Botta e risposta tra ministri
A tre settimane dalle elezioni federali, i consiglieri federali moltiplicano la loro presenza nei media, segnatamente la stampa domenicale.
Mentre Christoph Blocher critica i colleghi di governo, Micheline Calmy-Rey e Pascal Couchepin attaccano l’Unione democratica di centro.
Nuova benzina sul fuoco della campagna elettorale. Sulla stampa domenicale, il presidente dell’Unione democratica di centro (UDC; destra nazional-conservatrice) Ueli Maurer ha ribadito che, se il ministro Christoph Blocher non sarà rieletto nel Consiglio federale, il partito passerà all’opposizione. In caso di mancata elezione, inoltre, il presidente ha annunciato la creazione di un quotidiano.
Dal canto suo, Christoph Blocher accusa di diffamazione – senza nominarlo esplicitamente – il collega di governo Pascal Couchepin, e critica pure la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, rea di predicare bene e razzolare male per quanto concerne gli appelli alla moderazione.
Quest’ultima ha invece rimproverato all’UDC di mettere in pericolo, con la sua xenofobia, l’immagine della Svizzera e la sicurezza degli svizzeri all’estero.
Pronti all’opposizione
«Siamo attrezzati per lo scenario di una mancata rielezione di Blocher», ha affermato Maurer in un’intervista pubblicata dal «SonntagsBlick»: «Se il 12 dicembre il nostro consigliere federale sarà estromesso, il giorno seguente annunceremo il lancio di un giornale», che sarebbe «un elemento centrale dell’opposizione politica» dell’UDC.
I piani sono definiti: il quotidiano metterebbe l’accento sull’«inefficienza dei partiti di governo». All’opposizione, minaccia Maurer, l’UDC «logorerà» gli altri partiti e «toglierà loro l’aria».
Concentrare la campagna elettorale sulla figura del ministro Blocher – afferma il presidente – giova all’UDC, e non soltanto in termini di voti: «Non avevo mai visto un simile afflusso di donazioni in denaro».
Accuse di diffamazione
Intanto, in un’intervista rilasciata a «Le Matin Dimanche», Blocher parla di «diffamazione senza fondamento», riferendosi a certe dichiarazioni formulate nella conferenza stampa del governo del 5 settembre scorso. Esse avrebbero lasciato intendere la partecipazione del ministro UDC a una macchinazione per separarsi dal procuratore della Confederazione Valentin Roschacher.
Il ministro della giustizia non cita espressamente Pascal Couchepin, ma il collega radicale è stato il solo membro del governo ad esprimersi davanti ai media quel giorno, in sede di commento della decisione del Consiglio federale di nominare un giureconsulto indipendente per esaminare il contenzioso tra Blocher e Roschacher.
Secondo Blocher, l’ambiente nel Consiglio federale è stato «lungi dall’essere piacevole» durante le tre settimane che hanno seguito la seduta del 5 settembre. Il ministro di giustizia si è detto deluso dal comportamento dei colleghi in seno all’esecutivo: «Sono un politico dalla pelle dura, ma non mi permetterei mai di agire così con un avversario politico».
«Dov’è il buon esempio?»
Blocher ha pure criticato l’appello lanciato la settimana scorsa ai consiglieri federali dalla presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, affinché non partecipino alla battaglia elettorale.
«Questo genere di raccomandazioni mi fa sorridere: lo stesso giorno in cui la signora Calmy-Rey lanciava l’appello, ho visto un manifesto che annunciava la sua presenza a un evento del partito socialista. Dov’è il buon esempio?», afferma Blocher.
Discorso dell’UDC «pericoloso»
La presidente della Confederazione si è dal canto suo espressa nella «Sonntag», affermando che le campagne antistranieri dell’UDC costituiscono un rischio per le rappresentanze elvetiche all’estero, come pure per i turisti e gli uomini d’affari svizzeri. A suo dire, un cambiamento in negativo dell’immagine della Svizzera è percepibile anche in seno all’Onu.
Micheline Calmy-Rey si è detta preoccupata per l’immagine della Svizzera. «Questa xenofobia non corrisponde alla nostra tradizione: la Svizzera è un paese aperto, che guadagna un franco su due all’estero». «Il partito che si fa pubblicità con la bandiera rossocrociata è il meno svizzero di tutti», aggiunge la consigliera federale, secondo cui le campagne dell’UDC sono espressione di «odio e xenofobia».
Negli anni Sessanta, ha sottolineato infine la ministra, erano stati gli italiani a finire nel mirino degli xenofobi, «oggi sono i musulmani. E prima erano stati gli ebrei. Presto potrebbe toccare agli omosessuali, ai socialmente deboli, ai malati, agli invalidi».
Critiche al barometro elettorale
Pascal Couchepin ha definito «scandaloso» il fatto che nell’ultimo barometro elettorale della SSR sia stato chiesto agli interpellati se gli attuali consiglieri federali devono essere rieletti o meno.
Egli ha pure giustificato i suoi riferimenti al Duce e al fascismo, formulati in un’intervista rilasciata a inizio mese. «Quando un partito afferma che il destino di un Paese dipende da una singola persona, allora ci si trova in un sistema che ricorda la figura del Duce. Questo è quanto ho voluto dire: nulla di più, nulla di meno », ha puntualizzato il consigliere federale.
swissinfo e agenzie
Il prossimo 21 ottobre, i cittadini svizzeri, residenti sul suolo nazionale o all’estero, sono chiamati a rinnovare le due Camere federali: i 200 seggi del Consiglio nazionale e 43 dei 46 seggi del Consiglio degli Stati (nei cantoni di Zugo e Appenzello interno l’elezione dei senatori è in programma ad un’altra data).
Gli elettori possono scegliere soltanto tra i candidati domiciliati nei loro cantoni di residenza. Per partecipare alle elezioni, gli svizzeri dell’estero devono iscriversi nei registri elettorali cantonali e possono in seguito eleggere rappresentanti politici del cantone prescelto. Quest’anno 44 dei 3089 candidati al Consiglio nazionale sono membri della Quinta Svizzera.
Dall’esito delle elezioni parlamentari può dipendere la futura composizione del governo. Il 12 dicembre il parlamento è chiamato ad eleggere a sua volta i membri dell’esecutivo per la prossima legislatura.
Le dimissioni dell’ex procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher, il ruolo avuto nella vicenda dal ministro della giustizia Christoph Blocher, la questione relativa alla separazione dei poteri e la sorveglianza politica: a proposito di questi temi è in corso, da inizio settembre, un acceso dibattito politico e mediatico la cui entità è strettamente correlata alle imminenti elezioni federali.
Una commissione parlamentare di sorveglianza ha rimproverato al consigliere federale Blocher di avere – nel quadro dello scioglimento del rapporti di lavoro con Roschacher – escluso il Consiglio federale dalla questione, di essersi spinto oltre le proprie competenze e di aver violato la separazione dei poteri.
Blocher ha respinto le critiche giudicandole tendenziose. Egli e il proprio partito (Unione democratica di centro) sarebbero vittime di un complotto volto a impedire la sua rielezione in seno al Governo. Il Consiglio federale, dal canto suo, ha incaricato un esperto indipendente di chiarire la delicata questione.
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