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Borodin rifiuta per la terza volta di parlare a Ginevra

Sorride l'ex-eminenza grigia del Cremlino sotto l'era Eltsin Keystone

L'ex-tesoriere del Cremlino Pavel Borodin si è presentato per la terza volta martedì pomeriggio al Palazzo di giustizia di Ginevra, per dar seguito alla convocazione inviatagli dal giudice istruttore Daniel Devaud.

Il funzionario russo, accusato di riciclaggio di denaro, ha nuovamente rifiutato di rispondere alle domande del magistrato. L’udienza nell’ufficio del giudice Davaud si è svolta alla presenza di altre tre persone – due banchieri e un avvocato – coinvolte nella vicenda. Il proprietario della Mabetex Behgjet Pacolli non era invece stato convocato.

Come annunciato dal suo legale ginevrino Dominique Poncet, Borodin è rimasto silenzioso per tutta la durata dell’incontro. Un’altra udienza contradditoria si svolgerà domani; con ogni probabilità durerà l’intera giornata.

Lasciando il Palazzo di giustizia, Borodin ha invece rilasciato una breve dichiarazione ai giornalisti russi che lo aspettavano. Secondo loro, l’attuale segretario dell’Unione russo-bielorussa ha dichiarato di non comprendere le ragioni della sua presenza a Ginevra, ritenendo di aver già risposto alla magistratura russa. In tre ore – ha precisato – il giudice Devaud gli ha rivolto soltanto due domande.

Pavel Borodin è accusato di aver riciclato bustarelle di un importo di 30 milioni di dollari, versategli dalle imprese ticinesi Mabetex e Mercata in cambio dell’assegnazione dei lavori di restauro del Cremlino. Incarcerato a Ginevra in aprile, l’ex-tesoriere del Cremlino è stato liberato dopo alcuni giorni in cambio di una cauzione di cinque milioni di franchi.

swissinfo e agenzie

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