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Secondo tentativo per un’assicurazione sanitaria svizzera destinata alla diaspora 

Radiologia moderna all’Ospedale universitario di Losanna: una parte della cittadinanza all'estero torna in Svizzera per farsi curare in caso di problemi di salute, il che comporta dei costi.
Radiologia moderna all’Ospedale universitario di Losanna: una parte della cittadinanza all'estero torna in Svizzera per farsi curare in caso di problemi di salute, il che comporta dei costi. Keystone / Cyril Zingaro

La richiesta non è nuova, ma oggi si arricchisce di nuovi argomenti: molte persone emigrate dalla Svizzera vorrebbero poter mantenere un'assicurazione sanitaria svizzera. Un nuovo postulato riporta ora la questione sotto la Cupola federale. 

Se l’assicurazione sanitaria è obbligatoria per chi vive in Svizzera, altrettanto inevitabile è la sua cessazione quando si lascia il Paese. Chi si trasferisce all’estero deve infatti disdire la propria assicurazione sanitaria e stipularne una nuova nel Paese di residenza. 

Chi emigra in un Paese dell’Unione Europea (UE) o dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) trova spesso una copertura equivalente grazie agli accordi in materia di sicurezza sociale. Dove questi accordi mancano, però, assicurarsi diventa rapidamente molto costoso per le persone più anziane, se non addirittura impossibile in presenza di patologie pregresse. 

La pressione della comunità svizzera in Thailandia 

Tra le destinazioni preferite dai pensionati e dalle pensionate svizzere figurano Thailandia, Brasile e Filippine. In particolare in Thailandia, l’immigrazione delle persone in pensione è agevolata, ma l’accesso all’assicurazione sanitaria pubblica è loro precluso. Chi desidera essere coperto in caso di malattia deve quindi rivolgersi ad assicurazioni private, che sono molto selettive. Le persone anziane devono pagare premi elevati e chi soffre già di una malattia difficilmente viene accettato. 

Non sorprende quindi che proprio dalla comunità svizzera in Thailandia provenga da anni la maggiore pressione per modificare questa situazione. Secondo chi si fa promotore della richiesta, infatti, verrebbe violato il principio di solidarietà. 

L’idea è la seguente: il sistema svizzero dell’assicurazione malattia si basa sul fatto che una generazione giovane, con costi sanitari contenuti, contribuisca a finanziare le spese mediche e ospedaliere di una generazione più anziana. Questo principio consente di mantenere invariati per tutta la popolazione i premi dell’assicurazione obbligatoria di base, indipendentemente dall’età o da eventuali malattie pregresse. 

“Se però una persona ha pagato i premi per decenni e perde la copertura assicurativa nel momento in cui emigra, questo principio viene meno”, afferma Josef Schnyder, che rappresenta gli interessi della comunità svizzera in Thailandia. 

Primo tentativo fallito per pochi voti 

La consigliera nazionale del Centro Elisabeth Schneider-Schneiter rilancia ora la questione. Non è la prima volta: già nel 2023 aveva presentato un postulato in tal senso al Consiglio nazionale, ma fu respinto di strettissima misura.

Con un nuovo postulatoCollegamento esterno, la deputata chiede ora al Consiglio federale di esaminare e illustrare come sia possibile garantire un’assicurazione malattia alle persone emigrate che hanno versato premi per molti anni.

Membro del Consiglio degli svizzeri all’estero, Schneider-Schneiter si batte da tempo anche a favore delle istanze dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE). Nella motivazione del postulato scrive: “L’attuale legge sull’assicurazione malattie è entrata in vigore nel 1996 e non tiene sufficientemente conto della crescente mobilità internazionale”.

La consigliera nazionale chiede inoltre al Governo di valutare quali risparmi finanziari tali soluzioni potrebbero generare per il sistema sanitario e delle assicurazioni sociali svizzero.

Le persone emigrate alleggeriscono il sistema 

I costi – e gli eventuali risparmi – rappresentano in effetti una delle maggiori incognite. Basta osservare il sistema delle assicurazioni sociali, in particolare le prestazioni complementari, destinate a chi non riesce a coprire il minimo vitale con la sola rendita AVS. 

Da un punto di vista puramente teorico si può calcolare che la Confederazione “risparmi” circa 880 milioni di franchi all’anno, poiché gli svizzeri e le svizzere all’estero e gli ex lavoratori e lavoratrici stranieri rientrati nei loro Paesi non percepiscono queste prestazioni. Il calcolo presuppone che la quota di persone pensionate beneficiarie di prestazioni complementari sia la stessa tra chi vive in Svizzera e chi risiede all’estero. 

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La cifra di 880 milioni di franchi resta quindi ipotetica. Acquista però maggiore rilevanza se si considera un altro elemento: molti pensionati e pensionate emigrati rientrano in Svizzera quando insorgono gravi problemi di salute, poiché vengono automaticamente riammessi all’assicurazione di base. In questi casi la Confederazione sostiene dei costi, dato che queste persone hanno diritto anche alle prestazioni complementari. 

Il turismo sanitario costa molto di più 

I costi si ripercuotono però anche sul sistema sanitario, in particolare sulle casse malati. I pensionati e le pensionate che tornano in Svizzera per ricevere cure mediche appartengono infatti statisticamente alla fascia d’età con le spese sanitarie più elevate. “Chi vive all’estero alleggerisce quindi il sistema svizzero”, afferma Josef Schnyder, “soprattutto sul piano dei costi sanitari”. È il suo argomento principale, ma non l’unico. Schnyder sottolinea anche che le persone pensionate emigrate riducono la pressione sulle case di riposo e sulle strutture di cura svizzere. 

Ha inoltre confrontato il costo di interventi medici e di alcuni farmaci in Svizzera e in Thailandia. Il risultato è netto e poco sorprendente: in Svizzera tutto costa di più. “Una soluzione assicurativa per gli svizzeri e le svizzere all’estero ridurrebbe il turismo sanitario legato ai rientri e alleggerirebbe il sistema sanitario svizzero”, sostiene Schnyder. 

Le sue analisi dettagliate sono state inviate anche alla ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider. Schnyder non ha ancora ricevuto una risposta, ma sa che lo staff della consigliera federale dovrà esprimersi sul postulato presentato da Schneider-Schneiter.

Servono nuove risposte 

Quando il primo postulato è stato esaminato nel 2024, il Consiglio federale ne aveva raccomandato la bocciatura. All’epoca il Governo aveva scritto: “Non è rilevante da quanto tempo una persona è assicurata. Non esiste un conto sanitario individuale”. È proprio in questa posizione che le persone emigrate vedono una violazione del principio di solidarietà. Se anche questa volta il Consiglio federale raccomanderà di respingere il postulato, dovrà quindi motivare meglio la propria posizione. 

Resta tuttavia del tutto incerto come si pronuncerà il Parlamento. Nel primo tentativo, il postulato era stato respinto per pochissimi voti e l’argomento dei possibili risparmi per il sistema sanitario non aveva avuto la meglio. Per Elisabeth Schneider-Schneiter bisogna riprovarci: “È una questione che preoccupa molto la comunità svizzera all’estero”, afferma e aggiunge: “Dopo una bocciatura così risicata, il Consiglio federale ha bisogno di un mandato parlamentare per tornare a occuparsene”. 

A cura di Samuel Jaberg 

Tradotto dal tedesco, verificato da sibr

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