Emmen: non c’è più vita privata per gli “aspiranti cittadini svizzeri”
Iniziativa senza precedenti in Svizzera: la popolazione di Emmen (LU) deciderà se concedere la cittadinanza svizzera a 56 stranieri sulla base di un opuscolo in cui figurano foto e dati personali dei candidati, tra cui il reddito imponibile.
La storia di questo voto è cominciata nel giugno 1999, quando Emmen ha accettato un’iniziativa popolare dei Democratici svizzeri che chiedeva di sottoporre all’elettorato le candidature alla naturalizzazione. Iniziative analoghe erano state presentate anche a Kriens e ad Horw, ma erano state respinte.
Nessuna chance per gli ex jugoslavi
Il primo voto si è svolto nel settembre 1999: ai candidati veniva chiesto di presentare una specie di curriculum vitae, un testo che ripercorresse le tappe principali della propria vita. Il verdetto delle urne è stato chiaro: la metà dei candidati non ce l’ha fatta. Tra le domande respinte, tutte quelle presentate da persone originarie dell’ex Jugoslavia.
Insoddisfatte dal sistema del curriculum, per la votazione del 12 marzo le autorità hanno optato per un opuscolo, distribuito a tutti i votanti, che presenta i candidati in modo più uniforme, ricorrendo ad indicazioni come stato civile, formazione, impiego, data di arrivo in Svizzera.
Foto segnaletiche
Ma a scatenare le polemiche sono stati tre altri punti. Innanzitutto le foto: sembrano di persone ricercate dalla polizia, ha commentato il «Blick», che le ha però poi riprodotte integralmente. «I candidati hanno dato il loro consenso scritto», ribatte il sindaco PPD di Emmen Peter Schnellmann in un’intervista pubblicata dalla «WochenZeitung». Un argomento che non convince i critici: dal momento che uno solo degli stranieri presenta una foto, devono farlo anche tutti gli altri, altrimenti non hanno chance.
Ha suscitato molte discussioni il fatto che tra i vari dati personali siano citati il reddito e la sostanza imponibili del candidato. «Non vedo il problema (…). È un’informazione che si può chiedere in comune, non è nulla di segreto», risponde il sindaco. Certo, ma così non si deve andare alla cancelleria comunale, viene recapitato tutto a casa, ribatte il settimanale di sinistra.
Terzo elemento problematico l’indicazione degli hobby, che secondo i critici non si capisce bene come possa aiutare la popolazione a decidere se accordare il passaporto.
Decisioni con la pancia
Le questioni sollevate vengono almeno in parte ammesse anche da Schnellmann. A suo avviso in un comune di 27 000 abitanti il singolo non ha possibilità di conoscere i candidati. Per questa ragione il sindaco e tutto il municipio si erano detti contrari alle naturalizzazioni nel segreto dell’urna. «La gente spesso decide con la pancia», afferma Schnellmann.
La sorte è quindi già segnata per le 38 domande di cittadini jugoslavi, bosniaci e croati? «Non credo che succederà come l’altra volta», si dice convinto il sindaco PPD. Forse alle urne potrà influire il fatto che un anno fa un ex jugoslavo aveva minacciato un assistente sociale, ricorda Schnellmann. «Ma il punto essenziale rimane un altro: la gente spesso confonde le naturalizzazioni con la politica d’asilo e non è per niente in chiaro sul fatto che coloro che vogliono la cittadinanza vivono e lavorano in Svizzera da anni».
La difficoltà degli ex jugoslavi a superare nella Svizzera tedesca lo scoglio del voto è stato confermato anche in altre occasioni. In dicembre l’assemblea comunale di Beromünster (LU) ha rifiutato la richiesta di due gemelle perfettamente integrate; recentemente il destino è stato negativo per una famiglia macedone residente a Alterswil (FR) e per un quattro famiglie bosniache a Baar (ZG).
L’idea piace a Zurigo
Se per taluni questi fatti rappresentano un sintomo che qualcosa non funziona più nella politica d’integrazione svizzera, per altri potrebbero essere il punto di partenza per iniziative analoghe. Nell’ottobre 1999 l’UDC della città di Zurigo ha depositato un’iniziativa che mira a far decidere il popolo sulla distribuzione dei passaporti rossocrociatii: la proposta ha raccolto rapidamente 7700 firme, quando ne erano necessarie solo 4000.
Anche a Berna l’UDC sta valutando la possibilità di lanciare un’iniziativa analoga. Il sistema attualmente in vigore nella città federale è troppo liberale, sostiene il capogruppo Beat Schori. Dominato da una maggioranza rosso-verde, il consiglio comunale accetta tutte le richieste senza spirito critico, deplora Schori.
Perfettamente legale
Il tema farà quindi ancora discutere. Unico punto certo: da un punto di vista giuridico la via scelta da Emmen è legale, sostiene Roland Schärer, caposezione presso l’Ufficio federale degli stranieri. Schärer è anche presidente di un gruppo di lavoro voluto da Arnold Koller che sta studiando una revisione delle leggi in materia.
Tra le proposte all’esame vi è il diritto di ricorso dei candidati respinti, che oggi non esiste. Si pensa pure ad una procedura di naturalizzazione agevolata per i giovani della seconda generazione. Ma una proposta simile era stata respinta in votazione federale nel giugno 1994.
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