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Il tiro, una passione senza confini

Persone che sparano
Gli svizzeri e le svizzere all'estero hanno avuto la loro giornata alla Festa federale di tiro a Coira. Dirk Frischknecht

La Festa federale di tiro 2026 a Coira ha riunito anche le svizzere e gli svizzeri all'estero. Arrivati da Sudafrica, Canada, Stati Uniti ed Europa, quasi 130 tiratrici e tiratori hanno partecipato al concorso sui 300 metri. Per molti di loro, il tiro non è solo una disciplina sportiva, ma un modo per mantenere vivo il legame con la Svizzera.

I colpi di fucile, attutiti dalle cuffie, arrivano a intervalli irregolari. Poi nel naso si fa largo l’odore dello sparo: un misto di polvere bruciata e grasso per armi. Sulle rastrelliere, perfettamente allineati, ci sono carabine, fucili d’assalto 57 e 90. A 300 metri, una decina di bersagli. Sugli schermi, le bandiere di Sudafrica, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi e Principato del Liechtenstein.

Al poligono di tiro Rossboden, a Coira, è la giornata della diaspora elvetica.

Il tiro come legame con la Svizzera

“In tutto il mondo ci sono svizzere e svizzeri all’estero che condividono la stessa passione per il tiro. Ritrovarsi qui per vivere insieme questa esperienza è davvero speciale”, dice Karin Schmid, membro dello Swiss Rifle Club di Città del Capo, in Sudafrica. La professoressa di francese presso l’University of Cape Town si è avvicinata a questo sport sei anni fa grazie al padre, che pratica il tiro da decenni. “Ciò mi permette di condividere con lui questa tradizione tutta elvetica”.

persone che sparano
Competizione sui 300 metri: Karin Schmid spara con una carabina, seguita da un esperto del poligono. Dirk Frischknecht

Una tradizione promossa ogni cinque anni anche dalla Festa federale di tiroCollegamento esterno. “Il tiro è profondamente radicato in Svizzera”, spiega Carl Frischknecht, segretario generale del comitato organizzativo. “Sarebbe un peccato non permettere a chi vive fuori dai confini nazionali di prendere parte a questo evento. Con circa 36’000 partecipanti, si tratta pur sempre della più grande festa di tiro al mondo”.

Sono stati in tanti, gli svizzeri e le svizzere all’estero ad aver accolto l’invito del comitato organizzativo. Al concorso di tiro sui 300 metri si sono iscritte quasi 130 persone. Si tratta di una competizione individualeCollegamento esterno e di gruppoCollegamento esterno. Ci sono la Société Suisse de Tir de Bruxelles, i München Schweizer Schützen, la Fürstentum Liechtenstein Schweizer Schiess-Sektion, i Tireurs Suisses de LyonCollegamento esterno, la Société Suisse de Tir de Paris, la Schützensektion der NHG HollandCollegamento esterno, la Los Angeles Swiss Athletic Society, il Minneapolis Swiss Rifle Club, il Swiss Rifles of Washington, D.C., la Swiss Canadian Mountain Range Association,Collegamento esterno il Monterey County Swiss Rifle Club della CaliforniaCollegamento esterno, il Cape Town Swiss Rifle ClubCollegamento esterno e il Johannesburg Swiss Rifle ClubCollegamento esterno.

Società di tiro, un pezzo di Svizzera all’estero

Da Hong Kong al Canada, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, la tradizione svizzera del tiro ha accompagnato chi ha lasciato la Confederazione. “Nel XIX secolo, molti svizzeri emigrarono e, nei Paesi in cui si stabilirono, fondarono società di tiro per ricreare un pezzo di Svizzera all’estero”, ricorda Cedric Zbinden, storico e collaboratore scientifico del Museo svizzero del tiro. “Erano luoghi dove continuare a parlare la propria lingua e mantenere vive le tradizioni della loro madrepatria”.

Oggi si contano una trentina di società di tiro all’estero. Secondo un rapporto dell’esercito svizzero del maggio 2023,Collegamento esterno il numero di membri è però in costante calo: nel 2013 erano poco più di 900, scesi a meno di 600 nel 2022. Un’evoluzione che potrebbe essere accelerata da una decisione del Dipartimento federale della difesaCollegamento esterno (vedi specchietto “Troppo caro e pericoloso”). Nel gennaio 2020, l’allora ministra della difesa Viola Amherd ha deciso che l’esercito svizzero non rifornirà più le società di tiro all’estero con munizioni per ragioni organizzative e di sicurezza.

Per decenni, le società di tiro svizzere all’esteroCollegamento esterno hanno beneficiato di un sostegno simile a quello concesso ai club in patria. Riconosciute dal Dipartimento federale della difesa (DDPS), potevano ricevere armi in prestito e acquistare munizioni dell’esercito per svolgere programmi obbligatori e competizioni. Nel 2018, le 31 società riconosciute avevano ordinato munizioni per circa 30’000 franchi, destinate a un migliaio di tiratrici e tiratori.

Nel gennaio 2020, però, il DDPS ha deciso di interrompere queste esportazioni. La consigliera federale Viola Amherd ha motivato la scelta con ragioni di sicurezza e con un onere amministrativo ritenuto sproporzionato: all’estero, Berna non può controllare trasporto, deposito, stand e operazioni di tiro. I club possono continuare la loro attività, ma devono procurarsi le munizioni direttamente dal fornitore, oggi RUAG, sotto la propria responsabilità.

