Il capo dell’esercito rettifica
Roland Nef – comandante dell'esercito svizzero – ha chiarito domenica alcune dichiarazioni degli scorsi giorni, a suo parere fraintese.
In un dibattito sull’incidente mortale di Wimmis trasmesso martedì sera dalla televisione svizzerotedesca, certe dichiarazioni di Nef erano state interpretate come un invito, rivolto ai soldati, a rifiutare gli ordini ritenuti pericolosi.
Nel quadro di due interviste, pubblicate da Le Matin dimanche e dalla SonntagsZeitung, il comandante ha chiarito la sua riflessione: un ordine può in realtà essere rifiutato soltanto se umiliante, se contrario alla legge o se contrario al diritto internazionale di guerra. Spetta al superiore, ha aggiunto, vegliare affinché i soldati non siano esposti a rischi eccessivi.
Secondo Nef, tuttavia, la presenza di rischi durante l’addestramento non può essere del tutto evitata. A questo proposito, egli ha citato l’esempio del lancio di granate: un’attività oggettivamente pericolosa, che però il milite – pur con adeguate precauzioni di sicurezza – è tenuto a eseguire.
Nef si è detto scettico in merito alla possibilità di abbandonare il modello della milizia a favore di un esercito di professionisti.
Citando l’esempio dei granatieri, il comandante ha affermato che il sistema di milizia permette di ottenere risultati eccellenti dal profilo dell’addestramento e della motivazione.
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