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PCS, un partito tra umanismo e cristianesimo

Per il presidente del Partito cristiano sociale Marius Achermann, l'invecchiamento della popolazione imporrà un ripensamento del finanziamento della previdenza swissinfo.ch

Difensore dei valori umanistici e cristiani, il Partito cristiano sociale svizzero è presente in pochi cantoni. Alle elezioni federali del 2007 aveva ottenuto lo 0,4% dei voti. A quelle del 2011, mira a mantenere il suo unico seggio in parlamento. Intervista con il presidente, Marius Achermann.

swissinfo.ch: Quali sono le priorità del suo partito per la prossima legislatura?

Marius Achermann: I punti principali del programma sono quelli che abbiamo sempre difeso: solidarietà, giustizia sociale e salvaguardia dell’ambiente per tutta la popolazione.

swissinfo.ch: In che settori la Confederazione dovrebbe ridurre le uscite e in quali dovrebbe invece investire di più?

M.A.: Dobbiamo dapprima chiederci se la Confederazione deve veramente ancora tagliare la spesa. Uno stato non è un’azienda privata e bisogna smetterla di paragonarla a un’economia domestica. Lo stato fornisce servizi che hanno un costo. Così, a parte alcune spese che sono sempre le stesse – come l’esercito – fatico a vedere molti settori dove tagliare.

Al contrario, sul fronte degli investimenti, la Confederazione deve compiere degli sforzi in diversi settori: formazione, energie rinnovabili, trasporto pubblico, prevenzione sanitaria e solidarietà internazionale.

D’altra parte, lo Stato dovrebbe porsi serie domande sul mantenimento della nostra rete di sicurezza sociale. Questo sistema è principalmente finanziato tramite i prelievi salariali. Con l’invecchiamento della popolazione, e pertanto sempre più pensionati e sempre meno persone attive, questo finanziamento sta raggiungendo i suoi limiti e si dovranno trovare altre soluzioni.

swissinfo.ch: Che via dovrebbe seguire la Svizzera nelle sue relazioni con l’Unione europea?

M.A.: Su pressione di alcuni partiti, il governo dice di voler continuare sulla via bilaterale. Ma non si devono chiudere gli occhi: non si può continuare a prendere tutto ciò che fa comodo e rifiutare il resto. Questo atteggiamento da “scroccatori” sta cominciando a infastidire i nostri vicini, ciò che capisco molto bene.

È chiaro che la Svizzera dovrà avvicinarsi all’UE, ma facendo attenzione. Infatti, in alcuni settori, anch’io sono euroscettico. Per esempio nei confronti del famoso principio del “Cassis de Dijon”, che rischia di portare ad un livellamento verso il basso delle merci. Ma è sempre la stessa cosa: l’unico modo per far cambiare un’istituzione è quello di entrarvi e farlo dall’interno.

swissinfo.ch: La Svizzera deve rinunciare all’energia nucleare e puntare sulle energie rinnovabili?

M.A.: Dopo il disastro in Giappone, mi sento molto a mio agio perché, contrariamente ad altri partiti, il PCS non ha fatto il voltafaccia. Abbiamo sempre difeso una Svizzera senza energia nucleare.

Alcuni dicono che “il rischio zero non esiste”. Diciamo loro che se il rischio residuo corrisponde a dover evacuare 650mila persone in caso di incidente grave, una società responsabile non se lo può assumere. Dobbiamo dunque abbandonare l’energia nucleare il più presto possibile.

swissinfo.ch: A cosa dovrebbero corrispondere la missione e gli effettivi dell’esercito di domani?

M.A.: Non parliamo dell’esercito nel nostro programma. Ci sono infatti diverse tendenze all’interno del partito. Per esempio, io sono membro del Gruppo per una Svizzera senza esercito, mentre il vicepresidente è capitano.

