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Le sanzioni a cittadini svizzeri e la delicata accusa di disinformazione

Jacques Baud
Il caso dell'ex ufficiale svizzero, sanzionato dall'UE a dicembre, sta suscitando grande attenzione. ©PHOTOPQR/LE DAUPHINE/Grégory YETCHMENIZA

Due cittadini svizzeri sono stati sanzionati dall'UE in relazione all'accusa di diffondere propaganda russa. Non è tuttavia del tutto chiaro quali siano i motivi precisi della misura né perché le sanzioni abbiano colpito proprio loro.

Nelle scorse settimane il caso di un ex ufficiale e agente dei servizi segreti svizzeri, sanzionato dall’Unione europea a dicembre, ha suscitato molto scalpore. In seguito a questa misura, Jacques Baud non può più viaggiare e i suoi conti bancari sono stati bloccati. Poiché vive a Bruxelles, subisce conseguenze più dure di quelle dei cittadini russi sanzionati.

L’attenzione per il caso Baud ha riportato alla ribalta anche la vicenda di Nathalie Yamb, cittadina con doppia nazionalità svizzera e camerunese soggetta a sanzioni già dalla scorsa estate.

Yamb, che risiede nell’Africa occidentale, continua a godere a differenza di Baud di una certa libertà di movimento. Ad agosto, l’influencer ha ringraziato su Instagram il leader del Niger per averla nominata consulente speciale e averle procurato un passaporto diplomatico, che Yamb ha utilizzato da allora, tra l’altro, per una visita ufficiale in Venezuela.

Intervento dell’ambasciatrice svizzera

I due interessati si sentono abbandonati dalla Svizzera, che tuttavia non ha adottato le sanzioni. Secondo la NZZ am Sonntag, il 9 gennaio 2026 l’ambasciatrice svizzera è intervenuta a Bruxelles a favore dei suoi due cittadini.

Diverso è il caso del terzo cittadino svizzero presente nella lista delle sanzioni dell’UE. Artem Yurievich Chaika, uomo d’affari e consigliere del leader ceceno Ramzan Kadyrov, residente in Russia, è sottoposto a sanzioni adottate nel 2023 anche dalla Svizzera.

Artem Yurievich Chaika
L’uomo d’affari sanzionato Artem Yurievich Chaika è cittadino svizzero e russo. Marsel Badykshin

Il divieto di viaggio e le sanzioni finanziarie contro Chaika fanno parte tuttavia delle sanzioni UE nel contesto della guerra contro l’Ucraina.

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Yamb e Baud sono invece presi di mira da un altro pacchetto di sanzioni, che riguarda le minacce ibride della Russia.

Quando il giornalismo giustifica le sanzioni?

Nel 2024 l’UE ha approvato un regolamentoCollegamento esterno in materia: chiunque sia coinvolto in “misure o strategie” che “sono attribuibili al Governo russo e che minano la democrazia, lo Stato di diritto, la stabilità o la sicurezza” in uno Stato o in un’organizzazione internazionale, non potrà più entrare nel territorio dell’UE.

Le “misure” menzionate nel regolamento si riferiscono verosimilmente soprattutto a sabotaggio e disinformazione.

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Ma proprio l’accusa di disinformazione conduce inevitabilmente in una zona grigia: la disinformazione è l’informazione falsa o fuorviante diffusa intenzionalmente, non l’informazione fallace in sé. Affinché la diffusione di informazioni false diventi disinformazione, è quindi necessaria un’intenzione. Inoltre, la libertà di stampa è particolarmente protetta: dove finisce la libertà di espressione e dove si trova il confine oltre il quale diventa una minaccia ibrida tale da giustificare sanzioni che intralciano pesantemente la vita delle persone colpite? Le sanzioni hanno effetto immediato, le persone colpite possono ricorrere alle vie legali, ma i ricorsi richiedono tempo.

Il canale Telegram della “Signora di Sochi”

Nathalie Yamb utilizza ancora oggi l’etichetta “La Signora di Sochi”, come hashtag o per il suo canale Telegram . Qui diffonde decine di migliaia di post sull’attualità, secondo criteri di rilevanza arbitrari. All’inizio di marzo 2022, pochi giorni dopo l’inizio della guerra di aggressione russa in Ucraina, ha pubblicato diversi post su una risoluzione contro il “neonazismo” inoltrata dalla Russia all’ONU.

In uno dei post ha sottolineato il fatto che gli Stati Uniti e l’Ucraina sono gli unici Paesi che hanno votato contro. Poi ha notato che proprio i Paesi che hanno imposto sanzioni alla Russia si sono astenuti sulla risoluzione. Un’altra volta ancora ha scritto che si tratta di una “casta di Paesi occidentali razzisti che nascondono i fatti e la verità agli africani”.

Nathalie Yamb
L’influencer Nathalie Yamb si presenta sui social media con l’hashtag “LaDameduSochi”. Twitter/Nathalie Yamb

I post dell’attivista panafricana saltano all’occhio. Così come la sua posizione sulle sanzioni contro altri: nel 2024 ringrazia su Telegram il Governo del Mali per aver imposto sanzioni contro chi sostiene l’Ucraina, “considerando ogni sostegno all’Ucraina come un sostegno al terrorismo internazionale”.

Alla NZZ am Sonntag Yamb ha dichiarato: “Metto già abbastanza a rischio la mia vita, la lotta tra Ucraina e Russia non mi riguarda affatto”. Alla luce dei suoi post per la community, l’affermazione dell’influencer dà tuttavia adito a molti dubbi.

