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Il nuovo Kunsthaus di Zurigo riqualificato in una lega internazionale?

Keystone / Christian Beutler

Il Kunsthaus di Zurigo sta vivendo un momento topico: a breve sarà inaugurata l’estensione dei suoi spazi espositivi e il concorso per l’assunzione della nuova direzione, operativa a partire dal 2022, è in pieno corso. Con questa ripartenza di spessore riuscirà a posizionarsi sulla scena internazionale? swissinfo.ch ne ha discusso con curatrici e curatori di altri rinomati musei d’arte in Svizzera e all’estero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 novembre 2020 - 11:00
Deborah Keller

Massiccia e monumentale, ma di un’eleganza intrigante: così si presenta l’estensione del Museo d’arte di Zurigo (il Kunsthaus)Link esterno, progettata dall’architetto di grido David Chipperfield. Il parallelepipedo si erge compatto sull’Heimplatz, di fronte al nucleo storico del museo, e attraverso aperture strette e verticali tra lesene che si innalzano ritmicamente, accompagna lo sguardo sino all’interno del nuovo tempio dell’arte.

La nuova sala per gli eventi del Kunsthaus di Zurigo. Juliet Haller

Il luccichio dorato del portone in ottone sembra simboleggiare la promessa legata alla nuova struttura: lo spazio espositivo sarà raddoppiato, la collezione permanente verrà arricchita dalle pregiate opere private di Emil Georg BührleLink esterno (1890–1956), una sala per banchetti e un ricco programma di accompagnamento renderanno la rinnovata struttura «il museo d’arte più grande e dinamico della Svizzera»Link esterno, consolidando tra l’altro la sua reputazione internazionale.

Le gallerie d’arte di Zurigo hanno già risposto presente: chi se lo può permettere si è infatti installato lungo la Rämistrasse, un rettilineo ideale che fa da tramite tra il Kunsthaus e il lago. Negli ultimi due anni la città ha infatti assistito al trasferimento di una mezza dozzina di galleristi e all’apertura di nuove filiali, come Lange + Pult o Eva Presenhuber.

Inaugurazione in dicembre

Il Museo d’arte di Zurigo aprirà i battenti della sua nuova ala al pubblico ad inizio dicembre: dopo la consegna delle chiavi da parte della direzione dei lavori alla fondazione Zürcher Kunsthaus, il fine settimana del 12 e 13 dicembre si potrà ammirare l’architettura dei nuovi spazi. L’arte traslocherà più tardi: per i prossimi mesi di aprile e maggio è prevista una serie di eventi in anteprima con visite guidate e spettacoli. La presentazione dell’edificio completamente allestito è invece in calendario per l‘autunno 2021, seguita, nel corso del 2022, dal passaggio del testimone dal direttore in carica Christoph Becker (*1960) alla persona che vincerà il concorso di assunzione attualmente in corso. All’orizzonte del Kunsthaus si profila quindi un futuro ricco di novità, che tra gli addetti ai lavori risveglia anche aspettative, desideri e interrogativi.

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Il fascino degli impressionisti

Sia il Museo d’arte stesso che il pubblico specializzato attendono con impazienza la presentazione della collezione Emil Bührle. «Finalmente la collezione Bührle avrà tutto lo spazio che si merita», afferma entusiasta Bice Curiger, già curatrice visionaria e di lunga data del Kunsthaus e attualmente direttrice della Fondation Vincent Van Gogh ad ArlesLink esterno. E Philipp Kaiser, bernese di nascita ed ex direttore del Museo Ludwig a ColoniaLink esterno che oggi vive a Los Angeles e nel 2017 aveva curato il Padiglione svizzero alla Biennale di VeneziLink esternoa, commenta: «Mi rallegro specialmente di poter riammirare i capolavori di Cézanne e Gauguin.»

Ampliamento del Kunsthaus di Zurigo: sale con la Collezione Emil Bührle, 2° piano, rappresentazione non vincolante del 2019. David Chipperfield Architects

La collezione di capolavori dell’Impressionismo di Emil Georg Bührle è stata custodita in una villa alla periferia di Zurigo fino al 2015. All’interno dell’ala Chipperfield avrà un suo spazio dedicato, così come la collezione di arte moderna Merzbacher, che si aggiunge alle opere del Kunsthaus.

Christoph Becker, direttore del Kunsthaus di Zurigo. Kunsthaus Zürich, Franca Candrian

Un’altra collezione privata, quella di Hubert Looser incentrata su lavori degli anni 1960, sarà invece maggiormente integrata nella collezione permanente del museo.

