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Ambiente: la Svizzera non è più tra i primi

In materia di energie rinnovabili, in Svizzera c'è ancora molto da fare (foto: Suisse Eole)

La protezione dell'ambiente avanza a stento nella Confederazione? Dopo essere stato tra i paesi all'avanguardia, la Svizzera sembra aver perso slancio.

Ecologia e sviluppo duraturo sono due termini molto ricorrenti, ma questi temi non sono più una priorità a livello politico.

«Senza obiettivi ambientali supremi, sono convinto che non riusciremo a raggiungere lo sviluppo duraturo al quale aspiriamo». Affascinanti parole quelle pronunciate lo scorso 7 febbraio dal presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, in apertura del forum dell'ONU dei ministri dell'ambiente a Dubai.

Ma alle parole corrispondono dei fatti? Da alcuni recenti esempi si potrebbe dubitarne.

Centesimo per il clima

A inizio febbraio, l'associazione Agenda 21 locale – che coordinava le attività di sviluppo duraturo svolte in diversi comuni svizzeri – si è vista costretta a cessare le sue attività dopo che la Confederazione ha cancellato le sue sovvenzioni.

Alcuni giorni prima, la commissione dell'ambiente del Consiglio nazionale aveva dal canto suo proposto di rispedire al Governo il progetto di tassa sul CO2 ed aveva optato per l'introduzione del cosiddetto «centesimo per il clima» sui combustibili fossili, come ad esempio l'olio da riscaldamento.

A detta di molti, però, la soluzione adottata dalla commissione difficilmente permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra ed in particolare di anidride carbonica.

A questi due esempi se ne potrebbero aggiungere molti altri: pressioni sempre più forti sulla pianificazione del territorio e sul diritto di ricorso di cui possono avvalersi le organizzazioni ambientaliste, tendenza a voler attenuare le restrizioni in materia di protezione delle acque...

Si sta marciando sul posto

Secondo il segretario centrale di Pro Natura Otto Sieber, la Svizzera sta marciando sul posto in materia di protezione dell'ambiente.

«Dopo il no del popolo svizzero all'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992 abbiamo paragonato i sistemi di protezione dell'ambiente in Svizzera e nei paesi dell'Unione Europea e ci siamo resi conto che la Svizzera era molto più in avanti», spiega Sieber. «Due anni fa ci siamo posti le stesse domande e abbiamo constatato che l'Unione Europea ha fatto passi da gigante e in alcuni campi – come ad esempio la protezione della biodiversità – ha ampiamente superato la Svizzera».

Ricercatrice presso il centro di ecologia umana e di scienze ambientali dell'Università di Ginevra e autrice di uno studio sul processo di decisione in Svizzera in materia di politica climatica, Karin Ingold è dello stesso avviso: «Sviluppo duraturo ed ecologia non sono più una priorità né della politica né dell'economia».

«Negli ultimi anni – aggiunge – i politici hanno sempre più tendenza a pensare unicamente alle prossime scadenze elettorali e i temi a lungo termine sono passati in secondo piano»

Tre fattori

Anne-Cathérine Menétrey, consigliera nazionale vodese dei Verdi, spiega queste tergiversazioni con tre fattori.

«In una situazione economica caratterizzata da un'assenza di crescita, l'ambiente appare come un lusso. Inoltre, il maggior peso della corrente neoliberale in parlamento fa sì che l'economia soverchi l'ambiente. Infine, molti hanno l'impressione che in Svizzera si sia già fatto molto in materia ambientale e che ora è necessario concentrarsi su altri temi».

Una prudenza che contrasta con l'intraprendenza mostrata da alcune imprese. «Alcune ditte sono molto più attive del mondo politico per quanto concerne lo sviluppo duraturo», afferma Karin Ingold. «Vi è certamente una questione di immagine, ma credo che abbiano capito i vantaggi – ad esempio in termini di risparmio energetico – che possono avere applicando dei principi di sviluppo duraturo».

Necessari segnali politici

La ricercatrice del Centro di ecologia umana e di scienze dell'ambiente è comunque convinta che senza segnali politici difficilmente verranno fatti dei passi avanti: «Le imprese di trasporto, ad esempio, non hanno mai fatto nulla. Solo quando è planata la minaccia della tassa sul CO2 si sono unite ed hanno avanzato la controproposta del centesimo per il clima».

Malgrado i segnali negativi, Otto Sieber rimane fiducioso: «L'ecologia non figura più tra le principali preoccupazioni degli svizzeri, ma la popolazione ha sempre dimostrato di essere pronta a pagare per aver un ambiente in buona salute e anche dal Parlamento qualche indicazione positiva è uscita, come ad esempio la volontà di creare nuovi parchi nazionali e regionali».

In materia ambientale, inoltre, le contingenze possono cambiare in maniera molto rapida: «È triste da dire e di certo non me lo auguro – conclude il segretario di Pro Natura – ma basta una catastrofe, e lo si è visto in passato con Bhopal o Chernobyl, per far sì che la questione ecologica torni di nuovo in primo piano».

swissinfo, Daniele Mariani

Fatti e cifre

Per rispettare quanto stipulato dal Protocollo di Kyoto, la Svizzera si è impegnata a ridurre del 10% entro il 2012 le emissioni di anidride carbonica rispetto ai valori del 1990.

Nel 1990 in Svizzera sono state emesse 41,09 milioni di tonnellate di CO2.

Nel 2004 41,35 milioni di tonnellate.

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In breve

Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 stipulate dall'accordo di Kyoto, in Svizzera è prelevata una tassa pari a 1,5 centesimi (il cosiddetto "centesimo climatico") su ogni litro di benzina e diesel.

La misura è stata proposta dall'industria petrolifera, dagli ambienti automobilistici e dall'industria dei trasporti per evitare l'introduzione di una tassa sul CO2. Questo provvedimento dovrebbe generare un introito di circa 100 milioni di franchi annui, mentre i proventi della tassa sul CO2 erano stimati a 650 milioni all'anno.

Il Governo propone di applicare la tassa sul CO2 sui combustibili fossili (olio da riscaldamento, gas naturale...) ma recentemente la commissione dell'ambiente del Consiglio nazionale ha optato per un "centesimo climatico bis" da applicare pure su queste fonti energetiche.

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