Gli svizzeri hanno votato
Questo weekend gli svizzeri hanno votato sull'estensione della libera circolazione ai cittadini dei dieci nuovi stati membri dell'Unione Europea.
Gli ultimi sondaggi davano un leggero vantaggio ai sostenitori dell’accordo. Ma il voto dovrebbe essere serrato.
L’estensione della libera circolazione ai dieci nuovi Stati membri dell’Unione Europea (UE) è il secondo tema europeo su cui i cittadini elvetici hanno votato quest’anno.
Lo scorso mese di giugno avevano accettato gli accordi di Schengen/Dublino, integrati al secondo pacchetto di bilaterali fra la Svizzera e l’UE, volti ad instaurare una collaborazione reciproca in ambito d’asilo e di sicurezza.
Il popolo ha dovuto esprimersi sul nuovo trattato visto che contro di esso era stato lanciato con successo un referendum facoltativo.
In Svizzera, una legge è obbligatoriamente sottoposta al voto popolare quando almeno 50’000 cittadini lo richiedono.
I comitati che hanno organizzato la raccolta di firme contro l’estensione della libera circolazione, composti da gruppi politici di destra e di sinistra, sono riusciti a convincere ben 93’000 sottoscriventi.
Via bilaterale
Per la Confederazione, la libera circolazione non è una novità. Questa misura è infatti già prevista nel primo pacchetto d’accordi bilaterali conclusi con l’UE e valevole, dal 1° giugno del 2002, per i suoi primi 15 Paesi membri. Il popolo è stato ora chiamato a decidere se estendere questa misura anche ai nuovi 10 Stati dell’UE.
La libera circolazione permette ai cittadini elvetici di lavorare o risiedere nell’UE. Gli abitanti dell’UE potranno fare la stessa cosa in Svizzera. L’apertura non è però totale: l’immigrazione potrà infatti essere adattata ai bisogni dell’economia e limitata per mezzo del rilascio di permessi di breve o lunga durata fino al 2011.
Le misure di accompagnamento previste permetteranno di evitare gli abusi. Le condizioni di lavoro e i salari saranno controllati da una serie di ispettori del lavoro.
Paure e speranze
Gli avversari all’accordo temono un afflusso massiccio di gente dai dieci nuovi Paesi, che rischierebbe di abbassare il livello dei salari nonché di mettere in pericolo molti posti di lavoro in Svizzera.
Inoltre la concorrenza fra lavoratori indipendenti sarà intensificata dal fatto che anche le ditte straniere potranno concorrere per aggiudicarsi un mandato elvetico.
Gli oppositori di sinistra all’estensione della libera circolazione ritengono dal canto loro le misure d’accompagnamento insufficienti.
I difensori dell’accordo sottolineano invece gli effetti positivi dell’estensione soprattutto sull’economia.
Un eventuale rifiuto creerebbe, secondo loro, delle tensioni fra la Svizzera e l’UE, che rischiano di ripercuotersi negativamente sui posti di lavoro.
Infine, i partigiani del sì sostengono che l’afflusso di lavoratori immigrati non metterà in pericolo il tessuto sociale elvetico. Anzi, lo rafforzeranno, visto che contribuiranno a rimpolpare le casse delle assicurazioni sociali.
Indecisi
L’ultimo sondaggio, datato metà settembre e realizzato su mandato della SRG SSR idée suisse, pone in leggero vantaggio i favorevoli all’estensione.
Si stima che il 50% dei cittadini elvetici voterà sì, mentre il 38% preferirà mettere un NO nell’urna. Tutto è però ancora da decidere. Il 12% di indecisi potrebbe infatti far pendere la bilancia tanto da una parte quanto dall’altra.
Gli scrutinii degli ultimi anni su temi europei mostrano che, al momento del voto, gli indecisi tendono a posizionarsi soprattutto sul fronte degli oppositori all’oggetto in referendum. La battaglia è quindi molto serrata.
swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione, Anna Passera)
L’accordo sulla libera circolazione delle persone, già in vigore con i 15 vecchi Paesi dell’UE, dovrebbe essere esteso ai suoi nuovi dieci Stati membri in modo progressivo e controllato.
I dieci nuovi Paesi membri dell’UE sono: Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Cipro.
Le misure d’accompagnamento attualmente in vigore saranno rinforzate in modo da evitare che la libera circolazione crei situazioni di abuso e di dumping salariale.
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