“Questa guerra non è servita a nulla e ha rafforzato l’Iran”
Gli Stati Uniti e l’Iran si sono accordati martedì sera per un cessate il fuoco di due settimane, poco prima della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump. Per alcuni esperti, questa nuova inversione di rotta del presidente americano rafforza la posizione di Teheran.
Dopo aver minacciato martedì di annientare “un’intera civiltà”, il presidente degli Stati Uniti ha comunicato nella notte che avrebbe sospeso i bombardamenti per due settimane in cambio di una riapertura immediata dello stretto di Hormuz, per consentire nuovamente il transito del petrolio. Teheran ha inoltre sottoposto a Washington una proposta di un piano in dieci punti. Dovrebbe essere discussa già da venerdì in Pakistan.
Per lo specialista del Medio Oriente Jean-Paul Chagnollaud, i nuovi negoziati dimostrano che “questa guerra non è servita a nulla”. “Ci ritroviamo in una negoziazione come quella di prima della guerra, con la differenza che gli iraniani hanno più carte da giocare in questa vicenda, a cominciare dalla questione di Hormuz”, ha affermato Collegamento esternomercoledì alla trasmissione radiofonica La Matinale della Radiotelevisione svizzera di lingua francese (RTS).
“Si vede chiaramente che questa guerra ha reso le cose più difficili e ha rafforzato l’Iran”, prosegue il presidente onorario dell’Istituto di ricerca e studi sul Mediterraneo e il Medio Oriente (iReMMO). Mentre Donald Trump a gennaio aveva promesso di aiutare il popolo iraniano contro il regime repressivo di Teheran, oggi è “chiaro che è stato completamente abbandonato”, aggiunge Chagnollaud, il che potrebbe avvantaggiare la Repubblica islamica.
Agnès Levallois, presidente dell’iReMMO, condivide questa constatazione. La popolazione iraniana è oggi divisa tra due sentimenti, dice. “C’è un sollievo all’idea di non essere più sotto i bombardamenti 24 ore su 24 e, allo stesso tempo, una grande inquietudine nel pensare che il regime iraniano esca rafforzato da questa fase, con i Guardiani della Rivoluzione al comando, e con il rischio di una prosecuzione forse ancora più dura della repressione sulla società iraniana”, osserva.
>> Qui Collegamento esternol’intervista di Agnès Levallois (in francese)
Concessioni da entrambe le parti
Se all’inizio la guerra era molto asimmetrica, con l’Iran in posizione di debolezza di fronte alla potenza degli Stati Uniti e di Israele, la situazione è dunque in parte cambiata. “Si vede bene che chi è debole in questo rapporto asimmetrico ha la capacità di imporre un certo numero di punti”, afferma Chagnollaud. “In particolare, relativizza ciò che era al centro di tutto, ossia la questione del nucleare militare”.
Le condizioni poste dall’Iran comprendono l’accettazione dell’arricchimento dell’uranio, il principio di non aggressione, il mantenimento del controllo iraniano dello stretto di Hormuz e anche delle compensazioni finanziarie.
Se la guerra può aver rafforzato la posizione dell’Iran, non si può tuttavia ancora parlare di una vera vittoria, sostiene Agnès Levallois, che “non vede gli americani accettare il piano così com’è presentato dagli iraniani”.
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Secondo Levallois, entrambi i Paesi hanno dovuto fare concessioni per arrivare all’annuncio del cessate il fuoco. “La priorità di Donald Trump è ottenere l’apertura dello stretto di Hormuz e per questo è pronto a tutto”, aggiunge. “Ma si tratta di un cessate il fuoco: è una concessione importante da parte dell’Iran, che voleva una pace immediata e non un semplice cessate il fuoco”.
Perdita di credibilità
Per entrambi gli esperti, Donald Trump è stato costretto a cedere su alcuni punti per uscire da questa guerra nella quale si è ritrovato “intrappolato”. “È un uomo d’affari, non ama la guerra. È finito in questo conflitto sottovalutando il suo avversario e ora deve trovare una via d’uscita”, spiega Levallois.
Non è la prima volta che il presidente statunitense lancia un ultimatum prima di compiere un’inversione all’ultimo minuto. “Non so se stia facendo marcia indietro, oppure se si tratti della strategia di negoziazione che ha sempre usato negli affari e che utilizza [anche] nel mondo della diplomazia”, s’interroga Levallois. “Il problema è che la situazione è evidentemente del tutto diversa e che non si possono assolutamente applicare questi metodi (nelle negoziazioni diplomatiche)”.
Per Chagnollaud, questa tecnica danneggia la credibilità di Donald Trump e potrebbe avere conseguenze sulle relazioni internazionali. “Credo che sia un personaggio pericoloso, assolutamente erratico e instabile”, afferma. “La sua credibilità sul piano internazionale è evidentemente profondamente compromessa”.
Un’amministrazione statunitense “sopraffatta”
Jean-Paul Chagnollaud afferma che alcuni membri dell’amministrazione americana sono stati “catapultati in ruoli che li superano le loro capacità”, come l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff o il genero di Donald Trump, Jared Kushner.
“Tra chi decide ci sono persone che sono uomini d’affari, che non conoscono nulla delle relazioni internazionali e in particolare delle questioni legate al nucleare militare e che sono in parte responsabili del fallimento di questi negoziati subito prima della guerra”, afferma Chagnollaud.
Oggi, con questa guerra, lo specialista del Medio Oriente teme uno slittamento in materia di armi nucleari nella regione, che indebolirebbe il Trattato di non proliferazione (TNP) del 1968. “Quando vedono che una potenza nucleare attacca uno Stato non nucleare, molti avranno voglia di dotarsi di un’arma nucleare, perché sembra essere il modo migliore per proteggere la propria integrità territoriale”, dice.
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