Penso che la Svizzera non sia pronta a rinunciare all’esercito. Ma l’esercito dei nostri nonni, con il principio di un popolo in armi, non è più adeguato. Ciò che minaccia le società oggi è il terrorismo, la o criminalità economica, eccetera. Occorre dunque un dibattito di società per sapere come ridefinire il ruolo dell’esercito nel suo contesto europeo. Ma, a priori, sembra chiaro che un esercito sovraequipaggiato, come lo è in alcuni campi, solleva interrogativi.

swissinfo.ch: Come si posiziona il suo partito rispetto all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri in Svizzera?

M.A.: Non si deve mai dimenticare che la Svizzera è stata a lungo un paese di emigrazione e che l’immigrazione è relativamente recente. Occorre anche essere consapevoli che abbiamo bisogno degli stranieri, che spesso fanno lavori che gli svizzeri non vogliono fare.

Ma alcuni comportamenti possono scioccare. Il parere del PSC in merito è chiaro: quando si arriva in un paese, si adottano i valori e le leggi del paese ospitante. Non si deve cedere a tendenze che vorrebbero che si accettassero atti contrari al diritto umanitario e generale, come i matrimoni forzati, le escissioni, eccetera.

swissinfo.ch: Quali sono le proposte del suo partito per migliorare la politica della Confederazione nei confronti della Quinta Svizzera?

M.A.: La Quinta Svizzera è un asso nella manica. Senza la rete socio economica e le conoscenze del mondo nella diaspora, la Svizzera sarebbe molto più povera economicamente, culturalmente e socialmente. Ma gli espatriati sono persone relativamente poco visibili. Non sono mai riusciti a fare eleggere un proprio rappresentante al parlamento. Allora, perché non riservare loro uno o due seggi alla Camera bassa?

Peraltro, la Confederazione deve fare il possibile per mantenere i contatti con gli espatriati e informarli in modo efficace e indipendente. Infine, ci sono diversi ministeri responsabili della Quinta Svizzera: dovrebbe esserci un unico interlocutore. È certamente per la Quinta Svizzera che il famoso “sportello unico”, di cui spesso si parla per il cittadino che si rivolge all’amministrazione, sarebbe più utile.

swissinfo.ch: Quali sono i valori che difende il suo partito?

M.A.: Il PCS si colloca al centro a sinistra dello spettro politico. Siamo un partito che difende dei valori di origine cristiana, ma che sono anche valori universali: solidarietà, rispetto dell’individuo, giustizia sociale, ecc.

Abbiamo molte affinità con i socialisti e gli ecologisti, pur non avendo sempre le stesse idee. Ad esempio, rispetto ai socialisti, siamo meno “tutto allo Stato” e riteniamo che alcuni compiti di interesse pubblico possano essere in mani private.

Partito di ispirazione cattolica che incarna l’ala sociale del Partito popolare democratico (PPD), il Partito cristiano sociale (PCS) si posiziona al centro sinistra dello spettro politico.

L’ala cristiano sociale costituisce un partito autonomo nei cantoni di Giura, Friburgo, Vallese, Zurigo e Lucerna. Altrove è integrata nel PPD.

Il PCS è presente in alcuni esecutivi cantonali. Entrato per la prima volta nel 1991 nel parlamento federale, il partito detiene attualmente un seggio al Consiglio nazionale. Nelle elezioni federali del 2007 ha ottenuto lo 0,4% dei voti.

Attualmente è rappresentato dalla consigliera nazionale Marie-Thérèse Weber-Gobet. La friburghese fa parte del Gruppo ecologista alle Camere federali.

Nato nel 1960, Marius Achermann è laureato in geografia presso l’università di Friburgo.

A livello professionale, è capo del Servizio della protezione della natura del cantone di Friburgo.

A livello politico, presiede il Partito cristiano sociale dall’autunno del 2010. Quale funzionario cantonale, non ha diritto di essere membro del parlamento del cantone di Friburgo. Non assume nemmeno mandati politici a livello federale, ma è in prima posizione sulla lista dei subentranti, se l’attuale deputata del PCS in Consiglio nazionale si dovesse ritirare.

(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)

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