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L’attacco di Tremonti agli accordi di doppia imposizione

I trattati sulla doppia imposizione che diversi paesi europei hanno stipulato con la Svizzera vanno contro lo spirito della direttiva europea. Ad affermarlo è il ministro italiano dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti.

Alla vigilia della visita in Italia del consigliere federale Johann Schneider-Ammann, Giulio Tremonti torna ad alzare i toni con la Confederazione.

Il fatto che molti paesi continuino a stipulare trattati bilaterali sulla tassazione dei redditi da risparmio con la Svizzera è «inaccettabile», ha affermato l’esponente del governo di Silvio Berlusconi, parlando di una pratica che va contro lo spirito della direttiva europea.

«Se non sarà trovata una risposta più concreta» a questo problema, «non ci potrà essere l’unanimità» necessaria perché la direttiva Ue venga approvata, ha avvertito Tremonti, intervenendo all’Ecofin (Consiglio Economia e Finanza) di Bruxelles.

Data la maggiore mobilità dei contribuenti e il volume crescente delle transazioni transfrontaliere, la direttiva Ue in discussione cerca di rispondere alle crescenti necessità dei paesi membri di prestarsi mutua assistenza, soprattutto in materia di scambio di informazioni.

Gli accordi come quelli che Berlino e Londra vogliono negoziare con Berna devono essere esaminati in dettaglio, ha auspicato Tremonti, il quale ha minacciato il veto dell’Italia sulla cooperazione fiscale nel caso di una mancata risoluzione del problema degli accordi bilaterali con la Svizzera.

Il ministro italiano promotore di numerosi “scudi fiscali” ha detto di dubitare che le intese che si vanno delineando possano essere compatibili con lo spirito e i contenuti della direttiva comunitaria. Tanto più che in tal modo si distrugge un «approccio comune» al problema.

Il ministro delle finanze belga Didier Reynders, che attualmente presiede i lavori dell’Ecofin, ha promesso che verranno analizzati i dettagli sollevati da Tremonti. Non ha però voluto esprimersi sulle trattative bilaterali avviate da Germania e Gran Bretagna con la Confederazione.

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