La libertà religiosa in Svizzera non è assoluta – discorso Egerszegi
L'iniziativa sui minareti rappresenta una possibilità per avviare un dialogo, ha detto la presidente del Consiglio nazionale Christine Egerszegi davanti agli ambasciatori dei paesi islamici.
Stimato ambasciatore Kandari, Vostre eccellenze, signore e signori. I contatti personali e la disponibilità al dialogo sono dei buoni presupposti per la comprensione reciproca e la coesistenza di diverse religioni e culture. È tuttavia pure importante segnalare le differenze e fare chiarezza sui punti di contatto o di confronto tra le culture, in modo da facilitare la ricerca di un approccio amichevole e rispettoso per affrontare la diversità.
Attraverso la globalizzazione, la distanza con tutti i paesi islamici si è ridotta. Con la maggior parte di loro la Svizzera dispone di ottime relazioni diplomatiche ed economiche. Ma la globalizzazione non ha soltanto degli effetti economici. In seguito ai movimenti migratori si sono avvicinate anche culture, tradizioni e valori.
La Svizzera ha una lunga tradizione in materia di convivenza di culture e religioni diverse. È riuscita a svilupparla, con fatica, dopo violente guerre civili. Dal 1848 nella Costituzione federale è stato ancorato il diritto delle minoranze di mantenere le proprie culture e le proprie tradizioni. Questo diritto implica tuttavia anche il dovere di rispettare in ugual misura le altre culture presenti nel paese. Grazie a questi principi di base scritti nero su bianco, la Svizzera è riuscita a unire in un paese regioni linguisticamente e culturalmente molto diverse.
Pur con ogni tolleranza e comprensione nei confronti di altri stili di vita, di altri valori e tradizioni, esistono per noi dei principi, delle libertà e dei diritti, protetti dalla nostra Costituzione, che sono validi per tutti e non sono negoziabili: i diritti umani, i diritti della libertà, l’uguaglianza tra uomini e donne (e non soltanto a livello di dignità), le regole democratiche e lo Stato di diritto. Questi valori devono essere rispettati da tutti coloro che vivono nel nostro paese, sia negli spazi pubblici che nella vita privata. Ciò vale anche per l’integrità fisica e psicologica dei singoli individui. Religioni o tradizioni culturali non devono mai essere poste al di sopra di una legge.
Nel nostro paese la libertà religiosa è un diritto fondamentale di primaria importanza. Ma, pur se la Costituzione elvetica richiama tradizioni cristiane, applichiamo una netta separazione tra la chiesa e lo Stato. Non esiste una chiesa di Stato e rifiutiamo categoricamente ogni strumentalizzazione della religione per obiettivi politici. La nostra Costituzione e le leggi che ne conseguono valgono per ogni religione, anche nel caso in cui ne limitano l’esercizio.
Esprimendomi su questo tema non posso evitare di aggiungere un paio di annotazioni in merito alla prevista iniziativa per il divieto di costruzione di minareti in Svizzera. I cittadini svizzeri hanno il diritto democratico di utilizzare lo strumento dell’iniziativa per proporre un nuovo articolo costituzionale. Siamo fieri di questo strumento politico garantito dalla nostra democrazia perché in questo modo i cittadini hanno un influsso diretto sulle decisioni politiche. Se accompagnato da almeno 100’000 firme valide, l’oggetto deve essere giudicato da governo e parlamento prima di essere posto in votazione davanti all’intera popolazione.
In effetti, quest’iniziativa tocca un tema delicato, del quale dovremo ancora discutere a lungo nei prossimi mesi. In qualità di presidente del Consiglio nazionale non intendo ancora prendere posizione in merito ai contenuti della proposta. Ma questa iniziativa è la dimostrazione di una certa paura che aleggia tra la popolazione. I timori nascono spesso in concomitanza con la carenza d’informazione, quando i contatti diretti o la comprensione reciproca non vengono curati a sufficienza. In questo senso, credo che questa iniziativa vada vista come una possibilità per avviare un dialogo comune. Le comunità islamiche, senza rinunciare alla propria cultura, dovrebbero tuttavia compiere sforzi maggiori per curare i contatti con la popolazione che professa altre fedi. Così facendo si potrebbero smontare gran parte delle paure esistenti.
Il dibattito su questa iniziativa è iniziato in maniera titubante, ma con il tempo potrà condurre a discussioni politiche infuocate. È perciò importante proseguire il dialogo tra i rappresentanti di diversi paesi. Non dobbiamo permettere che la disponibilità al dialogo tra di noi soffra a causa di questo tema o che venga sacrificata alle emozioni. Potremo trovare delle soluzioni soltanto forti di presupposti quali il rispetto della diversità d’opinione e la convizione di poter risolvere molti conflitti semplicemente dialogando.
Il coinvolgimento democratico delle opinioni di tutti gli interessati, le vigorose regole a difesa delle minoranze ed i costanti sforzi alla ricerca di soluzioni di compromesso sono stati gli strumenti principali nel processo di costruzione del nostro paese. Oggi, anche voi potete dare il vostro contributo al superamento delle nuove inevitabili sfide generate dalla coesistenza di culture, religioni e tradizioni diverse. Vi ringrazio per l’attenzione.
Christine Egerszegi
Christine Egerszegi, 59 anni, è la presidente del Consiglio nazionale (la camera bassa del parlamento federale). Il 12 giugno 2007, presso l’ambasciata del Kuwait a Berna, ha incontrato gli ambasciatori ed i rappresentanti in Svizzera di 21 Stati islamici. Il testo qui accanto è una versione leggermente adattata del discorso da lei pronunciato nell’occasione.
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