Il parlamento mette il popolo in un labirinto
L'elettorato svizzero deciderà se porre dei limiti ai salari esorbitanti dei manager. Avrà la scelta tra due varianti: un'iniziativa popolare e un controprogetto uscito dai banchi del parlamento in zona Cesarini, dopo quattro anni di tatticismi e colpi di scena.
Al voto popolare, che si svolgerà verosimilmente l’anno prossimo, si giungerà dopo anni d’infuocati dibattiti sulle rimunerazioni e le buone uscite stratosferiche di alti dirigenti di grandi aziende. Di certo si può già prevedere che anche la campagna per la votazione sarà infiammata. Tanto più che il parlamento ha creato una situazione inedita e intricata.
Il parlamento oppone due controprogetti all’iniziativa popolare “Contro le retribuzioni abusive”, lanciata dal piccolo imprenditore Thomas Minder: uno diretto e l’altro indiretto. È “la prima volta in 121 anni di storia di iniziative federali”, ha tuonato il 31 maggio durante il dibattito parlamentare Minder, che lo scorso ottobre è stato eletto alla Camera alta.
La via scelta dal parlamento è l’ultimo atto di quella che il relatore della commissione della Camera dei cantoni Pirmin Bischof ha definito “una storia infinita”. Essa riflette le complicate manovre attuate dal parlamento per rispondere a grossi interessi profondamente divergenti.
Compromesso complicato
La sinistra reclamava misure ancor più radicali, pur essendo disposta a dare il proprio sostegno all’iniziativa, piuttosto che nulla.
La maggioranza di destra e centro destra, invece, da una parte voleva rispondere alle esigenze dell’economia, fermamente opposta all’iniziativa che prevede di rafforzare il diritto degli azionisti per impedire ai dirigenti di società anonime quotate alla Borsa svizzera di attribuirsi salari e bonus sproporzionati. Dall’altra parte voleva evitare di mettere in votazione l’iniziativa senza alternativa, raccomandando di bocciarla. Il timore era di attirarsi le ire del popolo, indignato dalle rimunerazioni milionarie, e vederla approvata.
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Iniziativa popolare
Dopo quattro anni di proposte e controproposte che hanno fatto la spola tra le due Camere federali e tra esse e le loro commissioni, nella sessione di marzo il parlamento ha adottato una revisione del diritto delle società anonime e contabile, quale controprogetto indiretto. La riforma è stata approvata quasi all’unanimità. L’unico voto contrario è stato quello di Thomas Minder.
In sintesi è stata ripresa la maggioranza delle rivendicazioni dell’iniziativa, ma in modo meno rigido. L’idea è di rafforzare il diritto degli azionisti, senza limitare troppo la libertà delle aziende.
Così, per esempio, mentre l’iniziativa prevede il divieto assoluto di liquidazioni dorate e indennità anticipate, il controprogetto del parlamento contempla delle eccezioni.
L’iniziativa stabilisce che l’assemblea generale (Ag) degli azionisti vota annualmente l’importo globale delle retribuzioni di consiglio d’amministrazione, organo consultivo, direzione. Per quest’ultima il controprogetto lascia invece la possibilità all’Ag di decidere se la votazione ha carattere imperativo o è solo consultiva.
L’iniziativa fissa anche l’entità delle pene – fino a tre anni di detenzione e fino all’equivalente di sei retribuzioni annuali – per l’infrazione delle disposizioni previste. Il parlamento non ne ha invece voluto sapere, giudicando che non facciano parte del diritto azionario.
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Controprogetto indiretto
Tassazione dei bonus sopra i 3 milioni
La revisione per il momento è “congelata”: si dovrà dapprima attendere l’esito della votazione popolare sull’iniziativa “Contro le retribuzioni abusive”. La revisione entrerà in vigore solo se l’iniziativa sarà bocciata.
Insieme all’iniziativa, al voto popolare sarà invece sottoposto il controprogetto diretto del parlamento, inteso come complemento della revisione del diritto azionario. Esso introdurrebbe nella Costituzione federale la disposizione secondo cui i bonus per persona superiori ai 3 milioni di franchi non possono più essere considerati un onere giustificato dall’uso commerciale. La parte che eccede i 3 milioni sarebbe dunque tassata come utile dell’azienda.
