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Energia ed Europa in parlamento

L'apertura della sessione. Keystone

Lunedì ha avuto inizio la sessione parlamentare estiva alle camere federali. La politica energetica e l’Europa saranno i temi più importanti. Il dibattito non dovrebbe modificare la situazione di fondo, ma permettere ai partiti di profilarsi in vista delle elezioni di ottobre.

Inizialmente, a causa del dramma di Fukushima, era previsto che durante questa sessione il parlamento dibattesse il tema del nucleare e delle energie rinnovabili. L’energia nucleare sembra però avere già i giorni contati: l’esecutivo ha reso nota la sua decisione di rinunciare alle centrali entro il 2034.

L’energia nucleare non ha più molti sostenitori nel parlamento svizzero. Oltre al partito socialista, da sempre contrario all’atomo, i due grandi partiti del centro destra hanno modificato la loro posizione in seguito alla catastrofe giapponese.

Resta ancora da vedere se l’Unione democratica di centro (UDC) rimarrà l’ultimo bastione dell’energia atomica. Finora il partito di destra ha affermato che è molto difficile assicurare l’approvvigionamento elettrico del paese senza ricorrere al nucleare.

Poiché la sostituzione delle centrali è stata prevista anche dal governo, occorre ora valutare come procedere per fornire energia alla Confederazione. Le proposte non si faranno attendere sia da parte dei deputati che dai senatori.

Un fatto è senza dubbio certo: a meno di sei mesi dalle elezioni federali e in considerazione dei sondaggi d’opinione e dell’avanzata dei partiti ecologisti, la maggior parte dei parlamentari dovranno proporre una ventata di soluzioni volte ad assicurare un futuro energetico verde e sostenibile.

Ritorno al dossier Europa 

Nell’ambito di un dibattito speciale, le due camere dibatteranno inoltre sulla politica europea e il terzo pacchetto di accordi bilaterali che dovrebbe presto essere concluso a Bruxelles.

I senatori dovranno inoltre pronunciarsi in merito ad una proposta dell’UDC che intende ritirare la domanda di adesione della Svizzera all’Unione europea (UE). Tale domanda è da anni «congelata a Bruxelles» a causa di vari rovesciamenti avvenuti durante le votazioni.

Salvo grandi sorprese, il dibattito sull’UE non dovrebbe portare a cambiamenti di sorta. La via bilaterale, che continua da quasi 20 anni, riceverà probabilmente il sostengo del centro destra e della sinistra la quale richiederà probabilmente un rafforzamento delle misure d’accompagnamento, in particolare per contrastare gli effetti del dumping salariale.

L’UDC, da parte sua, cavalcherà di nuovo il suo cavallo di battaglia preferito: ovvero la difesa dell’indipendenza svizzera dall’estero. Niente di nuovo insomma. Ma ancora una volta, il dibattito presenterà l’occasione ai partiti di mettersi in mostra in vista delle elezioni federali.

Un procuratore contestato 

L’Assemblea federale, ovvero le due camere riunite, si riunirà per l’elezione del procuratore generale della Confederazione. Si tratta di una novità perché finora il procuratore era direttamente nominato dal Consiglio federale (il governo svizzero).

L’elezione sarà oggetto di un dibattito accesso. In effetti, il procuratore Erwin Beyeler, in carica dal 2007 e candidato alla sua successione, è assai contestato. Uno dei motivi è la mancanza di risultati del Ministero pubblico della Confederazione, in particolare dopo il recente proscioglimento del banchiere privato Oskar Holenweger.

Finora, i giochi rimangono molto aperti. Questo è quanto emerge dalla commissione incaricata di preparare un dossier a riguardo. Da una parte, infatti, quest’ultima propone di rieleggere il procuratore attuale. Dall’altra, però, la commissione è divisa: 9 a favore di Erwin Beyeler, 7 contro e un’astensione.

Sulla lista delle priorità del parlamento ci sono però anche altri grandi temi di politica nazionale. Tra questi: l’iniziativa Minder sugli stipendi abusivi, la legge per evitare il fallimento dei grandi istituti finanziari («too big to fail»), l’acquisto di nuovi aerei da combattimento nonché il programma di sicurezza stradale Via sicura.

Il parlamento della Confederazione elvetica è composto di due camere: il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati.

I membri dei due consigli non sono politici di professione: il sistema svizzero è un sistema di milizia.

Il Consiglio nazionale riunisce i rappresentanti del popolo. Il Consiglio degli Stati rappresenta i cantoni. Entrambe le camere vengono elette ogni quattro anni dai cittadini svizzeri. Lo scrutinio è libero e segreto.

Le decisioni più importanti non sono prese nel corso delle sessioni parlamentari, ma scaturiscono dal lavoro delle commissioni che fungono da «mini parlamento».

Il Consiglio nazionale conta 200 membri ripartiti tra i vari cantoni in modo proporzionale al numero dei loro abitanti.

Il Consiglio degli Stati conta 46 membri. Ogni cantone ha due rappresentanti; i semicantoni uno.

Le due camere hanno identici poteri. Vige il principio del bicameralismo paritario che si ritrova per esempio anche in Italia.

Da sempre, i partiti borghesi detengono la maggioranza in parlamento.

(traduzione e adattamento dal francese, Michela Montalbetti)

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