Energia in Svizzera, la fattura miliardaria del conflitto in Medio Oriente
L’aumento globale del prezzo del petrolio a causa del conflitto mediorientale ha reso più costoso importare combustibili fossili. Per la Svizzera, i costi energetici aggiuntivi potrebbero ammontare a quasi 5 miliardi di franchi all’anno, secondo un ricercatore.
L’escalation militare nel Golfo Persico sta facendo lievitare i prezzi dei carburanti e dei combustibili fossili. La crisi energetica ha pesanti ripercussioni anche per le famiglie e per l’economia in Svizzera.
Chi viaggia in automobile o riscalda la casa con energie fossili sente direttamente gli effetti della guerra in Medio Oriente: il diesel ha superato i 2 franchi al litroCollegamento esterno – non succedeva dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina – e la benzina è aumentata di oltre 20 centesimi dall’inizio di marzo. A subire gli incrementi più consistenti sono il cherosene, il cui prezzo è più che raddoppiato dall’inizio delle operazioni militari, e l’olio da riscaldamento, passato da 100 a 150 franchi per 100 litri.
>> La Svizzera non importa direttamente petrolio dal Golfo persico, ma subisce le conseguenze dell’aumento dei prezzi sui mercati energetici, come spieghiamo qui:
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Petrolio e gas in Svizzera, approvvigionamento sicuro nonostante il conflitto in Medio Oriente
Se i prezzi di benzina, diesel, olio da riscaldamento, cherosene e gas naturale restassero per un anno ai livelli del 23 marzo, i costi energetici aggiuntivi per i consumatori e le consumatrici in Svizzera ammonterebbero a 4,9 miliardi di franchi, scrive sul suo profilo LinkedInCollegamento esterno Cyril Brunner, ricercatore del Politecnico federale di Zurigo (ETH). È giunto a questa cifra tenendo conto degli aumenti di prezzo ed estrapolando le spese su un consumo annuale, ha spiegato al Tages-AnzeigerCollegamento esterno.
In media, ciò corrisponderebbe a 1’200 franchi per economia domestica, stima Brunner. Dei 4,9 miliardi di franchi, 570 milioni resterebbero in Svizzera, mentre 4,3 miliardi finirebbero all’estero, alle aziende fornitrici di petrolio e gas. A titolo di paragone, dopo l’invasione russa dell’Ucraina la fattura delle importazioni di combustibili fossili era cresciuta di circa 3 miliardi di franchi.
Per Cyril Brunner, le cifre mettono in risalto la vulnerabilità creata dalla dipendenza dai combustibili fossili. “Una Svizzera meno dipendente dalle energie fossili sarebbe meno esposta a questo tipo di crisi geopolitiche”.
La Svizzera acquista all’estero la totalità dei combustibili fossili che consuma, non potendo contare su risorse proprie. I prodotti derivati dal petrolio e il gas coprono più della metà del fabbisogno energetico nazionale, come illustra questo grafico:
Più mezzi pubblici con la benzina a oltre 2 franchi
La Svizzera è uno dei Paesi dove le bollette di elettricità e gas incidono meno sul bilancio mensile delle famiglie. Lo stesso vale anche per i prodotti petroliferi. Ciononostante, la popolazione rimane molto sensibile al prezzo della benzina e del diesel, secondo Vincent Kaufmann, professore di sociologia urbana e di analisi della mobilità al Politecnico federale di Losanna.
Un aumento dei prezzi nelle stazioni di servizio si ripercuote innanzitutto su chi ha un budget limitato, ha spiegato Kaufmann al quotidiano La LibertéCollegamento esterno. “Tra queste persone, osserviamo dei cambiamenti nelle abitudini. Vi è ad esempio un aumento della condivisione della vettura”.
Se il prezzo della benzina dovesse superare i 2 franchi e rimanere a questo livello per sei mesi, è possibile che alcune persone rinuncino all’automobile in favore dei trasporti pubblici, sostiene Kaufmann. “Ciò è tanto più vero per i tragitti brevi, dove lo sviluppo di comunità tariffarie alleggerisce la spesa”.
La Svizzera si è impegnata a eliminare gradualmente le energie fossili e a portare avanti la transizione verso le fonti rinnovabili. All’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30) oltre 80 Paesi – tra cui la Svizzera – hanno chiesto una tabella di marcia chiara per l’uscita dai combustibili fossili.
Al contempo, la Svizzera resta fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas, soprattutto per i trasporti e il riscaldamento degli edifici.
Questa serie analizza la dipendenza energetica della Svizzera e il suo rapporto, per certi versi ambiguo, con le fonti fossili nel contesto internazionale.
Svizzera abituata a un prezzo basso della benzina
Il Touring Club Svizzero (TCS) relativizza l’impatto dell’aumento del prezzo del carburante in Svizzera: si torna a livelli che erano noti oltre un decennio or sono, ha fatto presente Moreno Volpi, membro del comitato direttivo dell’organizzazione, in un’intervista alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTSCollegamento esterno.
“In realtà i consumatori si sono abituati a un prezzo relativamente basso negli ultimi due anni, perché si è arrivati a 1,50 franchi al litro. Oggi si ritrova un livello che corrisponde a quello che abbiamo conosciuto fra il 2010 e il 2015”, ha spiegato, ricordando che dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il prezzo aveva toccato anche i 2,20 franchi.
Secondo Volpi, però, oggi a pesare maggiormente non è tanto il prezzo raggiunto, quanto piuttosto la rapidità con cui è aumentato.
La guerra frena l’economia svizzera
Le spese aggiuntive per gli spostamenti in auto, il riscaldamento degli edifici e i viaggi aerei non sono gli unici costi della guerra: indirettamente il conflitto in Medio Oriente fa anche crescere l’inflazione e frena la crescita economica in Svizzera.
L’incremento dei prezzi nel 2026, inizialmente pronosticato allo 0,3%, dovrebbe attestarsi allo 0,6%, secondo gli economisti e le economiste dell’istituto BAK Economics. “L’aumento rimarrà ben al di sotto dei livelli registrati all’estero, ma la variazione sarà comunque sensibile per gli standard svizzeri, in particolare a causa della progressione dei costi dell’energia e delle importazioni”, scriveCollegamento esterno il BAK.
Più contenuto l’impatto sulla crescita: il prodotto interno lordo salirà nel 2025 dello 0,8%, a fronte dello 0,9% stimato in precedenza. Per il 2027 la previsione passa da 1,5% a +1,4%.
Le ripercussioni della guerra sull’economia svizzera (TG RSI, 20 marzo 2026):
A cura di Reto Gysi von Wartburg
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