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Sonora sconfitta per l’iniziativa sulla neutralità

bandiera svizzera
La maggioranza del popolo svizzero non è d'accordo con una concezione più restrittiva della neutralità. Keystone / Gian Ehrenzeller

Il popolo svizzero non vuole una neutralità più restrittiva e ha respinto nettamente l’iniziativa lanciata dall’UDC.

Oggi il popolo svizzero si è recato alle urne per decidere se sancire nella Costituzione elvetica una concezione più restrittiva della neutralità, trasformandola da strumento di politica estera in principio costituzionale. Ben il 70% dell’elettorato avrebbe respinto l’iniziativa, secondo le proiezioni dell’istituto demoscopico gfs.bern, così come tutti i Cantoni.

Dalla sonora bocciatura si discosta in parte il Ticino, dove l’iniziativa è stata respinta in maniera meno marcata (51,7%). Nei Grigioni i “no” hanno raggiunto il 66,6% e altrove, come a Zugo e Argovia, le opposizioni hanno sfondato quota 70%.

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La neutralità elvetica, una delle più antiche al mondo, fu riconosciuta nel 1815 dal Congresso di Vienna dopo le guerre napoleoniche. L’iniziativa “Salvaguardia della neutralità svizzera”, lanciata dagli ambienti della destra conservatrice, intendeva impedire che la Confederazione potesse adottare sanzioni nei confronti degli Stati belligeranti, al di fuori quelle decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il risultato emerso questa domenica dalle urne è persino più chiaro di quello dell’ultimo sondaggio della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), secondo cui il 63% delle persone intervistate si era detta pronta a respingere l’iniziativa.

Tra le ragioni del “no” che hanno fatto più presa sull’elettorato c’erano i timori per la sicurezza della Svizzera. Il popolo temeva inoltre che il testo potesse compromettere la capacità di Berna di cooperare con altri Stati. 

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Voti a favore “pochi o nessuno”

I voti a favore dell’iniziativa sono stati “pochi o nessuno”, ha commentato il politologo Urs Bieri di gfs.bern alla Radiotelevisione di lingua tedesca SRF. Nemmeno l’appoggio, in primis finanziario, di Christoph Blocher, ex consigliere federale e figura di spicco dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), è servito, secondo l’esperto.

“L’UDC non è riuscita a mobilitare al di fuori della propria base”, ha affermato Bieri.”Questo dimostra che non si vince solo con i soldi. Servono coalizioni”, ha aggiunto.

“Continueremo a lottare”

Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera, l’associazione all’origine dell’iniziativa, crede che l’incomprensione sulla cooperazione militare con altri Paesi sia la ragione del netto rifiuto del testo. L’iniziativa avrebbe vietato solo l’integrazione nelle formazioni della Nato, ha spiegato Rietiker a SRF, ma non esercitazioni congiunte in caso di un potenziale attacco. Il fatto che questo aspetto non fosse sufficientement chiaro “ha generato un certo grado di incertezza”, ha ammesso Rietiker.

Per Stephanie Gartenmann, granconsigliera bernese dell’UDC e membro del comitato promotore, la battaglia per una neutralità più restrittiva non finisce qui. “Continueremo a lottare”, ha assicurato Gartenmann, mettendo in guardia dagli sviluppi nocivi per il Paese. Gartenmann ha ricordato, per esempio, che le attività in Russia del colosso dell’alimentare romando Nestlé sono state messe sotto amministrazione controllata.

Malgrado la sconfitta, è importante che l’iniziativa sulla neutralità abbia almeno avviato un dibattito sul tema, ha commentato il consigliere nazionale dell’UDC Yvan Pahud. Pahud ha inoltre espresso la speranza che Berna possa continuare a svolgere un ruolo nel facilitare la pace, in particolare tra Russia e Ucraina, nonostante si sia “schierata con un blocco”, ha aggiunto.

