The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Quando i genitori sviluppano farmaci per salvare i figli

bambino tra le braccia della mamma
I test genetici hanno rivelato che Erik è affetto da ASNSD, una malattia ultra-rara che causa problemi neurologici. Aylin Elci, Swissinfo

Un numero sempre maggiore di genitori, ignorati dall’industria farmaceutica, si sta dedicando personalmente allo sviluppo di farmaci per le malattie ultra-rare dei propri figli e figlie. Una coppia svizzera racconta cosa li aiuta a mantenere viva la speranza.

Il 2 febbraio 2025 è stato il giorno più spaventoso della vita di Mariann Vegh. Lei e il figlio Erik, di soli cinque mesi, erano appena rientrati da una passeggiata nel quartiere a Trélex, nellA Svizzera occidentale. Il piccolo dormiva tranquillo nella sua carrozzina, ma al risveglio ha iniziato ad avere delle forti convulsioni, faticando a respirare. All’arrivo dell’ambulanza la crisi era finita, ma Mariann non dimenticherà mai la sensazione di impotenza che le aveva fatto provare.

“Sono passati solo otto minuti prima che arrivassero i servizi di emergenza, ma mi sono sembrati un’eternità”, racconta a Swissinfo la donna, direttrice marketing di un’azienda che opera nel settore della salute di consumatori e consumatrici. “Sento ancora la mia voce chiamare disperata Erik”.

Nelle due settimane successive, durante il ricovero in ospedale, il piccolo ha avuto altre crisi epilettiche, per cui l’équipe medica ha effettuato una serie di esami per individuarne la causa. Gli esami del sangue e la risonanza magnetica non hanno evidenziato alcuna anomalia.

La risposta è arrivata due mesi dopo, quando dei test genetici hanno rivelato che Erik è affetto da deficit dell’asparagina sintetasi (ASNSD)Collegamento esterno, una rara malattia ereditaria causata da una mutazione del gene ASNS che provoca gravi problemi neurologici. La malattia è recessiva, per cui vuol dire che sia Mariann sia suo marito Balázs Karancsi hanno trasmesso al figlio il gene mutato.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “rare” le malattie che colpiscono al massimo una persona su 2’000: negli Stati Uniti questo si traduce in meno di 200’000 persone per patologia.

Le persone che soffrono di malattie rare nel mondo sono circa 300 milioni, ovvero una su 17, ma, se considerate singolarmente, ciascuna di queste malattie ha un numero molto limitato di pazienti. In Svizzera si stima che le persone affette da malattie rare siano circa 500’000 su una popolazione di nove milioni di abitanti.

Per indicare malattie ancora meno comuni si fa sempre più ricorso ai termini “malattie nano-rare” o “ultra-rare”. In alcuni casi, secondo l’associazione senza scopo di lucro n-LoremCollegamento esterno, la mutazione genetica è comune ad appena una manciata di persone.

Il personale medico che ha seguito Erik non aveva mai avuto a che fare con l’ASNSD. Internet riportava solo 40 casi di diagnosi della malattia nel mondo, nessuno dei quali in Svizzera. Le poche pubblicazioni in meritoCollegamento esterno riguardavano bambini o bambine morti prima di compiere un anno.

La malattia non ha cura. I medici ritengono che Erik, che ora ha 16 mesi, sia affetto da una forma più lieve, per cui può assumere farmaci antiepilettici per ridurre il numero di crisi, ma la prognosi della malattia è comunque sfavorevole. Nel lungo termine può portare a cecità, gravi ritardi nello sviluppo e, nei casi più gravi, alla morte.

Mariann però ha deciso di non arrendersi.

“Il responso dei medici mi aveva tolto quasi ogni speranza”, RICORDA. “Dicevano che non c’era nulla da fare perché non riuscivano a trovare informazioni sulla malattia, ma in realtà non è così. Io ho risposto che non avrei mollato”.

La donna ha inviato circa 200 e-mail a medici, genitori di bambini e bambine affetti da malattie rare e a chiunque nella sua rete potesse saperne qualcosa.

