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“La Svizzera è un membro parziale dell’Unione Europea”, afferma lo storico André Holenstein

Due persone, bandiera dell'UE
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno firmato il pacchetto di accordi in marzo. Keystone / Peter Klaunzer

La Svizzera è stata storicamente plasmata dalle grandi potenze che la circondano ed è ben lontana dall’essere un Paese indipendente che può contare unicamente sulle proprie forze. È quanto sostiene lo storico André Holenstein, secondo il quale, nel dibattito parlamentare sugli accordi con l’UE, la retorica del campo sovranista risulta fuorviante.

Il Consiglio degli Stati ha concluso l’esame del pacchetto di accordi con l’Unione Europea (UE) e il dossier passa ora al Consiglio nazionale. Il fronte sovranista, guidato dall’Unione democratica di centro (UDC), fa ricorso a una retorica che mette in scena l’indipendenza della Svizzera di fronte ai “diktat di Bruxelles” e ai “giudici stranieri”, mette in guardia contro una presunta “sottomissione all’Europa” e denuncia un’”ingerenza delle istituzioni europee”.

Secondo André Holenstein, tuttavia, l’idea di una Svizzera indipendente che può fare affidamento soltanto su sé stessa non trova riscontro nella storia. A suo avviso, il dibattito sugli accordi con l’UE “soffre di una percezione distorta”.

“La Svizzera, l’antica Confederazione ma anche la Svizzera moderna, è un Paese sospeso tra, da un lato, l’apertura verso il mondo e verso l’Europa, soprattutto sul piano commerciale, e una connessione al resto del mondo attraverso i flussi migratori, spiega lo storico. Dall’altro lato, esiste un immaginario molto radicato di ripiegamento su sé stessa, fondato sull’idea che il nostro Paese sia sempre sopravvissuto grazie ai propri mezzi e alle proprie forze”.

Il coautore del libro La Svizzera nel cuore dell’Europa – Una storia fra apertura e ripiegamentoCollegamento esterno ricorda che la Confederazione è, di fatto, fortemente integrata nell’UE. “Attraverso diverse votazioni democratiche, la Svizzera ha scelto di integrarsi nel mercato unico europeo. Siamo un membro parziale dell’UE”, afferma Holenstein. Va ricordato che la Confederazione è tra i membri fondatori dell’Associazione europea di libero scambio (AELS).

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Forgiata dall’esterno

Per lo storico è quindi logico che una tale vicinanza comporti anche degli obblighi. “Se vogliamo far parte di questo mercato comune, è ovvio che dobbiamo rispettarne le regole. È un principio molto semplice. Parlare di contratto coloniale o di contratto di sottomissione significa rifiutare di vedere la questione per quello che è”.

Holenstein si spinge anche oltre. Nel suo libro sostiene che la Svizzera sia una nazione forgiata anche dalla volontà delle potenze straniere e che non sia mai stata pienamente sovrana. “Quanto accaduto tra il 1798 e il 1848 è stato decisivo per la formazione della Svizzera moderna. Prima, durante l’Ancien Régime, esisteva un corpo elvetico composto da 13 piccole repubbliche, accomunate soprattutto dall’interesse a non trasformarsi in una nazione, così da preservare il massimo grado di autonomia”.

Quei cinquant’anni furono segnati da numerose crisi politiche, da guerre tra i cantoni e dalle interferenze delle grandi potenze vicine. “L’estero ha contribuito in modo determinante a fare della Svizzera ciò che sarebbe diventata nel 1848”, osserva lo storico.

A titolo di esempio cita l’invasione francese e la creazione della Repubblica Elvetica nel 1798. “Questi eventi segnano la fine di molti elementi fondamentali dell’Ancien Régime. Non esisteranno più territori soggetti e, almeno in linea di principio, le ex terre soggette verranno poste sullo stesso piano degli antichi Cantoni”.

Uno Stato cuscinetto

“Bisogna inoltre ricordare, prosegue Holenstein, che fu Napoleone a creare nel 1803 sei nuovi Cantoni, tra cui Vaud, Ticino, Turgovia e San Gallo. Questi cantoni devono a Napoleone, e non ai confederati, la loro sovranità cantonale e il riconoscimento come membri a pieno titolo della Confederazione”.

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Lo storico ricorda infine il ruolo centrale del Congresso di Vienna del 1815 nell’istituzione della neutralità svizzera. “Anche in questo caso furono le potenze straniere a riconoscere, in un certo senso, l’indipendenza della Svizzera. Ritenevano che questo piccolo Paese nel cuore dell’Europa, grazie alla sua neutralità, potesse contribuire alla nuova architettura di sicurezza del continente. La Svizzera fungeva da Stato cuscinetto tra la Francia e l’ex Impero austriaco, offrendo un contributo essenziale alla pace e alla sicurezza europee”.

“Tutto ciò, conclude Holenstein, serve a ricordare quanto l’influenza esterna abbia avuto un ruolo determinante nella transizione tra il 1798 e il 1848, un periodo durante il quale la Svizzera impiegò molto tempo per trovare una nuova forma istituzionale e un nuovo equilibrio”.

Tradotto dal francese e verificato da Daniele Mariani

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