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Nuovi carri armati per l’esercito svizzero: polemiche in vista

Il Consiglio federale ha deciso di chiedere al Parlamento un credito di un miliardo e 178 milioni di franchi, per l’acquisto di 186 carri armati per i granatieri, 120 veicoli per comandanti di tiro e 12 sistemi leggeri di sminamento.

Questo programma d’armamento 2000 incontrerà però sicure resistenze. Particolarmente discussi sono i sistemi di sminamento.~

A partire dal 1990, le spese militari sono state ridotte, in termini reali, del 50 per cento. Per giustificare le attuali richieste, il ministro della Difesa, Adolf Ogi, ha ricordato che tutti i paesi europei stanno attualmente aumentando le spese militari per modernizzare i rispettivi eserciti. “Il programma d’armamento 2000”, ha aggiunto Ogi, “è il più modesto presentato dalla metà degli anni Ottanta”.~
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Per sostituire i 380 carri armati leggeri M-113, in servizio da 40 anni e ormai obsoleti, è stato scelto lo svedese CV-9030, un pò meno avanzato del modello inglese Warrior ma meno caro. Per i veicoli dei comandanti di tiro e per i sistemi di sminamento sono state preferite invece due imprese svizzere, la Mowag di Kreuzlingen e la SW di Thun. L’economia svizzera trarrà vantaggio da questo programma d’armamento in ragione dell80 percento (934 milioni di franchi), che corrisponde al mantenimento di 1000 posti di lavoro per 5 anni.~
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Tuttavia, anche se il consigliere federale Ogi ha sottolineato che i nuovi mezzi potrebbero trovare impiego nelle missioni di pace all’estero dell’esercito svizzero, su questo programma d’armamento già si addensano nubi di contestazione. Proprio nei giorni scorsi è approdata in Parlamento l’iniziativa popolare della sinistra che chiede meno spese militari e più politica di pace. E nella politica di pace rientra anche lo sminamento a scopi umanitari.~
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La Svizzera ha creato due anni fa a Ginevra il Centro per lo sminamento umanitario, con lo scopo di promuovere lo scambio d’informazioni e di esperienze tra gli esperti internazionali di operazioni di sminamento. Inoltre, il nostro Paese impiega attualmente una dozzina di specialisti in operazioni di sminamento in Bosnia e in Kosovo. L’acquisto di attrezzature di sminamento destinate alle sole truppe rischia perciò di contraddire la politica di pace e di suscitare nuove polemiche. Il capo della pianificazione del dipartimento della Difesa, Urban Siegenthaler, ha confermato tale scelta con la motivazione che “per i sistemi di sminamento umanitari valgono altri criteri tecnici” rispetto a quelli dei sistemi ad esclusivo uso militare.~
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Silvano De Pietro

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