«Visione zero» non piace ai centauri
Con una petizione corredata da oltre 200'000 firme, gli amanti della motocicletta protestano contro la prevista limitazione di velocità a 80 chilometri all'ora.
Migliaia di centauri manifesteranno sabato sulla piazza federale a Berna.
Sta sollevando forte opposizione la proposta, ventilata da un rapporto pubblicato su mandato del Dipartimento federale dei trasporti (DATEC), che prevede di introdurre una limitazione di velocità tecnica a 80 km orari.
Contro la misura, inserita nel progetto «Visione zero», martedì è stata consegnata alla Cancelleria federale una petizione corredata da 209’986 firme. E per sabato è annunciata una manifestazione con decine di migliaia di centauri a Berna.
Ridurre il numero delle vittime sulle strade
La raccolta delle sottoscrizioni, lanciata dal comitato «Pro moto», era partita in dicembre, all’indomani della pubblicazione del rapporto «Visione zero».
Il progetto, realizzato dall’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI) su mandato del DATEC, introduceva un catalogo di 77 punti per ridurre il numero di morti sulle strade.
Oltre che contro la velocità massima bloccata a 80 km orari, la protesta è diretta contro l’aumento da 16 a 18 anni dell’età minima per la guida di moto e scooter e contro il limite speciale dell’alcolemia imposto ai centauri (0,2 per mille).
I motociclisti si oppongono pure alla limitazione della velocità massima a 70 km orari negli agglomerati, nonché alle presunte discriminazioni nei corsi di perfezionamento obbligatori.
Migliaia di centauri sulla Piazza federale
Sabato, da 10’000 a 30’000 motociclisti convergeranno su Berna, ha indicato il portavoce del comitato Pro Moto, Bernard Loosli. Vi arriveranno percorrendo tutto il paese a 80 km/h, per protestare contro misure che ha definito controproducenti e discriminatorie.
I centauri lasceranno i loro mezzi meccanici nei parcheggi della fiera BEA, e si recheranno a piedi in Piazza federale, dove dalle 14.30 sono previsti discorsi e animazioni varie.
Secondo Pro Moto, la limitazione a 80 km/h significherebbe la morte delle due ruote in Svizzera: un fenomeno che toccherebbe 340’000 motociclisti e 205’000 scooteristi, nonché 6200 impiegati nel settore.
Una protesta prima del tempo
In un comunicato, l’Ufficio federale delle strade (USTRA) sostiene che i motociclisti «protestano prima del tempo»: al momento, non è deciso quali dei provvedimenti, presentati nel rapporto contestato, saranno effettivamente integrati nel progetto finale.
L’USTRA fa notare che il numero di motociclisti coinvolti in incidenti stradali è relativamente alto: nel 2001, il 17,3 per cento di tutte le vittime e il 23 per cento dei feriti gravi erano motociclisti.
Ambientalisti e automobilisti in soccorso ai centauri
La petizione di Pro Moto trova sostegno anche presso l’Associazione traffico e ambiente (ATA). Chiedendo l’abbandono del limite a 80 km/h della velocità massima per le motociclette, definito «una misura discussa e discutibile», l’ATA invita tuttavia a non bocciare tutto il progetto.
Secondo l’organizzazione ecologista, «è importante non confondere una misura problematica con ‘Visione Zero’ nel suo insieme». In una nota diramata martedì, l’ATA esorta ad applicare immediatamente le disposizioni «consensuali».
Più scontato l’appoggio del Touring Club Svizzero (TCS), che parla di «disposizione fantasiosa» e rimprovera una «mancanza di rigore» all’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI).
Il TCS cita uno studio realizzato dal Politecnico federale di Losanna lo scorso novembre, dal quale risulta che la riduzione della velocità delle moto sulle autostrade fa aumentare il rischio di tamponamenti.
Il TCS si stupisce perciò che l’UPI calcoli un calo annuo di 20 morti e 70 feriti gravi tramite l’applicazione di tale provvedimento e s’interroga sul metodo scientifico di valutazione.
Secondo il club degli automobilisti, sarebbe più opportuno migliorare la formazione dei conducenti e risanare la rete stradale.
swissinfo e agenzie
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