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Mobilità e identità La migrazione è una realtà di cui bisogna discutere

Cartelloni elettorali in strada

Manifesti politici esposti in vista della votazione sull'immigrazione nel febbraio 2014.

(Keystone)

Le discussioni sull’immigrazione, in Svizzera come altrove, sono spesso impregnate di pregiudizi e supposizioni, sia nel campo dei “pro” sia in quello dei “contro”. Un nuovo libro tenta di andare oltre questa opposizione binaria.

«Nell’Europa occidentale, la maggior parte dei cittadini preferisce meno immigrazione», dice Philipp Lutz, dottorando all’Università di Berna e autore del libro “NeulandLink esterno” (edizioni NZZ libro, in tedesco). Oggigiorno, questa affermazione può apparire meno sorprendente rispetto a qualche anno fa. Ciononostante, evidenzia il paradosso della politica migratoria in questa parte del pianeta: molte persone vogliono meno immigrazione, ma i politici sono restii a porvi fine, per ragioni economiche e normative.

Sembra anche strano che un’affermazione del genere giunga da un ricercatore che, innanzitutto, è interessato ai benefici della migrazione. Ma per Lutz, così come per le persone che hanno contribuito al libro - sottotitolato “Politica migratoria svizzera nel 21° secolo” -, bisogna rinunciare alla semplice visione “pro o contro”. «L’immigrazione è spesso vista come assolutamente positiva o negativa, ma ciò non è di aiuto. È innanzitutto, e soprattutto, un’evidente realtà sociale, che ci piaccia o meno», osserva Lutz.

In effetti, la prima delle venti “tesi” presentate nel libro con lo scopo di ridefinire il dibattito sulla migrazione, dice proprio questo: «La migrazione è una normalità storica». Il movimento delle persone non si è mai fermato e non si fermerà mai, dicono gli autori della pubblicazione, e la Svizzera è un caso esemplare. Da qui la 3° tesi: «La Svizzera è un classico paese di migrazione con un’elevata mobilità verso l’interno e l’esterno».

Ridefinire il dibattito

Per Lutz, tutta la confusione viene dall’idea che la migrazione è la perturbazione di uno stato di normalità omogenea. La persistenza di quest’idea immaginaria ha spinto lui e il laboratorio d’idee liberale forausLink esterno a lanciare, lo scorso anno, una serie di dibattiti in Svizzera, poi sfociati nel libro Neuland. La loro ambizione, spiega Lutz, è di ridefinire alcuni punti di partenza fondamentali del dibattito sulla migrazione. Questi tengono conto della prevista crescita dell’importanza della migrazione per la Svizzera (4° tesi), siccome la mondializzazione continua a rendere il mondo sempre più interdipendente a livello economico.

Dunque, quali sono le altre supposizioni che intendono rivedere? Da una parte c’è il fatto che l’aspetto sociale della migrazione può essere completamente influenzato dalle azioni politiche. La 5° tesi afferma che le cause della migrazione (disparità economiche, aspirazioni personali) sono strutturali, inarrestabili e sfuggono alle decisioni politiche. Le tesi numero 6 e 7 vanno un po’ oltre, sostenendo che i tentativi politici di sormontare queste realtà strutturali condurranno inevitabilmente a degli aggiramenti e che recinzioni e muri comportano in verità una perdita di controllo.

Analogamente, per ciò che riguarda una delle principali preoccupazioni degli oppositori all’immigrazione, ovvero la perdita o la diluzione del sentimento d’identità nazionale, il libro afferma che questo timore non è forzatamente giustificato. Le cose continueranno a cambiare, ma non necessariamente volgeranno al peggio. Le tesi 17-19 elogiano il valore economico e creativo della diversità in un paese e assicurano che «l’identità svizzera in quanto “Willensnation” (un paese fondato non sull’omogeneità etnica, ma su una volontà comune di cooperare per il bene di esso) può essere rafforzata dai migranti».

Philipp Lutz spiega che «spesso ci si aspetta che gli immigrati si adattino a una cultura nazionale percepita come omogena». Ma la realtà sociale è diversa: anche senza immigrazione, le società e le culture sono sempre più variegate in termini di valori, stili di vita e orientamenti culturali. Una nazione non è scolpita nella pietra. È invece un’entità in costante evoluzione, un «progetto» che si basa su una «comprensione più politica e civica che etnica, e che sarebbe in grado di capire meglio la realtà della migrazione».

Per iniziare, ritiene Lutz, bisognerebbe facilitare la procedura di concessione della cittadinanza, che in Svizzera è tra le più lente e difficili d’Europa. «In Svizzera, un quarto della popolazione continua a non avere il diritto di voto», sottolinea. Man mano che questa proporzione aumenta, possono sorgere dei rischi quali «un deficit democratico crescente, una marginalizzazione sociale e un sentimento di esclusione». Dando maggior voce agli immigrati nel dibattito politico, sostiene Lutz, si potrebbe accrescere il loro «sentimento di appartenenza» e «rafforzare la coesione sociale».

