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La Svizzera aiuterà finanziariamente i palestinesi

Parte degli aiuti svizzeri sarà destinata al campo profughi di Nahr el Bared, nel Libano settentrionale Keystone

La Confederazione intende contribuire al piano internazionale d'aiuto di 7,7 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di franchi) stanziato dai paesi donatori per sostenere le autorità palestinesi nella creazione di uno stato indipendente dotato di istituzioni solide.

Martedì, in occasione della conferenza sulla ricostruzione e la sicurezza in Medio Oriente, tenutasi a Berlino, la ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy Rey ha ribadito l’impegno elvetico: «Confermiamo il nostro appoggio e il nostro incoraggiamento al popolo palestinese in vista di questo importante obiettivo».

Il giorno precedente, in un’analoga conferenza a Vienna, la consigliera federale aveva annunciato lo stanziamento di 25 milioni di franchi all’anno nel periodo 2009-2012. Una parte dei fondi (sei milioni l’anno) sarà destinata in modo specifico alla promozione dello stato di diritto, al «buon governo» e alla sicurezza civile.

Un ulteriore contributo di 6,5 milioni servirà agli aiuti umanitari urgenti e alla ricostruzione del campo profughi di Nahr el Bared.

Il vertice di martedì nella capitale tedesca è stato l’ultimo di una serie d’incontri concernenti l’iniziativa di pace avviata in novembre ad Annapolis (Usa) dal presidente statunitense George W. Bush e della segretaria di Stato Condoleeza Rice.

«Molto resta ancora da fare. Tutte le parti in causa sono tuttavia concordi nell’affermare che la realizzazione del piano di riforma e sviluppo per la Palestina non può essere concretizzato senza migliorare nel contempo la situazione sul terreno», ha rilevato Micheline Calmy-Rey.

Infrastrutture e istituzioni

Il piano in questione – adottato nel dicembre del 2007 a Parigi dall’Unione europea, dagli Stati Uniti, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale – dovrà servire a evitare il collasso dei Territori e a garantire un progetto di sviluppo destinato a dotare un futuro stato palestinese di istituzioni solide e di un’economia vitale.

«L’obiettivo della conferenza era quello di garantire, a corto termine, l’attuazione di misure per aumentare il grado di sicurezza in Cisgiordania», ha evidenziato in comunicato il governo tedesco.

Quest’ultimo spera di riuscire a raccogliere 180 milioni di dollari destinati tra l’altro all’edificazione di tribunali, di stazioni di polizia nonché al miglioramento dell’equipaggiamento e all’addestramento di 6-7’000 agenti palestinesi.

I palestinesi hanno dal canto loro sfruttato gli appuntamenti internazionali per illustrare la necessità di un intervento urgente: «Lo stato delle nostre finanze pubbliche è estremamente critico per quanto riguarda la disponibilità di risorse. Ci troviamo in una vera e propria situazione di crisi», ha affermato il primo ministro palestinese Salam Fayyad.

Finora, dei 7,7 miliardi di dollari promessi, ai palestinesi sono stati effettivamente forniti 600 milioni.

Il ruolo della Svizzera

Nonostante le persistenti difficoltà nella regione di Gaza, la conferenza di Berlino ha voluto dare un chiaro segnale a favore della costruzione di uno Stato palestinese, ha evidenziato a conclusione dei lavori il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier.

Alla conferenza è poi seguito un incontro del cosiddetto «Quartetto per il Medio Oriente», composto dai rappresentanti di Stati Uniti, Russia, Nazioni Unite e Unione europea, riunito per la prima volta dopo l’entrata in vigore – da giovedì della scorsa settimana – della fragile tregua tra Israele e Hamas.

In questo ambito, la Svizzera ha un ruolo importante, in quanto unico paese occidentale a intrattenere dei contatti con l’organizzazione islamica.

«La politica elvetica nei confronti di Hamas è improntata al dialogo costruttivo, a differenza dell’approccio della maggioranza dei paesi europei, più dogmatico e vicino all’atteggiamento statunitense che la considera un gruppo terroristico», spiega a swissinfo il politologo Daniel Meier, attivo presso l’«Institut de hautes études internationales et du développement» di Ginevra.

Secondo Meier, che ritiene «problematica» la scelta di isolare Hamas, «l’orientamento della Svizzera le permette di essere il rappresentante e l’interlocutore di quei paesi europei che non hanno finora preso chiaramente posizione per nessuna delle parti in causa».

swissinfo, Justin Häne
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

A Parigi, nel 2007, la comunità internazionale – rappresentata da 87 paesi – ha promesso in totale 7,7 miliardi di dollari di aiuti finanziari ai palestinesi sull’arco di tre anni.

Nel campo profughi di Nahr el Bared (esistente dal 1949), situato a nord della città di Tripoli (Libano settentrionale), risiedevano circa 30’000 profughi palestinesi secondo le stime della Nazioni Unite (in tutto il paese ve ne sarebbero circa 400’000).

Il campo è stato quasi completamente distrutto nell’estate del 2007 in seguito agli scontri tra l’esercito libanese e il gruppo islamico Fatah al-Islam. Alla Conferenza dei donatori di Vienna il governo libanese, la Banca mondiale e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi hanno presentato un piano di ricostruzione.

Le Nazioni Unite hanno stimato a 445 milioni di dollari l’importo necessario per migliorare le condizioni nell’area in questione. Dal canto suo, la Svizzera fornirà 6,5 milioni di franchi.

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