I nuovi prestiti permanenti e in particolare quelli della Fondazione Bührle hanno avuto un ruolo fondamentale nella gestazione del nuovo edificio: «Sin dall’inizio l’ampliamento del Kunsthaus ha puntato a un netto salto di qualità della sua collezione», spiega Christoph Becker, che ha seguito le tappe della progettazione del nuovo edificio sin dalle prime idee nel 2001. È quindi stato un momento cruciale quando nel 2012, facendo seguito ad una prima dichiarazione d’intenti del 2006, è stato concluso un accordo con la Fondazione Bührle.

Philipp Kaiser, curatore indipendente, Los Angeles. Pro Helvetia / Ennio Leanza

Tuttavia, nell’opinione pubblica la prevista integrazione, messa in ombra dai loschi affari del fabbricante di armi ed estimatore d’arte Bührle, ha ripetutamente scatenato un acceso dibattito. Nel frattempo le ricerche sulla provenienzaLink esterno delle opere sono molto avanzate ed è appena stato pubblicato uno studio esaustivo sulla storia della collezioneLink esterno. Per la storia dell’arte l’importanza di questa raccolta è indiscussa: il Kunsthaus, oltre a Parigi, si può ora fregiare della collezione di Impressionismo e Postimpressionismo più significativa d’Europa rafforzando, secondo la narrazione dello stesso Museo d’arte zurighese, il proprio prestigio a livello internazionale. 

Rein Wolfs: un «balzo quantistico» per Zurigo

Da noi interpellati, numerosi addetti ai lavori in musei svizzeri e all’estero concordano con questa previsione. Rein Wolfs, da fine 2019 direttore dello Stedelijk Museum di AmsterdamLink esterno, osserva tuttavia che numerose istituzioni in Europa si contendono l’attenzione del pubblico con collezioni di prim’ordine. Parla comunque di un «balzo quantistico, anche rispetto a Basilea» e alla sua carismatica offerta culturale, nei confronti della quale negli ultimi anni la città sulla Limmat era parsa piuttosto moscia.

Rein Wolfs, direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Tomek Dersu Aaron

Negli anni d’oro di Zurigo, attorno al 1990, Wolfs aveva assunto la carica di direttore fondatore del nuovo Museo Migros di arte contemporanea e conosce quindi molto bene la scena locale. Christina Végh, nata a Zurigo e oggi direttrice della Kunsthalle BielefeldLink esterno, ritiene che specialmente all’inizio l’interesse e la curiosità internazionale per la collezione Bührle e la nuova ala museale saranno elevati. Rileva tuttavia che: «alla fine, l’importante sarà come gestire la collezione a lungo termine, ben sapendo che l’immobilismo non è mai stato un buon consigliere.»

Ampliamento del Kunsthaus di Zurigo: a sinistra le scale, a destra l'ingresso. Juliet Haller

Passaggio del testimone in tempi di rinnovamento

A questo punto entra in gioco la futura direzione, poiché è chiaro a tutti che un «museo del XXI secolo» così come voluto dal team di Becker, non si crea semplicemente con nuove opere e ampliando gli spazi espositivi. Josef Helfenstein, che si era trovato in una situazione analoga nel 2016 quando stava per assumere la direzione del Museo d’arte di BasileLink esternoa, non la definisce né una benedizione, né una maledizione. «Le cose stanno come stanno», esordisce e prosegue: «Penso che l’importane sia non sottovalutare i costi di gestione. Per noi a Basilea sono stati un problema». Dagli scambi avuti con il collega Christoph Becker ne deduce tuttavia che il Kunsthaus di Zurigo si sia occupato di questo elemento sin dall’inizio, come conferma lo stesso direttore ancora in carica.

Tobia Bezzola punta invece il dito su un altro aspetto. Il direttore del MASI di LuganoLink esterno ha lavorato come curatore del Kunsthaus dal 1995 al 2012, contemporaneamente a Curiger. Con l’inaugurazione della nuova struttura, la direzione porterà a compimento un progetto la cui pianificazione ha preso il via venti anni fa, afferma Bezzola. Le audizioni organizzate nel 2001 con esperti internazionali si basavano sulla visione di un «Kunsthaus Zürich 2010». Diversi fattori, tra cui il ricorso inoltrato nel 2013 contro la licenza edilizia dalla fondazione lucernese Archicultura, hanno causato dei ritardi, rammenta. Non è quindi chiaro se ci si possa ancora riferire all’idea originale, elaborata in una fase di boom economico. «Nel frattempo il mondo è cambiato», prosegue. A suo parere la nuova direzione dovrà innanzitutto affrontare l’accattivante sfida di capire quale sarà la miglior destinazione del nuovo complesso museale.