I genitori di Erik erano convinti che fosse possibile sviluppare una cura, ma hanno capito di non poter aspettare che fossero altri a farlo.

bambino in ospedale
I medici hanno condotto una serie di esami per capire cosa causasse le crisi epilettiche di Erik, ma non hanno riscontrato nulla di anomalo. Mariann Vegh

“Si arriva al punto in cui si inizia a credere di poter davvero sviluppare un farmaco da soli”, dicono.

La coppia ha creato l’ASNSD Research AssociationCollegamento esterno per trovare altre persone affette dalla malattia, raccogliere fondi e centralizzare la ricerca. Ad aiutarli è intervenuta Roxane van Heurck, genetista presso gli Ospedali Universitari di Ginevra, che ha riunito esperti ed esperte per identificare diversi progetti di ricerca.

I due hanno iniziato anche a frequentare corsi sullo sviluppo di farmaci, incontrare scienziati e scienziate e contattare altre famiglie online, il tutto senza mai smettere di prendersi cura di Erik e del figlio maggiore, Mark. In più, devono affrontare un numero sempre maggiore di pratiche assicurative e spese mediche, per cui stanno cercando di raccogliereCollegamento esterno 500’000 franchi per avviare la ricerca.

Il loro obiettivo? Sviluppare una terapia genica in grado di correggere o sostituire il gene ASNS difettoso.

genitori con bambino piccolo
Mariann e Balázs stanno cercando di raccogliere 500’000 franchi per avviare la ricerca su una terapia genica per l’ASNSD. Aylin Elci, Swissinfo

La palla passa ai genitori

Il percorso intrapreso da Mariann e Balázs, sebbene comune negli Stati Uniti, è invece insolito in molte altre parti del mondo.

Secondo gli esperti ed esperte intervistati da Swissinfo, in Svizzera non sono molti i pazienti o responsabili delle terapie che abbiano provato a sviluppare autonomamente un farmaco per una malattia rara. Tra genitori sempre più disperati per la mancanza di cure, però, l’interesse per questo tipo di approccio è in crescita, grazie anche al maggiore accesso ai finanziamenti dato da piattaforme come GoFundMe e alle nuove scoperte in campo medico.

Delle oltre 7’000 malattie rare conosciute, che colpiscono almeno 300 milioni di persone in tutto il mondo, solo il 5% dispone di una terapia approvataCollegamento esterno. Tra queste, molte riguardano malattie rare “comuni” come la fibrosi cistica.

Le malattie nano o ultra-rare, che colpiscono meno di cento pazienti, vengono invece largamente ignorate dalle aziende farmaceutiche. “Se la tua malattia colpisce solo una persona su 100’000, come nel caso dell’ASNSD, le aziende farmaceutiche non se ne interessano”, spiega Mariann.

La terapia genica mira a correggere un gene difettoso o a sostituirlo con uno sano per curare una malattia o aiutare il corpo a combatterla. La Food and Drug Administration statunitense ha approvato la prima terapia di questo genere nel 2017.

Con l’arrivo sul mercato di nuove tecnologie come la terapia genica, però, i genitori hanno più speranze di ottenere trattamenti e persino cure. Un esempio? Zolgensma, una terapia genica per l’atrofia muscolare spinale.

“La terapia genica sta cambiando il paradigma”, afferma Bernard Schneider, responsabile della struttura dedicata alla terapia genica della Fondazione Bertarelli presso il Politecnico di Losanna (EPFL), che lavora con i genitori di Erik. “Un tempo queste terapie erano considerate troppo rischiose, ma negli ultimi anni ne abbiamo consolidato la sicurezza e abbiamo imparato che possono funzionare”.

Nel 2016, al figlio di Christine R. è stata diagnosticata la sindrome FOXG1, una rara malattia genetica dello sviluppo neurologico causata da una mutazione del gene FOXG1. All’epoca ne erano stati segnalati solo cento casi in tutto il mondo.

Come Mariann, anche Christine, che vive nella Svizzera occidentale, ha deciso di prendere in mano la situazione: “Un gruppetto di genitori condivideva la profonda convinzione che nessuno avrebbe mai studiato quel gene se non ci avessimo pensato noi per primi”, dice a Swissinfo.

