Diritti dell’uomo: sugli Stati uniti piovono critiche
Gli Stati uniti hanno presentato per la prima volta un rapporto nell’ambito del Consiglio dei diritti dell'uomo presso l’ONU di Ginevra. Nel corso del dibattito di venerdì, numerosi Stati, fra i quali anche la Svizzera, hanno criticato aspramente l’America.
L’ambasciatore svizzero all’ONU Dante Martinelli ha raccomandato agli americani di «introdurre a tutti i livelli una moratoria sulle esecuzioni». Ha inoltre chiesto a Washington di dare seguito alla promessa di chiudere la prigione di Guantanamo sull’isola di Cuba. Al momento, infatti, vi sono detenute ancora 174 persone.
Martinelli ha anche criticato le condizioni di detenzione degli immigrati sul territorio statunitense. A questo proposito, ha chiesto che le incarcerazioni avvengano in via del tutto eccezionale e nel rispetto delle leggi internazionali.
L’esame, da parte dei Paesi membri dell’Onu, si è aperto con l’accusa di “delitto di genocidio” per causa di embargo mossa da Cuba, seguita dalle richieste di porre fine alle violazioni sistematiche formulate da altri ‘nemici’ tradizionali di Washington – quali il Venezuela e l’Iran. Altri numerosi Stati alleati hanno invece preso la parola per chiedere con insistenza a Washington di aderire alla moratoria sulla pena di morte in vista della sua abolizione.
La responsabile americana per le organizzazioni internazionali, Esther Brimmer, ha tuttavia difeso il bilancio degli Stati uniti, ricordando come l’amministrazione Obama si stia impegnando in favore del multilateralità, dei diritti dell’uomo e dello Stato di diritto.
I 192 Stati membri dell’ONU devono ogni quattro anni presentare nell’ambito dell’Esame periodico universale, meccanismo istituito nel 2006, un rapporto globale davanti al Consiglio dei diritti dell’uomo. Tutti i Paesi membri hanno il diritto di fare raccomandazioni agli Stati esaminati dal Consiglio. Il paese in questione risponde in seguito, accettando o respingendo le critiche mosse dagli altri.
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