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Grecia: salvi cinque turisti svizzeri in ostaggio. Ucciso il pirata

La barca a vela Erato viene abbordata da una corvetta della marina greca alla conclusione del sequestro Keystone

Vacanze da incubo per una famiglia svizzera, ostaggio su una barca per tutto il giorno assieme al loro skipper greco di un uomo armato al largo delle coste greche. Sono stati liberati da una squadra di sommozzatori, che ha ucciso il sequestratore.

La famiglia si trovava già da una settimana nella regione e martedì ha noleggiato all’isola di Poros, lo yacht «Erato» per fare una crociera nel Mediterraneo, come aveva già fatto lo scorso anno. L’imbarcazione è giunta a nella località di Nauplia, dove si è fermata per la notte.

Stamani verso le 6, al momento di salpare, un uomo è salito a bordo e ha minacciato il capitano con una pistola. Ha detto di essere «europeo» e ha chiesto di essere condotto a Casablanca «per una missione importante». Del seuqestratoire si sa solo che non è greco e che probabilmente soffriva di turbe psichiche.

Appena individuato lo yacht, pattuglie della guardia costiera e un elicottero della polizia lo hanno circondato e seguito per tutto il giorno.

L’imbarcazione ha seguito una traiettoria confusa: in un primo tempo si è diretta al largo di Tolos, una stazione balneare non lontana da Nauplia, poi nel pomeriggio ha cambiato rotta ed ha iniziato a navigare verso il mare aperto al largo della località di Astros (nord-est del Peloponneso).

Le autorità greche sono riuscite ad entrare in contatto con il capitano dell’imbarcazione, Aris Kalothis, e lo hanno autorizzato a negoziare con il sequestratore. Le trattative però si sono rilevate difficili perché il sequestratore parlava poco inglese e vi erano problemi di comunicazione con il capitano.

Le televisioni greche hanno mostrato un canotto gonfiabile della polizia portuale avvicinarsi ad intervalli frequenti all’imbarcazione, per tentare invano di negoziare con il pirata. L’uomo, unica persona sul ponte della barca, camminava nervosamente avanti e indietro e si è riufiutato di parlare.

Il suo stato mentale ha messo in allarme le autorità greche. «La vita degli ostaggi è in pericolo», aveva detto in giornata il portavoce del governo greco, Dimitris Reppas. Le autorità elvetiche avevano, in un primo tempo, chiesto alle forze dell’ordine greche di astenersi da ogni azione che avesse potuto mettere in pericolo la vita degli ostaggi.

Nel tardo pomeriggio un’imbarcazione della polizia portuale greca si è avvicinata alla barca a vela ed una squadra speciale di sommozzatori è entrata in azione a due miglia dalle coste dell’isola di Spetses, nel Golfo Saronico.

Alle 18 e 45 locali, gli uomini rana si sono avvicinati alla barca sott’acqua: quando il sequestratore per un attimo si è distratto gli hanno sparato e hanno liberato gli ostaggi sani e salvi.

I cinque svizzeri sono entrati subito in contatto con l’ambasciata elvetica ad Atene, come ha precisato all’agenzia di stampa svizzera Ats Monika Schmutz Cattaneo, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri. In serata si sono incontrati con un rappresentante dell’ambasciata.

swissinfo e agenzie

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