Così ha contattato Olivier Menzel, un biologo molecolare svizzero che nel 2010 aveva creato la Fondazione BLACKSWAN a sostegno delle malattie rare. Insieme hanno creato un quadro di riferimento per la ricerca sul FOXG1, istituendo, tra le altre cose, un comitato scientifico consultivo e un sistema di gestione dei finanziamenti.

medicina da banco
I genitori di bambini e bambine affetti da malattie rare stanno facendo più della maggior parte dei genitori che si prendono cura di un figlio malato. Oltre a questo, stanno raccogliendo fondi per la ricerca. Aylin Elci, Swissinfo

Ben presto Christine è stata affiancata da Anouk Brunschwiler, un’altra madre svizzera alle prese con la diagnosi del figlio. Insieme hanno affrontato il difficile compito di finanziare la ricerca.

“L’idea di chiedere soldi mi terrorizzava”, racconta Christine. “Fortunatamente viviamo in un Paese con risorse considerevoli”.

Con l’aiuto di Google Maps, la donna ha individuato diverse grandi tenute sui laghi svizzeri e inviato lettere personali a proprietari e proprietarie. Tra coloro che hanno risposto, una persona si è interessata da vicino alla sua storia, elargendo una generosa donazione.

Combinata alla raccolta fondi organizzata da Anouk e all’iniziativa di un padre in Francia, la sua iniziativa ha contribuito a raccogliere poco più di 800’000 franchi per avviare la ricerca. Nel 2017, le madri statunitensi Nasha Fitter e Nicole Johnson hanno fondato la FOXG1 Research FoundationCollegamento esterno, basata sulla prima ricerca finanziata dall’Europa.

La fondazione, che ha raccolto più di 17 milioni di dollari (13,5 milioni di franchi), si è trasformata in un’organizzazione globale senza scopo di lucro guidata dai genitori e sta lavorando alla prima terapia genica per la sindrome FOXG1. Il suo laboratorio vanta venti scienziati e scienziate dedicati solo a quello ed è sulla buona strada per iniziare le sperimentazioni cliniche nel 2026.

“Nelle malattie rare non esiste competenza. Le uniche persone con esperienza nel campo sono pazienti e genitori.”

Olivier Menzel, biologo molecolare

E non è un caso isolato. Gruppi guidati dai genitori come la PACS2 Research FoundationCollegamento esterno e la SCN8A International AllianceCollegamento esterno attirano i migliori ricercatori e ricercatrici, collaborano alla stesura di studi sottoposti a peer-review e forniscono indicazioni scientifiche a genitori e medici su come gestire le malattie di cui si occupano. Alcuni, come la Mila’s Miracle Foundation for Batten Disease negli Stati Uniti, sono addirittura riusciti a far approvare le proprie terapie.

I gruppi di ricerca guidati da pazienti o genitori sono ora attori legittimi nella ricerca scientifica e nello sviluppo di farmaci, spiega Olivier Menzel: “Nelle malattie rare non esiste competenza. Le uniche persone con esperienza nel campo sono pazienti e genitori, che vivono questa realtà giorno dopo giorno. Nessuno farebbe ricerca nel settore se non fossero loro a portarla avanti”.

Raccolte fondi infinite

Nonostante l’entusiasmo e l’impegno dei genitori e il crescente interesse del mondo della ricerca, raccogliere fondi è tutt’altro che facile, soprattutto per gli studi clinici volti a testare i farmaci sui e sulle pazienti.

Le aziende private, che di solito intervengono in questa fase dello sviluppo dei farmaci, hanno abbandonato i programmi di terapia genica a causa delle vendite contenute e delle pressioni normative contro i prezzi elevati.

>> Leggi: Il momento della verità per le terapie geniche

La fondazione FOXG1 sta cercando di raccogliereCollegamento esterno 12 milioni di dollari per completare le sperimentazioni cliniche per la sua terapia genicaCollegamento esterno in forma indipendente, dopo che un’azienda biotecnologica statunitense ne ha interrotto lo sviluppo a causa dei costi elevati e della scarsa redditività.

