Salvare l’invisibile: la missione titanica della Fondazione Jean-Luc Godard
Tra archivi perduti, film introvabili e diritti opachi, la Fondazione Jean-Luc Godard, recentemente creata, avvia un vasto progetto per preservare e condividere l’eredità del regista franco-svizzero scomparso nel 2022.
In Rue des Petites Buttes, a Rolle, nel Canton Vaud, c’è una porta, e questa porta conduce a un appartamento. Non colpisce per l’aspetto esteriore, ma alcuni film l’hanno resa immortale; è infatti stato l’atelier di un grande cineasta e artista.
L’appartamento-atelier del numero 2 è oggi affittato, ma l’indirizzo esiste ancora, ed è, dal 16 gennaio 2026, la sede della Fondazione Jean-Luc GodardCollegamento esterno. Chi fosse preoccupato può tranquillizzarsi: l’atelier è stato ampiamente filmato e fotografato, e già “riprodotto” all’interno di esposizioni.
Tuttavia, come sottolinea Frédéric Maire, collaboratore di Jean-Luc Godard e membro fondatore della fondazione, l’obiettivo non è “creare un mausoleo per raccogliersi davanti al mozzicone di sigaro di Jean-Luc Godard”.
reata da persone vicine al cineasta scomparso nel 2022, tra cui i suoi ultimi collaboratori artistici e il nipote Paul Grivas, la Fondazione Jean-Luc Godard nasce dalla volontà di far vivere l’opera del regista e di censire gli archivi esistenti – perché Godard aveva l’abitudine di disfarsi di tutto, e oggi i suoi materiali sono dispersi in vari fondi, alcuni privati, altri pubblici.
Frédéric Maire ha familiarità con le problematiche legate alla conservazione e alla catalogazione. Direttore della Cinémathèque Suisse dal 2009 al 2025 ed ex direttore artistico del Festival di Locarno, ha collaborato regolarmente con Jean-Luc Godard, proseguendo il lavoro iniziato da Freddy Buache, vicino al regista e suo predecessore alla guida della Cinémathèque Suisse. Godard conosceva bene questi spazi e partecipava alle proiezioni come spettatore; alcuni dei suoi archivi erano stati depositati lì. Così, se la fondazione nasce un po’ per caso nel momento in cui Maire lascia la Cinémathèque, per lui rappresenta anche una forma di continuità.
Distinguere i “film” dai “non-film”
L’opera di Godard presenta problemi specifici, perché a volte è difficile tracciare una netta linea tra “film” e “non-film”, tra archivio e produzione, tra bozza e opera compiuta. Gli ultimi film del regista, pensati insieme agli ultimi collaboratori (tra cui Fabrice Aragno e Jean-Paul Battaggia, anch’essi membri della Fondazione Jean-Luc Godard), mostrano già questo intreccio tra quaderni, film-essay e progetti cinematografici veri e propri.
Paul Grivas ricorda che questi archivi, esposti in un progetto multimediale chiamato “What We Leave Behind” e mostrati sulla rivista cinematografica francese Cahiers du Cinéma di marzo, sono sparsi nel mondo, in collezioni private, cineteche, musei… La fondazione si prepara quindi a lanciare un “appello” per censire questi innumerevoli documenti: non si tratta di possederli o immagazzinarli, ma di garantirne conservazione e accessibilità.
Di tanto in tanto riemergono dei “piccoli film” di Godard, talvolta pensati per la televisione: si capisce che, tra i lavori più “classici”, Godard non smetteva mai di creare. Lo scopo della fondazione potrebbe essere rendere questi film più facilmente accessibili.
Alcuni di questi “film-essay” (nel senso sia del saggio letterario che del verbo “provare”) sono quasi invisibili: occorre quindi catalogarli, ritrovarli e restaurarli. Così avviene per il cortometraggio girato da Godard negli studi Zoetrope di Los Angeles, con l’assistenza di Francis Ford Coppola, all’interno delle scenografie di Coup de Cœur (1981): “Siamo certi che questo film sia stato girato in 35mm, ma oggi esiste solo una pallida copia video…”, spiega Frédéric Maire.