Sanzioni: “due pesi e due misure hanno danneggiato la Svizzera”

L’ex ambasciatore e fondatore del Centro di Ginevra per la neutralità Jean-Daniel Ruch ha interpretato la sconfitta alle urne in maniera piuttosto negativa. Secondo Ruch, la credibilità della Svizzera è stata già danneggiata, in particolare a causa dei doppi standard nell’applicazione delle sanzioni.

“Gli europei ci fanno pressione e noi imponiamo sanzioni alla Russia. Gli israeliani ci fanno pressione e noi non imponiamo sanzioni a Israele”, ha detto Ruch alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS. Il testo, ritiene Ruch, avrebbe garantito una coerenza da questo punto di vista.

Un segnale “a favore di sanzioni per chi viola i diritti umani”

Il risultato della votazione di oggi è un chiaro segnale a favore di una politica sanzionatoria che punisca chi viola i diritti umani, ha dichiarato a SRF il consigliere nazionale del Partito socialista Fabian Molina.

Secondo Molina, la Svizzera dovrebbe spingersi persino oltre, punendo i coloni israeliani violenti.

In un comunicato, i Verdi hanno invece messo l’accento sul rifiuto, ancora una volta, delle “derive isolazioniste dell’UDC. Neutralità non significa né indifferenza né chiudere un occhio sulle violazioni del diritto internazionale, ha sottolineato la formazione.

Per la consigliera agli Stati del Centro Marianne Binder-Keller, il voto contrario invia soprattutto un messaggio ai Paesi vicini: “indica che la Svizzera fa parte dell’architettura occidentale dello Stato di diritto e della sicurezza”, ha commentato ai microfoni della SRF. Nessuno vuole abbandonare la neutralità, ha puntualizzato la parlamentare, ma un completo isolamento sarebbe stato molto problematico nel contesto geopolitico attuale, ha aggiunto.

“I nostri cittadini sanno che non potremmo resistere a un attacco da soli”, ha affermato Binder-Keller.

Neutralità “permanente” contro neutralità “flessibile”

Il campo promotore dell’iniziativa chiedeva di iscrivere nella Costituzione elvetica il principio di una neutralità “permanente e armata”, che sarebbe andata persa quando la Svizzera ha adottato le sanzioni dell’Unione Europea (UE) nei confronti della Russia.

La Svizzera non avrebbe quindi potuto aderire ad alleanze militari o difensive, se non in caso di aggressione diretta contro il suo territorio. Questo principio, tuttavia, è già sancito dal diritto della neutralità.

La richiesta che più ha fatto discutere era l’impossibilità di aderire a qualsiasi sanzione contro Stati in guerra, oltre a quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Nel Consiglio di sicurezza, tuttavia, siedono Paesi come Russia, Cina e Stati Uniti che possiedono diritto di veto e difficilmente voterebbero a favore di sanzioni contro sé stessi o i propri alleati.

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Sul piano giuridico, il diritto di neutralità che si basa sulle Convenzioni dell’Aia, entrate in vigore in Svizzera nel 1910, non vieta a uno Stato neutrale di assumere posizioni politiche o adottare sanzioni economiche. Le argomentazioni del campo contrario all’iniziativa, che include il Governo elvetico e tutti i partiti tranne l’UDC, vertevano soprattutto su questo punto.

Il Governo svizzero, in particolare, obiettava che l’iniziativa avrebbe limitato il margine di manovra che consente di garantire la sicurezza del Paese, con ripercussioni potenziali anche sulla reputazione e sugli interessi economici della Svizzera. Non potendo cooperare con altri Paesi in ambito di sicurezza, anche l’industria degli armamenti svizzera sarebbe stata indebolita, secondo le autorità elvetiche.

Specialmente nel presente contesto geopolitico instabile, la salvaguardia di un ordine internazionale tramite la possibilità di adottare sanzioni condivise a livello internazionale è nell’interesse della Svizzera, affermavano il Governo e la maggioranza delle forze politiche nel Paese. Ciò, dal loro punto di vista, non mette in discussione la neutralità.

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