I gruppi guidati dai genitori non possono richiedere finanziamenti pubblici come il National Institutes of Health statunitense o il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica perché non fanno parte del mondo scientifico. Perciò dipendono interamente dagli istituti di ricerca, che però hanno le loro priorità.

“L’unica possibilità è rivolgersi a donatori e donatrici privati”, dice Roxane van Heurck.

maglietta per la raccolta fondi
Mariann e Balázs hanno organizzato diverse raccolte fondi nella loro comunità. Aylin Elci, Swissinfo

Queste organizzazioni hanno maggiore successo negli Stati Uniti perché lì esistono reti consolidate che le mettono in contatto con grandi finanziatori, e molti filantropi e filantrope sovvenzionano la scienza e l’innovazione. Nel 2019, la Chan Zuckerberg Initiative, fondata dal CEO di Meta Mark Zuckerberg e da sua moglie Priscilla Chan, ha istituito il Rare As One Project per sostenere la ricerca sulle malattie rare condotta dai pazienti, erogando sovvenzioni per un totale di oltre 30 milioni di dollari a circa 94 gruppi di pazienti.

La situazione in Europa è più difficile: “Qui dobbiamo convincere la gente che stiamo facendo qualcosa di concreto, che non si tratta di una truffa”, afferma Gosia Kosla, che ha fondato la PACS2 Research Foundation in Polonia quando a sua figlia è stata diagnosticata la sindrome PACS2, un disturbo dello sviluppo neurologico.

In Svizzera, “la gente tende a donare a organizzazioni che conosce, in particolare in caso di catastrofi come gli tsunami”, dice Olivier Menzel. “Le donazioni per la ricerca sulle malattie rare sono molto scarse, anche perché lo sviluppo di farmaci richiede molto tempo e comporta notevoli rischi”.

>> Leggi: Che fine ha fatto il farmaco più costoso al mondo?

La battaglia di Erik

Mariann e Balázs sono pienamente consapevoli del difficile percorso che li attende e del fatto che non vi è alcuna garanzia di riuscire a sviluppare una terapia genica in tempo per salvare la vita del figlio.

Oggi le crisi di Erik sono sotto controllo grazie all’aiuto di farmaci antiepilettici, ma il piccolo non ha raggiunto le tappe dello sviluppo tipiche per la sua età: “Abbiamo un eccellente team di supporto”, spiega Mariann. “Ma dobbiamo fare il possibile per arrestare il progredire della malattia”.

foto di due ragazzi
Mariann frequenta corsi sullo sviluppo dei farmaci, incontra scienziati e entra in contatto con altre famiglie online, il tutto mentre si prende cura di Erik e del loro figlio maggiore, Mark. Aylin Elci, Swissinfo

La famiglia ha un piano di ricerca che comprende diversi progetti, tra cui il riutilizzo di terapie esistenti che potrebbero offrire ad Erik delle opzioni a breve termine, e sta facendo progressi.

L’ASNSD Research Association è stata accettata nel Genetic Therapy Accelerator Centre dell’University College di Londra, che sta esplorando sia una terapia genica, sia una tecnica chiamata oligonucleotidi antisenso (ASO)Collegamento esterno.

Inoltre, l’associazione collabora con diversi ricercatori e ricercatrici in Svizzera (tra cui Roxane van Heurck e Bernard Schneider, nonché Théo Ribierre della NeuroNA Human Cellular Neuroscience Platform di Ginevra) che stanno utilizzando le cellule di Erik per creare un modello del suo cervello su cui testare diverse terapie.

La famiglia ha lanciato una campagna di crowdfundingCollegamento esterno con cui ha raccolto il 65% dei 500’000 franchi necessari per la ricerca che, si spera, fornirà i dati necessari per richiedere sovvenzioni più consistenti.

“I tempi sono cambiati”, rileva van Heurck. “Cinque anni fa non potevamo fare nulla per i genitori di bambini e bambine affetti da malattie ultra-rare. Ma la tecnologia ha fatto enormi progressi. Il settore è in evoluzione”.

A cura di Nerys Avery/vm

Traduzione di Camilla Pieretti

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR