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Khan: «Non ho dato i piani ai Tinner»

Il «padre» della bomba atomica pakistana, Abdul Qadeer Khan, ha negato in un'intervista pubblicata domenica di aver consegnato piani ai tre ingegneri sangallesi implicati in un caso di presunto contrabbando di materiale nucleare.

In un’intervista rilasciata in forma scritta al domenicale «NZZ am Sonntag» Abdul Qadeer Khan ha affermato che lui e il Pakistan non hanno « niente a che fare con quello che Tinner o i suoi figli possedevano sui loro computer».

Abdul Qadeer Khan spiega che il suo laboratorio (Kahn Research Laboratories) ha portato a termine un progetto di testata nucleare nel 1983, effettuato dei test in laboratorio e sigillato i prototipi, che in seguito non sono più stati modificati.

L’esperto pakistano risponde in questo modo a David Albright, un ex ispettore di armamenti nucleari dell’ONU, secondo il quale i Tinner avrebbero ottenuto da Khan i piani di una bomba atomica sufficientemente compatta per essere posta su un missile balistico.

I tre ingegneri sanagallesi sono stati arrestati nell’ottobre del 2004 in Germania. Tra il 2001 e il 2003, avrebbero aiutato la Libia a sviluppare centrifughe a gas destinate all’arricchimento di uranio. Sarebbero anche stati in contatto con Abdul Qadeer Khan.

Il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto nel 2004 un’inchiesta per infrazione della legge sul materiale da guerra e della legge sul controllo dei beni nei confronti dei due fratelli e poi del loro padre. I due fratelli sono ancora in detenzione preventiva.

Il Consiglio federale ha ordinato la distruzione dei documenti sequestrati nel quadro di questa vicenda. Per il governo, si tratta di evitare che «piani dettagliati per la fabbricazione di armi nucleari» cadano nelle mani di un’organizzazione terrorista o di uno stato non autorizzato.

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