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Porto delle nebbie al Dipartimento delle finanze

Niklaus Huber, l'ex capo dell'Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio Keystone Archive

Le vicende legate all'Autorità di controllo sul riciclaggio stanno levando il sonno a Kaspar Villiger. Alle rivelazioni sull'ex capo dell'Autorità, Niklaus Huber, che avrebbe lavorato al testo di risposta ad un ricorso, nonostante fosse stato ricusato, si sono aggiunte le dichiarazioni contraddittorie di Ulrich Gygi, ex direttore dell'Amministrazione delle finanze e oggi direttore generale delle Poste. Ora Villiger vuole vederci chiaro e ha ordinato un'inchiesta, mentre la Posta difende il suo direttore.

Kaspar Villiger vuole vederci chiaro: l’Autorità di controllo per la lotta contro il riciclaggio gli ha procurato non pochi grattacapi e di recente sull’operato dell’organo di sorveglianza si sono intrecciate dichiarazioni contraddittorie, nonché commenti critici da parte della Commissione di gestione del Consiglio Nazionale. «Ci sono momenti nella vita di un consigliere federale in cui si ha l’impressione di stare in un manicomio», ha dichiarato martedì il ministro delle finanze, che ha deciso di passare all’azione ordinando l’apertura di un’inchiesta amministrativa.

Protagonisti della vicenda sulla quale il ministro vuole fare luce sono Niklaus Huber, presidente dell’autorità anti-riciclaggio del Dipartimento delle finanze (DFF), che il 13 giugno ha però rassegnato le dimissioni con effetto immediato, e Ulrich Gygi, oggi direttore della Posta, ma fino a giugno 2000 direttore dell’Amministrazione federale delle finanze e quindi superiore di Huber.

La miccia che ha innescato la bomba è stato il «no» opposto dall’autorità anti-riciclaggio a una richiesta presentata dalla «Finanzfachleute-Organisation» (FIFA), un’organizzazione zurighese di specialisti del settore finanziario, che voleva essere registrata come organismo di autocontrollo ai sensi della legge contro il riciclaggio.

Dopo il parere negativo dei servizi di Huber, il presidente delle FIFA, Werner Stauffacher, aveva interposto un ricorso che è ora stato accolto. Il dipartimento di Villiger venerdì 29 giugno ha infatti annullato la decisione di prima istanza per «vizi procedurali» e disposto che il caso venga trattato nuovamente.

L’esame della richiesta della FIFA era stato affidato nel 1999 non a Huber stesso, ma alla sua vice Natasha Polli: lui aveva dovuto ricusarsi su raccomandazione della responsabile dei servizi giuridici Barbara Schärer in considerazione di precedenti conflitti con il richiedente.Una verifica disposta dal Tribunale federale ha accertato che Huber ha messo mano a quel dossier, malgrado il divieto: lo ha dimostrato un’indagine condotta sul suo computer. L’alto funzionario si è difeso affermando di essere intervenuto solo sul piano redazionale: il testo era stato scritto dalla sua vice, di lingua madre francese, e necessitava di aggiustamenti.

Huber ha anche detto di non aver mai tentato di influenzare le persone chiamate ad esprimere un parere definitivo e in ogni caso di aver agito con il benestare del suo superiore di allora Ulrich Gygi.

L’attuale direttore della Posta, in alcune interviste, ha fermamente negato nei giorni scorsi questa versione dei fatti, ma poi martedì, a sorpresa, ha corretto il tiro. È vero, ha fatto sapere Gygi: ho dato il mio assenso al coinvolgimento di Huber. Si trattava di ritoccare certi passaggi dal francese al tedesco e i servizi di traduzione, visto il poco tempo a disposizione, non potevano essere di nessuna utilità. Huber ha così rielaborato il testo: ma è intervenuto solo su una bozza e con la versione definitiva non ha avuto nulla a che fare. Molto diversa la posizione di Stauffacher: il presidente della FIFA ha addirittura accusato Huber di aver stravolto il contenuto del documento, trasformando una decisione inizialmente positiva in una negativa.

Villiger martedì ha definito «scioccanti» le dichiarazioni e le smentite di Gygi. Poco importa se Huber sia intervenuto solo come traduttore: l’alto funzionario da quel caso doveva stare alla larga in ragione dell’obbligo di ricusazione. Villiger ha anche detto di avere avuto l’impressione di essere stato indotto in errore e ha citato documenti interni in cui Gygi nega per iscritto e più volte il coinvolgimento di Huber nella vicenda FIFA, documenti che però «a quanto pare non corrispondono pienamente alla verità».

L’inchiesta amministrativa che ha ordinato dovrà chiarire questo complicato intreccio. «Per portarla a buon fine cercherò un esperto indipendente e incorruttibile», ha affermato Villiger.

Ulrich Gygi, dal canto suo, ha dichiarato di assumersi le proprie responsabilità. Mercoledì il presidente del consiglio di amministrazione della Posta Gerhard Fischer gli ha rinnovato tutta la sua fiducia e quella degli impiegati postali. Il coinvolgimento di Gygi nel caso Huber, ha detto Fischer alla radio svizzero tedesca, non avrà in nessun caso conseguenze sul suo lavoro di direttore generale.

Gygi, ha ancora detto Fischer, è un direttore «integro, responsabile e competente» e i dipendenti lo sostengono pienamente. Poche ore dopo è giunto un comunicato dello stesso consiglio di amministrazione: «le qualità di Gygi come direttore generale rimangono indiscusse».

swissinfo e agenzie

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