vivere nella precarietà, nella paura di perdere il posto di lavoro e questo è spesso un ostacolo alla loro integrazione, tutto questo è come un muro per loro. La sicurezza del soggiorno è un fattore importante e questa è garantita, per ora, soltanto ai cittadini europei".

Sentirsi bene

Laura Clemens a Zurigo si è innamorata di un cittadino italiano, che nel frattempo ha preso la cittadinanza svizzera, ed è madre di una bimba di 7 anni e di un bimbo di 2, anch'essi naturalizzati.

"Spero davvero che il popolo svizzero non decida di tornare indietro di anni."

End of insertion

A Zurigo si sente bene, ha una vita sociale molto piena e non le manca niente: "Qui mi trovo a mio agio. Zurigo è una città molto aperta e non ho mai avuto problemi con le persone che mi stanno attorno. A volte faccio fatica a comprendere la discrepanza tra i risultati alle urne e la mia personale esperienza. L’accettazione dell’iniziativa del 2014 'contro l’immigrazione di massa', simile a quella di quest’anno, è stata per me come una doccia fredda. Credo che la società svizzera nel suo complesso sia in parte ostile rispetto alla presenza straniera, forse c’è paura di perdere qualcosa, il lavoro prima di tutto. L'Udc sfrutta questa paura, la alimenta, e ne trae vantaggio. Sono però fiduciosa e spero davvero che il popolo svizzero non decida di tornare indietro di anni".

I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

Condividi questo articolo