Elezioni americane: riforme in stallo?
I risultati delle elezioni negli Stati uniti di medio termine confermano i sondaggi della vigilia: i repubblicani guadagnano la maggioranza nella Camera dei rappresentanti, ma i democratici mantengono la testa in Senato. Le riforme in cantiere dovranno ora fare i conti con i nuovi equilibri.
In palio c’erano tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 37 seggi su 100 al Senato. Anche se il risultato non è ancora definitivo, i repubblicani guadagnano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, ma la mancano in Senato, malgrado una forte offensiva.
A questo punto, i democratici e il presidente Barack Obama si trovano con degli equilibri mutati e con una situazione nuova che li obbligherà a modificare l’agenda politica. Così, l’era dei cambiamenti, iniziata con l’amministrazione Obama, rischia di subire una battuta d’arresto.
«Non ci si deve attendere grandi cose nei prossimi due anni. Le grandi riforme sono finite», conferma questa analisi David Sylvan, professore all’Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra.
L’esperto di politica americana si dice pessimista circa le riforme in cantiere, quelle su ambiente, immigrazione e educazione – per esempio. «Ci saranno delle grandi discussioni e, senza dubbio, anche delle continue interruzioni», prevede Sylvan.
È un’opinione condivisa anche da Nils Planel, consulente a Washington e specialista di politica americana. «Sarà più dura fare approvare delle riforme, tuttavia i repubblicani potrebbero essere pronti a cedere su certi cambiamenti, quelli sull’immigrazione o sull’ambiente», sostiene Planel.
D’altro canto, stando allo stesso Planel, se il Partito repubblicano si ostina a fare dell’ostruzionismo, il presidente Obama potrà accusarlo di irresponsabilità. Alla fine, «nono sarà facile per le due parti, si dovrà andare con i piedi di piombo. Ci sono già stati numerosi cambiamenti e forse è giunto il momento di inserire una pausa», conclude.
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