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Un mezzo blindato

Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

un'inchiesta esterna durata tre anni ha fatto luce sullo scandalo di frode che ha coinvolto Ruag. Gli investigatori hanno passato al vaglio oltre sei milioni di documenti. Il rapporto pubblicato oggi mostra che le irregolarità all'interno del gruppo della difesa controllato dalla Confederazione sono molto più gravi di quanto emerso finora.

Buona lettura!

Il consigliere federale Martin Pfister.
Keystone / Peter Schneider

Danni milionari, affari opachi e controlli inefficaci: un’inchiesta indipendente rivela che le irregolarità all’interno di Ruag, il gruppo della difesa controllato dalla Confederazione, sono molto più gravi di quanto fosse noto finora. 

L’indagine ha riguardato affari conclusi dal 2002, tra cui la vendita di carri armati Leopard 1 e Leopard 2 e dei relativi pezzi di ricambio. “Il rapporto d’inchiesta si legge come un thriller economico”, scrive il Tages-Anzeiger. L’indagine esterna, affidata a uno studio legale, è durata quasi tre anni e ha comportato l’analisi di oltre sei milioni di documenti. Oggi Ruag ha presentato i risultati. “Nel gruppo della difesa si sono verificate diverse gravissime violazioni degli obblighi e possibili illeciti”, scrive la NZZ. I giornali del gruppo CH Media aggiungono che “l’elenco delle irregolarità è lungo e dà l’impressione di un’azienda usata da alcuni dirigenti come un self-service”. 

Ruag ha ora intentato una causa civile per circa 51 milioni di euro di risarcimento danni contro dieci persone e ha inoltre sporto diverse denunce penali per amministrazione infedele, falsificazione di documenti e violazione del segreto di fabbrica o commerciale. 

Jürg Rötheli, presidente del consiglio d’amministrazione dallo scorso anno, definisce i fatti “inaccettabili”. Anche il consigliere federale Martin Pfister, intervenuto oggi davanti ai media, ha condannato “con la massima fermezza” quanto accaduto. Le violazioni, ha detto, sono “gravi” e compromettono la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti di Ruag. Per il Dipartimento federale della difesa, già confrontato con una serie di polemiche negli ultimi mesi, si tratta di un ulteriore colpo. 

Zurigo vista dall'alto
Keystone / Ennio Leanza

Negli ultimi anni sempre più persone in Svizzera si sono ritrovate a vivere sotto lo stesso tetto. Non per scelta. A causa degli affitti elevati e della scarsità di alloggi disponibili, decine di migliaia di persone hanno rinviato il progetto di un’abitazione propria.  

I giovani adulti restano più a lungo a casa dei genitori, alcune coppie separate continuano a convivere e la quota di under 34 che vivono da soli è diminuita. È quanto emerge da un nuovo studio della società di consulenza immobiliare Wüest Partner. 

Tra il 2023 e il 2025 ogni nuovo nucleo familiare riuniva in media 2,1 persone, contro 1,65 prima dell’attuale crisi abitativa. Secondo Wüest Partner, negli ultimi tre anni la formazione di circa 20’000-30’000 nuclei familiari è stata rinviata. La domanda di alloggi, tuttavia, non è scomparsa. “Non appena torneranno a esserci più abitazioni disponibili, riemergerà con forza”, scrive la NZZ. 

La scarsità dell’offerta e i prezzi elevati producono anche un altro effetto: spingono molte persone fuori dai grandi centri urbani. Il Canton Zurigo, ad esempio, perde ogni anno circa 3’500 residenti netti a favore di altri cantoni, soprattutto dell’Argovia. Una dinamica simile si osserva anche nella Svizzera romanda: dal Canton Vaud ci si trasferisce verso Friburgo e il Vallese, mentre molte persone si spostano da Ginevra al Canton Vaud. 

Ciò non significa però che città come Zurigo si stiano svuotando. “Mentre una parte della popolazione locale si sposta nelle regioni limitrofe, arrivano dall’estero lavoratori altamente qualificati”, osserva la NZZ. La pressione sul mercato degli alloggi rimane quindi elevata.

Manifesti a favore della nuova legge sugli armamenti.
Keystone / Peter Schneider

Quanto spendono sostenitori e oppositori nelle campagne in vista delle votazioni federali? 

Oggi il Controllo federale delle finanze ha pubblicato i budget dichiarati per gli oggetti sottoposti al voto il prossimo 29 novembre. 

La legge impone di dichiarare le campagne che superano i 50’000 franchi di spesa. Devono inoltre essere resi noti i contributi individuali superiori a 15’000 franchi. 

Tra gli oggetti in votazione, la legge sul materiale bellico concentra gli investimenti maggiori: sono stati dichiarati complessivamente 3,63 milioni di franchi, di cui circa tre milioni da parte dei sostenitori. Solo il fronte favorevole dispone quindi di quasi la metà dell’intero volume finanziario dichiarato per le votazioni di novembre, pari a 6,56 milioni di franchi. 

Per l’oggetto riguardante il finanziamento della tredicesima rendita AVS, gli oppositori prevedono spese per oltre un milione di franchi, mentre i sostenitori dispongono di 581’000 franchi.  

Situazione opposta per l’iniziativa sui fuochi d’artificio: i promotori hanno dichiarato un budget di 875’000 franchi, contro i 100’000 franchi degli oppositori. 

Sostanziale equilibrio, infine, sull’iniziativa del Centro contro la penalizzazione del matrimonio: entrambe le parti dispongono di circa 150’000 franchi. 

David Hasselhoff posa davanti alla sua Supercar.
Keystone/DPA/Jörg Carstensen

Siete appassionati di Supercar? Allora potrebbe valere la pena fare tappa a Zurigo il 7 novembre, quando la celebre K.I.T.T. sarà messa all’asta al Grand Hotel Dolder. 

Negli anni Ottanta diverse Pontiac Firebird Trans Am del 1982 furono trasformate nella celebre auto parlante della serie televisiva. Alcune vennero utilizzate per le riprese, altre per eventi e tour promozionali. L’esemplare che David Hasselhoff portò con sé durante il tour europeo del 1987 appartiene da 27 anni al musicista lucernese Urs Kunz. 

Quando acquistò l’auto da una casa discografica, però, le sue condizioni erano tutt’altro che ideali. Non a causa di uno stunt fallito, bensì perché il veicolo era stato rubato in Italia e gravemente danneggiato dai ladri. “L’auto era parcheggiata sotto un abete a Cham ed era ricoperta di aghi”, racconta Kunz. “Negli anni Ottanta ero un fan sfegatato della serie. Acquistarla è stato un colpo di cuore”. 

Nel corso degli anni Kunz ha fatto restaurare il veicolo con grande cura e oggi K.I.T.T. è di nuovo perfettamente funzionante, compreso il celebre sistema vocale. Non può però circolare sulle strade svizzere: alcune caratteristiche, tra cui il particolare volante e i gruppi ottici posteriori modificati, non soddisfano i requisiti di omologazione. 

Il 7 novembre l’auto cambierà probabilmente proprietario. Kunz spera tuttavia che resti in Svizzera, magari trovando posto al Museo dei trasporti di Lucerna.

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