L’UE accusa Nathalie Yamb di avere legami con l’AFRIC

Nella motivazione ufficiale dell’UECollegamento esterno per le sanzioni contro Yamb, l’UE cita non solo il suo sostegno alla Russia, ma anche i suoi “legami specifici con AFRIC, un’organizzazione collegata a società militari private russe”. L’AFRIC faceva parte di una campagna del defunto leader mercenario Evgenij Prigožin. Yamb nega questi legami, non solo nella NZZ am Sonntag, ma anche, da anni, nei messaggi rivolti ai suoi follower. Afferma di essere stata invitata all’AFRIC una sola volta.

La motivazione delle sanzioni va quindi oltre la semplice espressione della sua opinione. In qualità di collaboratrice del regime del Niger, salito al potere nel 2023 con un colpo di Stato militare contro un presidente democraticamente eletto, l’UE avrebbe un secondo quadro di riferimento per le sanzioni contro Yamb: l’UE ha un regolamento per le sanzioni contro il GovernoCollegamento esterno nigerino, ma fino a oggi non ha inserito nessuna persona nella lista delle sanzioni.

Il passato militare di Jacques Baud

Il caso Baud è diverso: a lui viene rimproverato di apparire sui media russi e di fungere da “portavoce” della propaganda filorussa. È facile trovare una sua apparizione sul canale Telegram di Sputnik International.

È il numero 57 nella listaCollegamento esterno delle persone soggette a sanzioni. La motivazione contro il numero 58 è molto simile: anche lui, un francese, è un ex militare. Probabilmente il background militare ha un ruolo rilevante. Baud si presenta come esperto e analista militare. Nel suo libro The Russian Art of War: How the West led Ukraine to defeat, pubblicato nel 2024, non solo usa l’espressione “operazione speciale”, usata dalla propaganda russa per parlare della guerra di aggressione contro l’Ucraina, ma ne spiega anche dettagliatamente le ragioni. Come se si trattasse solo una questione terminologica, mentre il fatto che in Russia chi parla di guerra finisce in prigione è taciuto.

In The Russian Art of War non ci sono sfumature. Le sanzioni occidentali sono un’opportunità per la Russia, che inevitabilmente vincerà la guerra: questo è l’argomento principale del  libro. “La ragione principale del successo della Russia è che la conosciamo solo attraverso i pregiudizi e la cecità in cui ci hanno rinchiuso le nostre “élite” e i nostri giornalisti”, scrive Baud.

Il caso  Baud è particolare in quanto l’UE non gli rimprovera alcun legame istituzionale con la Russia, a parte le apparizioni televisive. A differenza di Yamb, che era già stata sanzionata dalla Francia, Baud ­- che intende impugnare le sanzioni dinanzi alla Corte europea – non ha mai subito misure analoghe. La decisione sul caso dell’ex militare svizzero suscita perciò molta attenzione.

La Svizzera non ha adottato il pacchetto di sanzioni per la destabilizzazione

Anche il Segretariato di Stato dell’economia (SECO), responsabile del regime sanzionatorio, attende con interesse l’udienza principale presso la Corte di giustizia dell’Unione europea a Strasburgo. Un portavoce ha dichiarato a Swissinfo che il Dipartimento svizzero dell’economia non ha sottoposto le sanzioni dell’UE relative alle minacce ibride della Russia al Consiglio federale per una decisione sul loro recepimento in Svizzera. E questo “per ragioni giuridiche e politiche”.

Cosa significa? A una nuova richiesta di chiarimenti, il portavoce ha risposto: “Ai sensi della legge sull’embargo, la Confederazione può emanare misure coercitive per applicare sanzioni volte al rispetto del diritto internazionale, in particolare dei diritti umani”. Secondo il Dipartimento dell’economia svizzero, i “criteri di inclusione nel regime sanzionatorio dell’UE relativo alle minacce ibride” soddisferebbero solo in parte tale scopo. “È quanto confermato recentemente da casi singoli”, afferma il portavoce.

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Non è chiaro se la SECO includa anche Yamb e Baud tra questi casi singoli.

Secondo il portavoce, in Svizzera la priorità continua ad andare alle sanzioni relative alla guerra in Ucraina. È interessante notare che il termine “disinformazione” compare decine di volte anche nelle motivazioni delle sanzioni adottate dalla Svizzera, che riguardano persone e organizzazioni nicaraguensi, birmane, libiche, bielorusse, ma soprattutto russe. Si tratta di funzionari governativi, uomini d’affari, responsabili di canali di propaganda di Stati non occidentali. Il legame con i regimi sanzionati è per lo più evidente.

Tuttavia, in alcuni casi isolati, anche le motivazioni delle sanzioni svizzere appaiono arbitrarie.

Il critico letterario russo Maxim Zamshev è membro del Consiglio presidenziale per la società civile e i diritti umani, un organo del Governo russo. Le sanzioni contro il redattore capo della Literaturnaya Gazeta sono motivate dal fatto che “ha sostenuto l’invasione russa e ha diffuso propaganda e disinformazione sulla guerra”. Zamshev vive in un Paese in cui molti intellettuali sostengono pubblicamente la guerra. Non è chiaro perché lui sia stato sanzionato e altri no.

Potete anche leggere la nostra analisi sul perché la disinformazione diffusa a livello internazionale è un problema di sicurezza per la Svizzera:

Altri sviluppi

A cura di Balz Rigendinger/dos/gm

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