Thomas Bader, del Minneapolis Swiss Rifle Club, la prende con filosofia. “Stiamo valutando alcune soluzioni”, racconta il 58enne, tornato negli Stati Uniti nel 2003 dopo aver svolto l’apprendistato di cuoco in Svizzera. “In futuro sarà più complicato procurarsi le munizioni, ma sul mercato americano ci sono prodotti analoghi a quelli svizzeri. Per ora abbiamo un magazzino ben fornito”, conclude sorridendo.

A Città del Capo, la preoccupazione è maggiore. “I costi delle munizioni rischiano di diventare proibitivi”, sottolinea Dierk Lüthi, presidente del Cape Town Swiss Rifle Club. “A incidere sul prezzo sono il trasporto, i dazi doganali e un tasso di cambio sfavorevole”, dice un rammaricato Lüthi, nipote del noto pittore su vetro Albert Lüthi, autore degli stemmi dei Cantoni nella cupola del Palazzo federale.

Da Vancouver alla Bregaglia, il tiro unisce

Al poligono del Rossboden, la competizione a squadre continua: cinque tiri di prova, sei tiri singoli e poi quattro in serie. Tra i tiratori c’è anche Alexander Loeffler, membro della folta delegazione della Swiss Canadian Mountain Range Association. “Il nostro è più di un club di tiro, è una grande famiglia”, afferma Alex Loeffler, residente a Vancouver. Ha raggiunto Coira con la moglie e le due figlie. I quattro si sono fatti oltre 8’400 chilometri per partecipare alla Festa federale di tiro. “La nostra società conta circa 130 membri”, spiega la moglie Rachel. “Il cuore pulsante della comunità è uno chalet costruito negli anni Settanta. Vi si tengono regolarmente eventi, come la festa nazionale svizzera, tornei di jass o il Santa Claus party”.

persone in posa
La famiglia Loeffler della Swiss Canadian Mountain Range Association, arrivata da Vancouver, posa davanti al poligono del Rossboden. Per le figlie di Alexander e Rachel è il primo viaggio in Svizzera. Dirk Frischknecht

“È il mio primo viaggio in Svizzera, un Paese che trovo magnifico”, continua la figlia 16enne. “Mio nonno era di Winterthur e finora il legame con la sua madrepatria passava soprattutto dal cibo. Cuoco di professione, ci delizia sempre con specialità elvetiche”. Il viaggio della famiglia Loeffler e della delegazione di Vancouver non si fermerà però a Coira; proseguirà verso sud. Sono infatti stati invitati dalla Società cacciatori Bregaglia a trascorrere quattro giorni nella valle di lingua italiana dei Grigioni.

A organizzare l’uscita è stato Attilio Tam. “Durante un viaggio in Canada ho conosciuto alcuni svizzeri all’estero che mi hanno fatto sentire come a casa. È da anni che vorrei ricambiare l’ospitalità, ma finora mi era mancata l’occasione”, racconta il responsabile dei corsi per giovani tiratori in Bregaglia. “Il programma prevede una visita alla diga dell’Albigna, alle fortezze di Maloja e a Soglio, e una gara di tiro con la società locale. La visita si concluderà con una cena a base di cinghiale alla brace, importato dall’Ungheria”.

Quando il tiro diventa incontro

Che il tiro unisca oltre i confini nazionali lo conferma anche Karin Schmid, di Città del Capo. Il Cape Town Swiss Rifle Club ha trascorso una serata con la sezione di tiro di Felsberg, villaggio grigionese a circa sei chilometri da Coira. “Ci hanno invitati a partecipare a una gara amichevole nel loro poligono. L’incontro si è concluso con una cena a base di fondue di formaggio”.

Lo Swiss Rifle Club Cape Town nacque nel 1949 anche grazie a un impulso arrivato dalla Svizzera. Il 26 giugno di quell’anno, lo Swiss Club di Città del Capo ricevette una lettera della Radio svizzera a onde corte, antenata dell’attuale Swissinfo, che invitava la comunità elvetica all’estero a partecipare a una gara legata alla Festa federale di tiro. A Città del Capo non c’erano né un poligono, né fucili né munizioni, ma l’entusiasmo bastò: 27 tiratori si ritrovarono allo stand di tiro di Woltemade. Da quell’esperienza nacque lo Swss Rifle Club Cape TownCollegamento esterno.

E di convivialità vive anche la giornata delle svizzere e degli svizzeri all’estero. Dopo la competizione a squadre della mattina, tiratrici e tiratori si ritrovano nel capannone principale della Festa federale di tiro. Sul palco una banda musicale accompagna il pranzo con pezzi folcloristici che si mischiano al frullare di voci in tedesco, francese e inglese. Ai tavoli viene servito un pasto tradizionale: maccheroni dell’alpigiano con purea di mele.

Valérie Page fa parte della Schützensektion der NHG Holland. “Ci troviamo due volte al mese al poligono”, racconta Page, sottolineando che è una passione che condivide con il marito irlandese. A casa si parla inglese, olandese e svizzero tedesco affinché i figli stabiliscano un legame con la sua patria d’origine. “Oggi, alla Festa federale di tiro – conclude la giovane madre – mi sono resa conto che questa tradizione tutta svizzera viene vissuta un po’ ovunque nel mondo. Anche se la nostra sezione è piccola, facciamo parte di una comunità molto più grande, sparsa ai quattro angoli del pianeta”.

Articolo a cura di Daniele Mariani

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