Calmy-Rey invita al dialogo tra le culture
Tra i partecipanti alla 61esima Assemblea generale dell'ONU, la ministra degli esteri Calmy-Rey ha ricordato che la Svizzera potrebbe assumere un importante ruolo di mediatrice nell'organizzazione.
La consigliera federale ha inoltre invitato ad un maggiore dialogo tra le culture e le civilizzazioni e si è soffermata sulla riforma dell’ONU.
“Il dialogo non deve mai essere negato”, ha detto la responsabile della diplomazia elvetica riferendosi ai molti conflitti che caratterizzano il pianeta.
“Dobbiamo utilizzare la nostra esperienza di dialogo e di ricerca del consenso anche su scala internazionale per costruire dei ponti”, ha aggiunto, precisando che la Svizzera deve mantenere un atteggiamento attivo anche all’interno delle Nazioni Unite.
Confronto e non scontro
A margine dell’Assemblea generale dell’ONU, nel corso di incontro bilaterali e multilaterali riguardanti temi cari alla Svizzera (sicurezza umana, processo di pace in Medio Oriente e riforma dell’ONU), la Calmy-Rey ha invitato la comunità internazionale a costruire “un’alleanza di civilizzazioni” che conduca ad una migliore comprensione tra l’occidente ed il resto del mondo.
Considerate le numerose tensioni sviluppatesi negli ultimi anni, una soluzione del genere è “una necessità”. “Qualche anno fa non credevo all’eventualità di una guerra tra civiltà”, ha dichiarato la ministra. “Oggi, purtroppo, ci credo un pochino”.
Una migliore comprensione tra le culture necessita di rispetto reciproco. Alcuni elementi base, quali i diritti dell’uomo e il diritto umanitario internazionale, devono valere per tutte le parti in causa.
Secondo Calmy-Rey è inoltre immaginabile che la città di Ginevra e la piattaforma internazionale che rappresenta possano giocare un loro importante ruolo.
Altri sviluppi
Diritto internazionale umanitario
Diplomazia attiva
“So che alcune persone preferirebbero che la Svizzera non operasse alcun tipo di politica estera”, ha detto Calmy-Rey rispondendo alle critiche di certe cerchie borghesi infastidite dalle posizioni del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in merito ad un eventuale seggio della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, al concetto di neutralità o al rispetto delle Convenzioni di Ginevra.
“In qualità di ministra degli esteri è un mio dovere rappresentare gli interessi degli svizzeri”. Ma senza una diplomazia attiva, la politica estera della Confederazione non avrebbe alcun profilo, ha aggiunto.
Secondo la ministra, presto o tardi la Svizzera dovrà valutare l’eventualità di sedere nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. La partecipazione a questo organo permette di meglio difendere gli interessi nazionali, ha detto.
Altri sviluppi
Neutralità
La riforma dell’organizzazione
Ma per la Svizzera il Consiglio di sicurezza necessita di una riforma. Secondo la ministra degli esteri, dovrebbe ad esempio essere ampliato e funzionare in maniera più trasparente.
Berna vorrebbe rinforzare la legittimità e la credibilità dell’organo, così che quest’ultimo possa meglio adattarsi all’attuale situazione geopolitica.
“Questa è l’ultima Assemblea generale condotta dall’attuale segretario generale dell’ONU Kofi Annan. In questi giorni sto dunque provando anche una certa nostalgia”, conclude Calmy-Rey. “Si è infatti battuto per la riforma dell’organizzazione e l’ha aiutata a guadagnare nuova credibilità”.
swissinfo, Rita Emch, New York
(traduzione e adattamento: Marzio Pescia)
A New York, Micheline Calmy-Rey ha tirato un bilancio positivo dell’attività svizzera all’interno dell’ONU durante lo scorso anno.
Tra i principali successi, la creazione del nuovo Consiglio dei diritti umani che ha sostituito la discreditata omonima Commissione.
Inoltre, la Confederazione continua ad essere molto implicata nel costante dibattito sulla riforma dell’organizzazione e del suo Consiglio di sicurezza.
Come ogni anno, l’Assemblea generale dell’ONU è teatro di numerosi contatti bilaterali e multilaterali.
La ministra degli esteri svizzera ha incontrato il responsabile dell’ONU per il Kosovo, Matti Athisaari, per discutere dello statuto politico della provincia.
La consigliera federale si è pure intrattenuta con il suo omologo iraniano Manutschehr Mottaki. Nell’attuale dibattito sul programma nucleare iraniano, la Svizzera auspica una soluzione diplomatica e sostiene l’approccio negoziale dell’Europa.
Calmy-Rey ha inoltre discusso con il ministro degli affari esteri libanese Fawzi Salloukh e con i rappresentanti del Congresso ebraico mondiale.
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