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Iniziativa espulsione: un test per la sinistra

Deportati! Queste scarpe erano parte della protesta organizzata davanti al Parlamento federale. Keystone

A meno di due settimane dal voto popolare sull'espulsione degli stranieri che commettono reati, il fronte del "no" ha alzato i toni, a suon di manifestazioni di piazza e frecciatine ad imprenditori e partiti di centro-destra.

Finora sono stati i promotori dell’iniziativa UDC ad avere la meglio: sono rispuntati i controversi manifesti con la “pecora nera” e nei dibattiti pubblici, come sulla stampa, sono state le emozioni a tener banco, accaparrandosi così l’attenzione del pubblico.

Nelle ultime settimane, tuttavia, la sinistra ha intensificato i suoi sforzi di comunicazione, organizzando una serie di eventi artistici nelle principali città svizzere. Iniziative che rischiano però di avere un impatto alquanto limitato, secondo Michael Hermann, politologo all’università di Zurigo.

«Dubito che queste manifestazioni riescano a coinvolgere altre persone, oltre a quelle già di per sé favorevoli alla causa», spiega a swissinfo.ch. Secondo Hermann, invece, la neoministra socialista Simonetta Sommaruga ha potenzialmente più chance di far naufragare l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC), spiegando al popolo le proprie ragioni.

Non bisogna però dimenticare, sottolinea Georg Lutz, politologo all’università di Losanna, che i due fronti non dispongono certo delle stesse risorse finanziarie, come dimostrano le stesse campagne portate avanti dai partiti. Ciò non toglie, ribatte Hermann, che anche se l’alleanza di centro-sinistra (socialisti, verdi e sindacati) potesse contare su maggiori finanziamenti, non è per nulla certo che avrebbe successo. «La tendenza generale è chiara: i cittadini vogliono leggi più severe contro gli stranieri, almeno a quando risulta» dalla raccolta delle firme.

Divisioni interne

Il fronte della sinistra non deve però far fronte soltanto a un ostacolo d’ordine finanziario. Si trova infatti in una posizione scomoda: da un lato respinge l’iniziativa UDC, mentre dall’altro deve tollerare – senza sostenerlo attivamente – il controprogetto diretto proposto da governo e parlamento.

Il controprogetto – che sarà sottoposto al voto assieme all’iniziativa – promuove anch’esso l’espulsione degli stranieri criminali, ma nel rispetto delle leggi internazionali e del diritto costituzionale. Inoltre, iscrive nella Costituzione la promozione dell’integrazione, tesa alla coesione fra popolazione svizzera e straniera. Ed è proprio grazie a questo articolo che ha ottenuto l’adesione, in parlamento, di parte dei socialisti.

Sia Lutz che Hermann concordano sul fatto che la scissione interna al Partito socialista – con una minoranza pragmatica a favore del controprogetto e una maggioranza che vi si oppone senza compromessi – non è necessariamente controproducente.

Tatticismi e progresso

«Le divergenze interne al PS hanno permesso di accrescere la consapevolezza nell’opinione pubblica e di richiamare l’attenzione dei media», ha argomentato Lutz. Questo dibattito ha permesso di mostrare una volta di più che la questione del rinvio dei criminali stranieri non può essere vista soltanto in bianco o nero, schierandosi a favore o contro l’iniziativa.

Dal canto suo, Hermann definisce un progresso il fatto che il PS abbia scelto di affrontare apertamente la questione degli stranieri criminali e di accettare posizioni diverse. Fino a poco tempo fa questo tema era praticamente tabù.

Sta di fatto, che le divergenze emerse all’ultimo congresso in merito al controprogetto hanno provocato non poche polemiche fuori e dentro il partito. I vertici del PS hanno poi cercato di calmare le acque, ricordando che ciò che conta è che i delegati siano unanimi nel respingere l’iniziativa e che il controprogetto resta di fatto una proposta del centro-destra, chiamata a far fronte alle proprie responsabilità. Giustificazioni a parte, gli esperti sono unanimi nel mettere in guardia il partito dalle conseguenze che una dispersione dei voti potrebbe avere sul risultato che uscirà dalle urne il 28 novembre.

Il ruolo dell’economia

Tra i socialisti che si sono schierati a favore del controprogetto, questi avvertimenti suscitano in ogni caso qualche turbamento. Per questo, ora puntano il dito contro i partiti di centro-destra, accusati di non aver mantenuto la promessa di portare avanti la battaglia per il controprogetto, in cambio di un sostegno socialista nei dibattiti parlamentari.

Anche dalla stessa destra, però, giunge qualche voce critica nei confronti degli imprenditori e della loro assenza durante la campagna. In quest’ottica, la ministra di giustizia e polizia – la socialista Simonetta Sommaruga – ha invitato a più riprese economiesuisse ad aprire i propri forzieri e dare il proprio contributo per scongiurare potenziali danni all’economia. Invano: la federazione delle imprese svizzere ha respinto ogni appello.

Il voto sull’iniziativa UDC per l’espulsione degli stranieri criminali non è significativo per l’economia, almeno questo è quanto dichiarato dalla stessa direzione di economiesuisse.

Sia per l’iniziativa sia per il controprogetto, le espulsioni riguarderebbero gli stranieri condannati con sentenza passata in giudicato.

L’iniziativa prevede l’espulsione per:
omicidio intenzionale, violenza carnale o un altro grave reato sessuale, un reato violento quale ad esempio la rapina, per tratta di esseri umani, traffico di stupefacenti o effrazione; o che hanno percepito abusivamente prestazioni delle assicurazioni sociali o dell’aiuto sociale. Il legislatore avrebbe la facoltà di aggiungervi altre fattispecie. La durata del divieto di entrare in Svizzera per le persone espulse sarebbe fissata dall’autorità competente e varierebbe tra i 5 e i 15 anni. In caso di recidiva, la durata del divieto d’entrata sarebbe di 20 anni.

Il controprogetto prevede l’espulsione per:
assassinio, omicidio, stupro, lesioni corporali gravi, rapina qualificata, presa d’ostaggio, tratta di esseri umani qualificata e infrazione grave alla legge sugli stupefacenti, o altri reati sanzionati con una pena privativa della libertà di almeno un anno, come pure una pena privativa della libertà di almeno 18 mesi per truffa o altre infrazioni legate alle assicurazioni sociali, all’aiuto sociale o a contributi di diritto pubblico, come anche per una truffa economica. Porterebbero inoltre all’espulsione altre infrazioni a una pena privativa della libertà di almeno due anni o a diverse pene pecuniarie che nello spazio di 10 anni sommano almeno 720 aliquote giornaliere.
Questo testo precisa che l’espulsione è decretata nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi di base della Costituzionale e del diritto internazionale.

(Traduzione dall’inglese, Stefania Summermatter)

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