Meraviglie da scoprire?
Ma anche i film noti, “ufficiali”, presentano problemi – a volte, paradossalmente, ancora maggiori, per questioni di diritto. Si pensi, per esempio, a Nouvelle Vague (1990), lungometraggio di Godard prodotto nel circuito commerciale “mainstream”, con Alain Delon nel ruolo principale, per il quale non esiste oggi una versione digitale di qualità: uno dei progetti della fondazione è rintracciare chi detiene i diritti commerciali e avviare lavori di restauro.
Alla domanda sull’eventuale esistenza di film inediti o di oggetti filmici “compiuti” finora sfuggiti alle filmografie ufficiali, Paul Grivas afferma: “bisogna vedere cosa intendiamo per oggetto filmico…”. È comunque possibile che rimangano meraviglie da scoprire: versioni alternative o bozze di film completati, per esempio. Grivas sospetta che esista una versione alternativa di JLG/JLG (1995).
La fondazione, però, dispone di pochi fondi propri e non può comunque generare profitti: il suo scopo principale è collegare diverse strutture, creare un catalogo o inventario e fungere da piattaforma di riferimento sull’opera di Godard. Se servono risorse per alcune attività si tratterà di progetti mirati, sostenuti da enti pubblici o privati – per esempio, per realizzare un sito internet più completo o per finanziare restauri ed esposizioni. Nei mesi che hanno preceduto la creazione dell’ente, i promotori hanno già potuto contare sul sostegno della Fondazione Michalski.
Il centenario della nascita di Godard all’orizzonte
Quali progetti concreti intende portare avanti la fondazione? Nulla è ancora definitivo, ma Frédéric Maire sottolinea che “inizialmente c’era l’idea di uno spazio che potesse essere un luogo di accoglienza”. Non si tratta di “fare alla Godard”, in una sorta di triste perpetuazione dell’opera già realizzata, ma di immaginare come l’accesso agli archivi, ai luoghi, a un certo contesto, possa stimolare nuove pratiche – e, perché no, una sorta di filiazione, anche se Maire resta prudente su questo termine.
La fondazione prevede anche di contribuire alla ricerca: il censimento di archivi e opere sarà già un contributo prezioso per chi studia Godard – Frédéric Maire e Paul Grivas immaginano che il catalogo possa essere consultato liberamente online, con alcuni film direttamente visibili.
Alcuni progetti sono già avviati, tra cui la pubblicazione della corrispondenza di Jean-Luc Godard, probabilmente un tesoro per godardiani e godardiane di tutto il mondo. La fondazione ha inoltre già collaborato a una mostra al Museo de la Virreina di Barcellona, inaugurata il 28 marzo. Sul lungo periodo, i membri iniziano a pianificare il centenario della nascita del regista: Jean-Luc Godard avrebbe compiuto 100 anni nel 2030.
Per il resto, il lavoro è enorme e Paul Grivas ammette di sentirsi talvolta sopraffatto. “Ci sono venti idee al giorno”, racconta, ricordando le parole di Elias Sanbar, membro del collettivo e amico di lunga data di Jean-Luc Godard, che, entusiasta del progetto, rispose: “Spero che saremo all’altezza”.
Grivas trova conforto pensando a questa frase di Henry James, citata in Film Socialisme (2010) e nel suo Film Catastrophe (2012), making-of del film di Godard: “Lavoriamo nell’oscurità – facciamo ciò che possiamo – diamo ciò che abbiamo. Il nostro dubbio è la nostra passione e la nostra passione è il nostro compito. Il resto è la follia dell’arte.”
A cura di Samuel Jaberg
Tradotto con il supporto dell’IA/sibr
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