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L’UE sventola lo spauracchio della lista nera

Il commissario europeo per la fiscalità Algirdas Semeta vuole mettere sotto pressione la Svizzera AFP

Bruxelles esige rapidamente da Berna proposte concrete per sopprimere i regimi fiscali privilegiati accordati alle aziende internazionali. Le pressioni dei Ventisette, che minacciano sanzioni, potrebbero però addirittura rafforzare la competitività fiscale della Svizzera.

Entro la fine del primo semestre 2013, il governo svizzero deve proporre delle soluzioni per “sopprimere prossimamente certi regimi dei Cantoni di tassazione delle aziende”. L’ultimatum, lanciato in dicembre dal Consiglio dei ministri dell’UE, è stato ribadito pochi giorni fa dal commissario europeo per la fiscalità Algirdas Semeta.

Nel mirino dei Ventisette figurano gli statuti fiscali speciali concessi dai Cantoni ad aziende – holding, società miste e società di gestione – che operano all’estero e svolgono quasi solo attività amministrative in Svizzera. Gli utili conseguiti da queste aziende all’estero sono esenti da tasse cantonali o sono tassati dai Cantoni con aliquote molto più basse rispetto a quelli realizzati in Svizzera.

Per Bruxelles si tratta di regimi fiscali equiparabili a “sussidi statali”, che “distorcono la libera concorrenza tra la Svizzera e l’UE”. Senza progressi sostanziali in questi sei mesi, la Svizzera rischia di ritrovarsi su una lista nera e di esporsi a misure di ritorsione da parte dei Ventisette, ha indicato Semeta.

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I Cantoni cominciano a tirare il freno a mano

Questo contenuto è stato pubblicato al I Cantoni della Svizzera centrale non sono solo dei paradisi naturali: laghi, montagne innevate, paesaggi incontaminati. Nell’ultimo decennio sono diventati anche dei “paradisi fiscali”, in cui i redditi dei contribuenti e i guadagni delle aziende vengono tassati con aliquote alquanto moderate. A tal punto, da attirare sempre più imprese e cittadini europei. E da suscitare il…

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Crescente concorrenza

Per la Svizzera, la posta in gioco è alquanto importante. I regimi fiscali speciali hanno infatti contribuito a rendere la piazza economica elvetica particolarmente attraente: nell’ultimo decennio migliaia di aziende internazionali si sono insediate in Svizzera. E, questo, in un periodo di crescente concorrenza fiscale internazionale.

“Da 10 – 15 anni si denota a livello europeo ed internazionale una tendenza generale verso una riduzione della tassazione delle imprese”, osserva Martin Eichler, specialista di questioni fiscali presso il BAK, l’istituto di ricerche economiche di Basilea. Una tendenza riscontrata anche da uno studio della società di consulenza aziendale KPMG: tra il 2001 e il 2011, l’aliquota media di tassazione degli utili delle imprese è scesa all’interno dell’UE dal 30,4 al 22,9 %.

Nonostante questa evoluzione, la Svizzera figura ancora in buona posizione a livello europeo. Con un tasso medio d’imposizione del 21,2% si situava nel 2011 ben al di sotto di Gran Bretagna (28%), Germania (29,4%), Italia (31,4%) e Francia (33,3%). Ben al di sopra però dell’Irlanda (12,5%), che già da oltre una decina d’anni ha adottato una tassazione a tariffe stracciate.

Le aziende con sede sociale o con attività economiche in Svizzere sono tassate dalla Confederazione, dai Cantoni e dai Comuni.

La Confederazione riscuote un’imposta del 7,83% sugli utili conseguiti da tutte le aziende.

Le imposte percepite dai Cantoni (comprese quelle comunali) si situano tra il 4,6% e il 17,7%.

Circa 25’000 aziende – holding, società miste e società di gestione – beneficiano però di regimi fiscali speciali da parte dei Cantoni: sono esenti da tasse o assoggettate ad aliquote più basse per le attività che svolgono all’estero.

Generalmente si tratta di società che hanno trasferito solo i loro quartieri generali in Svizzera, dove svolgono attività di gestione di licenze e di amministrazione delle aziende che controllano all’estero.