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Il museo va promosso in una lega superiore

Uno dei compiti principali della nuova direzione sarà quello di posizionare al meglio la struttura, operazione di cruciale importanza per il richiamo internazionale e l’annunciata dinamicità e attualità tematica, sottolineano anche gli esperti stranieri da noi interpellati. Secondo Christina Végh, un’istituzione di queste dimensioni deve sviluppare una spiccata sensibilità per le tematiche del momento ed agire da apripista piuttosto che seguire la corrente.

Christina Végh, direttrice della Kunsthalle Bielefeld. Veit Mette

In passato c’è stato un periodo in cui il Kunsthaus di Zurigo militava in questa lega. Ad esempio con le grandi mostre allestite dal curatore indipendente Harald SzeemannLink esterno negli anni 1980 e 1990, che infrangevano regolarmente i canoni artistici, o quelle di Bice Curiger, testimonianze di un acuto spirito di osservazione che sapeva cogliere la virulenza dell’arte e del suo tempo. Negli ultimi dieci, quindici anni Zurigo «ha perso molto del suo vigore e del suo smalto», commenta Philipp Kaiser. «Per la nuova direzione si tratta di una situazione di partenza oltremodo stimolate sia per posizionarsi che per vivacizzare la scena locale».

Bice Curiger, direttrice della Fondation Vincent Van Gogh, di Arles (Francia). Gaetan Bally 

Che possibilità per le candidature svizzere?

Il comitato che selezionerà la nuova direzione lascia perlomeno intendere che il candidato o la candidata ideale dovrà avere sia spiccate capacità manageriali che un notevole bagaglio di conoscenze ed esperienze. Oltre che a cinque rappresentanti della Zürcher Kunstgesellschaft (l’ente promotore dell’istituzione) e all’artista svizzera Pipilotti RistLink esterno, il comitato comprende Achim Borchardt-Hume, curatore responsabile della Tate Modern di Londra,Link esterno Philipp Demandt, direttore del Städel MuseumLink esterno, Liebieghaus SkulpturensammlungLink esterno e della Schirn KunsthalleLink esterno di Francoforte sul Meno, e Sheena Wagstaff, direttrice del programma Modern and Contemporary Art al Metropolitan Museum di New YorkLink esterno.

La parte tecnica del comitato è decisamente «anglosassone», rileva il direttore dello Stedellijk Rein Wolfs. Rimane da vedere se in un contesto come questo ci sarà spazio per candidature svizzere. Il fatto che oltre a direttori e direttrici si siano interpellati anche addetti molto più addentro all’attività quotidiana di un museo, indica che le capacità curatoriali hanno un forte peso nel processo di selezione.


Josef Helfenstein, direttore del Kunstmuseum di Basilea. Lucia Hunziker

Autonomia e radicamento nel territorio

Come per l’allestimento dei nuovi spazi, anche per il processo decisionale bisogna portare un po’ di pazienza: inizialmente si era pensato alla primavera del 2021, ma a causa della pandemia e delle restrizioni agli spostamenti è probabile che la procedura slitti di qualche mese. Fino ad allora si accettano tesi, desideri e speranze.

Secondo Tobia Bezzola, direttore del MASI, in questo momento di scissione tra passato e futuro, è molto importante che chi assume la direzione del museo abbia uno stile di conduzione molto comunicativo, trasparente, proattivo e unificante.

Tobia Bezzola, direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana MASI, Lugano. Museo d’arte della Svizzera italiana MASI

A Bice Curiger piacerebbe «qualcuno che abbia fiducia nel pubblico zurighese, lo apprezzi e soprattutto lo sappia stuzzicare». E aggiunge: «Con la fiducia in se stessi e nella propria unicità non occorre riproporre in miniatura ciò che vien fatto altrove per ravvivare il cosiddetto richiamo internazionale.»

Anche Philipp Kaiser sottolinea l’importanza dell’autonomia e del radicamento nel territorio: «Alla fine chi prenderà il timore dovrà farlo a Zurigo.» Per la città sulla Limmat ha una persona in mente, coraggiosa e con una visione curatoriale artistica. Doti simili sono auspicate da Christina Végh: «caparbietà e carattere.» Se il comitato di selezione cavalcherà la stessa onda, su Zurigo spirerà presto un bel vento di rinnovamento e la città potrà persino sperare di rivivere i suoi anni d’oro.

Ampliamento del Kunsthaus di Zurigo: sale per collezioni d'arte, 1 ° piano, rappresentazione non vincolante del 2019. David Chipperfield Architects


12/13 dicembre 2020: fine settimana di porte aperte per visitare la nuova ala

10 aprile 2021: festa danzante, seguita da manifestazioni in anteprima con spettacoli, visite guidate in aprile/maggio 2021

9/10 ottobre 2021: apertura dell’intera struttura del nuovo Kunsthaus su ambo i lati di Heimplatz

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