Integrazione, Svizzera rimproverata
La Svizzera si è presentata venerdì per la seconda volta dal 1998 davanti al Comitato dell’ONU per i diritti economici, sociali e culturali. Era chiamata a rispondere alle critiche riguardo all’integrazione degli stranieri.
L’ambasciatore Jean-Jacques Elmiger, capo degli affari internazionali del lavoro presso la Segreteria di stato dell’economia (SECO), ha riconosciuto che rimangono aperte «numerose questioni sensibili» in relazione ai diritti sociali ed economici in Svizzera. Oltre alla carente integrazione degli stranieri, Elmiger ha inoltre ricordato le differenze salariali fra donna e uomo.
I rappresentanti di 24 organizzazioni non governative (ONG) svizzere hanno denunciato il fatto che la Svizzera non ha ancora creato un’istituzione nazionale che si occupi del mantenimento dei diritti dell’uomo.
Le ONG hanno anche criticato la mancanza di un salario minimo a livello nazionale, la precarietà delle condizioni in cui devono vivere i richiedenti l’asilo e la vulnerabilità a cui sono sottoposte le donne migranti.
Dal 5 all’8 novembre, il Comitato dell’ONU esaminerà per la seconda volta dal 1998 l’attuazione da parte della Svizzera del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. La verifica avviene sulla base del rapporto della Svizzera presentato nel maggio del 2008, sulle risposte alle domande del Comitato, nonché sulle indicazioni e i rapporti delle organizzazioni non governative.
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