Le cifre non bastano

I dibattiti sulla migrazione, in Svizzera come altrove, si cristalizzano spesso (e forse comprensibilmente) sulle cifre. Quante persone stanno arrivando? Quante stanno partendo? Qual è il loro impatto sul Pil del paese? La politica si impossessa delle cifre, come è successo di recente, quando una serie di dati sui benefici economici della libera circolazione, pubblicata dalla Segreteria di Stato dell’economia, è stata bombardata di critiche dalla destra conservatrice, che ha accusato il governo di veicolare «notizie false».

Che cosa ne pensa Lutz di questi dibattiti? Gli argomenti, ribadisce, sono inopportuni: ci si concentra troppo sulle cifre invece che occuparsi dei risultati della politica. Così come le cifre relative al Pil non sono uno specchio del sentimento di una nazione, le cifre della migrazione non bastano a offrire una visione d’insieme. Per quanto riguarda i legami tra migrazione e sviluppo economico, la 9° tesi indica che «la migrazione è la conseguenza e il catalizzatore dello sviluppo economico». Mettere troppo l’accento sull’aspetto economico rischia tuttavia «di cadere nella trappola di tollerare la migrazione in quanto un male necessario per la crescita economica» invece che «gestirla in quanto realtà che tocca l’intera società».

Certo, tutto questo può sembrare un tentativo futile e accademico di teorizzare, invece che un modo chiaro di fare politica. È però interessante notare come un discorso può mobilitare e dare impulsi alla politica. È successo ad esempio lo scorso 31 luglio alla vigilia della Festa nazionale svizzera, quando la deputata socialista Ada Marra ha pubblicato su Facebook un post in cui affermava che «la Svizzera non esiste. È la gente che ci vive a esistere. Con idee e opinioni diverse. Con lotte e orientamenti diversi. Con priorità e preoccupazioni diverse».

In poche ore, il post ha suscitato innumerevoli imprecazioni, al punto che Marra ha pensato di chiudere la pagina dei commenti. Il giorno seguente, la deputata si è ritrovata alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS per difendere le sue affermazioni di fronte al deputato dell’Unione democratica di centro Michaël Buffat, secondo cui «la Svizzera non è un ammasso di individui, è la condivisione di valori comuni unici: indipendenza, neutralità, democrazia diretta e lavoro». Abbiamo «un destino comune», ha detto.

Coinvolgere più persone possibile

Per il progetto Neuland di Lutz, tali discussioni sono le benvenute. Quello che intende fare foraus, spiega, è contribuire all’indispensabile dibattito su come la Svizzera può conciliare la sua immagine di sé con la realtà di un paese di migrazione. Questo dibattito deve coinvolgere il maggior numero di persone possibile, in ambedue i campi: quelli che vedono la migrazione come una minaccia e quelli che la considerano un arricchimento.

Il prossimo passo, aggiunge Lutz, sarà di intraprendere una nuova tournée nazionale per promuovere e discutere le idee contenute nel libro. E per il futuro della migrazione in Svizzera, Lutz si dice «ottimista». «Gli svizzeri sono sempre più disposti ad accettare la migrazione come un elemento costitutivo del paese».

Le 20 tesi

1. La migrazione è una normalità storica.

2. La migrazione è un valore liberale e quindi è degna di protezione politica.

3. La Svizzera è un classico paese di migrazione con un’elevata mobilità in tutte le direzioni.

4. L’importanza della migrazione per la Svizzera continuerà ad aumentare in futuro.

5. Le cause della migrazione sono strutturali e sfuggono in gran parte alle ricette politiche.

6. I tentativi politici per prevenire la migrazione conducono sistematicamente a strategie di aggiramento.

7. Recinzioni e muri sono un sintomo e la causa di una perdita di controllo da parte della politica.

8. Le barriere porose funzionano come porte girevoli a facilitano la mobilità in tutte le direzioni.

9. La migrazione è la conseguenza e il catalizzatore dello sviluppo economico.

10. I paesi di origine traggono beneficio dalla migrazione attraverso il prezioso flusso di denaro, conoscenze e idee.

11. La migrazione è un modo efficace per migliorare le opportunità di vita personali.

12. La migrazione favorisce la prosperità della Svizzera e favorisce gli investimenti in futuro.

13. Le vie di fuga sicure sono necessarie per proteggere le persone perseguitate.

14. Le cause dei conflitti sono complesse e multidimensionali.

15. I profughi cercano nuove prospettive di vita.

16. Concedere l’asilo a persone perseguitate contribuisce a un mondo più libero e sicuro.

17. L’equa partecipazione della popolazione migrante rafforza la coesione sociale.

18. La diversità culturale crea valori per la società e l’economia.

19. L’identità svizzera può essere rafforzata dai migranti.

20. Con l’immagine di sé di un paese di migrazione, la Svizzera è pronta per il futuro.


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio

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