Sulla lunga strada verso il passaporto svizzero c’è anche la discriminazione razziale
Continua a suscitare reazioni forti, non solo in Svizzera, il voto dei cittadini di Emmen (Lucerna), che il 12 marzo hanno rifiutato la cittadinanza svizzera a 48 persone provenienti dai Balcani e dalla Turchia.
Al Consiglio d’Europa, a Strasburgo, la Commissione contro il razzismo e l’intolleranza si è occupata della politica svizzera in questo settore. In generale, la Svizzera figura tra i buoni allievi e gli esperti salutano diverse misure prese dalle autorità elvetiche per lottare contro la xenofobia. Si cita ad esempio l’articolo 261 del Codice penale che reprime la discriminazione razziale o l’operato della Commissione federale contro il razzismo.
La commissione fa però notare come la Svizzera non sia immune da critiche e cita le spinte di antisemitismo dovute alla questione dei fondi ebraici in giacenza. Gli esperti segnalano anche il pericolo che i rifugiati siano considerati come criminali, soprattutto se il loro soggiorno in Svizzera è illegale.
Anche la procedura di naturalizzazione è criticata. Gli autori del rapporto la trovano lunga e per niente generosa. Solo il 2 percento delle persone di origine straniera residenti in Svizzera, afferma il documento, sono stati naturalizzati: si tratta di una proporzione molto bassa, se si calcola che oltre la metà della popolazione straniera vive nella Confederazione da oltre vent’anni. Il voto sulla naturalizzazione da parte di un parlamento cantonale o comunale o, addirittura, della popolazione apre poi le porte alla discriminazione.
La commissione critica la complessità e l’eccessiva durata della procedura per l’acquisizione della nazionalità elvetica che richiede una triplice autorizzazione, a livello comunale, cantonale e federale.
In una prima reazione da parte elvetica, la commissione federale contro il razzismo afferma di condividere le conclusioni del rapporto europeo. Essa ribadisce che la procedura di naturalizzazione deve essere snellita e accelerata. I giovani che hanno frequentato le scuole in Svizzera devono aver diritto alla procedura agevolata. Il rifiuto sistematico e infondato di concedere la cittadinanza a persone provenienti da paesi ben precisi, come è successo negli ultimi mesi in alcuni comuni, mette in pericolo la pace sociale nel nostro paese.
Lunedì, anche in Consiglio federale ha criticato il sistema di voto popolare usato a Emmen.
A Ginevra, intanto, i deputati del Gran Consiglio, in reazione al caso di Emmen, hanno inoltrato un’iniziativa cantonale che chiede alle Camere federali di rendere impossibile il voto popolare per la concessione della nazionalità svizzera. Alla proposta hanno aderito i deputati di tutti gli schieramenti politici del parlamento. Secondo gli autori dell’iniziativa, la pubblicazione delle fotografie dei candidati e dei dati relativi al reddito in un opuscolo distribuito a tutti i cittadini svizzeri del comune «è perfettamente inammissibile, considerando il principio di non interferenza nella sfera privata delle persone».
Mariano Masserini
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