L’obiettivo è di dissuadere le imprese a versare somme astronomiche ai propri dirigenti. Questa regola si applicherebbe a tutte le società, non solo quelle quotate alla Borsa svizzera.
La tassazione dei bonus ha ottenuto la maggioranza in parlamento ma non fa certo l’unanimità. L’economia vi si opponge e sostiene che danneggia le imprese e gli azionisti. Sul fronte politico questa tesi è sostenuta dall’Unione democratica di centro e dal Partito liberale radicale.
“Essa porterà a un aumento del carico fiscale delle aziende”, ha affermato alla Camera dei cantoni il liberale radicale Martin Schmid. Secondo il grigionese, danneggia la piazza economica svizzera. A suo avviso, inoltre, non servirà alla lotta contro le retribuzioni esorbitanti degli alti dirigenti delle grandi società. Ciò eroderà invece gli utili aziendali e i dividendi degli azionisti.
D’altra parte, Schmid ha sollevato dubbi su quella che giuridicamente è chiamata “connessione intrinseca”, tra l’iniziativa di Thomas Minder e la tassazione dei bonus. Secondo la legge, tra un controprogetto diretto e un’iniziativa popolare deve esserci unità di materia: il legame tra i due deve dunque essere stretto ed evidente.
Per il deputato e presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat, invece, sarà “un incentivo supplementare” a frenare i bonus dorati. “È una misura concreta che permette immediatamente di lottare contro le rimunerazioni eccessive”, ha detto a swissinfo.ch.
Nella votazione l’elettorato potrà approvare o rifiutare sia l’iniziativa sia il controprogetto diretto, oppure dire sì a un oggetto e no all’altro. In una domanda sussidiaria, agli elettori sarà inoltre chiesto di indicare la preferenza, nel caso in cui ambedue i testi saranno accettati dalla maggioranza del popolo e dei cantoni.
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Controprogetto diretto
L’iniziativa popolare “Contro le retribuzioni abusive” è stata deposita alla Cancelleria federale il 26 febbraio 2008, munita di oltre 114mila firme valide.
Ideatore e promotore è un solo uomo, senza partito: Thomas Minder, un imprenditore di Sciaffusa, che all’epoca non era in parlamento. L’idea è germogliata in un periodo in cui l’opinione pubblica svizzera era esacerbata dal fatto che dei manager di grandi aziende si mettevano in tasca salari esorbitanti, anche quando le società facevano perdite, in certi casi avevano persino ricevuto prestiti dallo stato.
Minder ha raccontato a swissinfo.ch di aver impiegato due anni a preparare il testo articolato, che contiene 24 proposte. Probabilmente il numero più elevato mai registrato prima d’ora in un’iniziativa.
I punti principali sono:
L’assemblea generale vota annualmente l’importo globale delle retribuzioni di consiglio di amministrazione (Cda), direzione e organo consultivo.
Elegge annualmente il presidente e i membri del Cda e quelli del comitato di retribuzione e il rappresentante indipendente degli aventi diritto di voto.
Le casse pensioni votano nell’interesse dei loro assicurati e rendono pubblico il loro voto.
I membri dei vari organi non ricevono liquidazioni, altre indennità, retribuzioni anticipate, premi per acquisizioni e vendite di ditte e contratti supplementari di consulenza o di lavoro da parte di società del gruppo.
La direzione della società non può essere delegata a una persona giuridica.
Gli statuti disciplinano l’ammontare dei crediti, dei prestiti e delle rendite ai membri degli organi, il piano economico, il piano di partecipazione e il numero di mandati esterni di questi ultimi, nonché la durata dei contratti di lavoro dei membri di direzione.
In un sondaggio condotto dall’istituto gfs.bern per conto di economiesuisse, il 54% degli intervistati si è espresso a favore dell’iniziativa “Contro le retribuzioni abusive”. Soltanto il 30% si è invece detto a favore della tassazione dei bonus. Rivelati dal quotidiano Neue Zürcher Zeitung,
i risultati dell’inchiesta demoscopica sono stati confermati a swissinfo.ch dalla Federazione delle imprese svizzere economiesuisse. Quest’ultima farà campagna sia contro l’iniziativa, sia contro la tassazione dei bonus.
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