Secondo l’UE, questi regimi speciali hanno il carattere di sussidi statali e danneggiano la libera concorrenza in ambito fiscale. In tal senso, violerebbero perfino l’accordo di libero scambio concluso nel 1972 dalla Svizzera e dall’UE.

Altri vantaggi

“Da alcuni anni la Svizzera si trova sempre più confrontata anche alla concorrenza dei nuovi membri est-europei dell’UE, che stanno compiendo grandi sforzi in ambito fiscale per attirare aziende dall’estero. A livello internazionale bisogna inoltre citare Singapore e la Cina, che offrono a loro volta tariffe privilegiate per le aziende straniere”, indica Martin Eichler.

Le tariffe fiscali praticate da alcuni nuovi membri dell’UE sono effettivamente impressionanti: secondo lo studio della KPMG, la Bulgaria applica aliquote del 10%, Lettonia e Lituania del 15% e la Romania del 16%. Seguono Cechia, Slovacchia, Polonia e Ungheria con tassi del 19%.

“Le aliquote fiscali non sono però l’unico fattore importante per la concorrenzialità di una piazza economica. Contano anche diversi altri elementi, come il livello di formazione della manodopera, la produttività, la stabilità politica ed economica, la sicurezza giuridica e l’efficienza delle infrastrutture. In tutti questi ambiti la Svizzera è piazzata molto bene”, sottolinea l’esperto del BAK.

Soluzioni alternative

Nonostante questi vantaggi, la Svizzera rischia di perdere numerose delle circa 25’000 aziende con regime fiscale speciale, se dovesse rinunciare alle tariffe preferenziali praticate dai Cantoni. Dinnanzi alle pressioni dell’UE, Berna sta cercando da anni di guadagnare tempo, ma si trova ora con le spalle al muro.

“La decisione spetta chiaramente ai politici, ma credo che l’UE abbia ottimi argomenti da far valere. Non sarebbe quindi intelligente, da parte nostra, affermare semplicemente che siamo sovrani e facciamo ciò che vogliamo. In questo modo, prima o dopo, rischiamo di essere soltanto perdenti. Il momento è quindi propizio per riformare il sistema d’imposizione delle aziende e renderlo eurocompatibile”, ritiene Marius Brülhart, docente di economia all’Università di Losanna.

Una conclusione a cui sembra giungere anche il Consiglio federale: con il nuovo progetto di Riforma dell’imposizione delle imprese, che sarà presentato prossimamente, il governo vuole tra l’altro eliminare le disparità di trattamento tra gli utili conseguiti in Svizzera e quelli all’estero. I Cantoni sono quindi invitati a sopprimere le tariffe preferenziali e a cercare altre soluzioni.

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Guerra pericolosa

Soluzioni che già si delineano. Proprio in questi ultimi mesi, tre grandi Cantoni – Ginevra, Zurigo e Basilea – hanno ventilato la possibilità di abbassare i loro tassi d’imposizione al 13 – 16% per tutte le aziende, se fossero costretti a rinunciare ai regimi speciali. Questi tagli rilancerebbero la “corsa fiscale verso il basso” in Svizzera: alcuni piccoli Cantoni avevano già ridotto negli ultimi anni le loro aliquote a livelli quasi irlandesi.

“Le pressioni esercitate dall’UE finiranno con rendere ancora più concorrenziale la Svizzera a livello internazionale”, rileva Marco Bernasconi, docente di diritto tributario all’Università di Lucerna. “Nel contempo ci troviamo però anche di fronte ad una competizione fiscale sempre più pericolosa tra gli stessi Cantoni”.

“Già oggi in alcuni Cantoni le aziende pagano in un solo anno quanto verserebbero sull’arco di tre anni in altri. È una guerra fiscale che rischia di avere conseguenze molto problematiche per la situazione finanziaria di molti Cantoni”, afferma Marco Bernasconi.

Tasse sugli utili più basse a livello europeo:

Bulgaria 10%

Irlanda 12,5%

Appenzello esterno, Obvaldo e Nidvaldo 12,66%

Svitto 13,95%

Appenzello interno 14,16%

Lettonia e Lituania 15,0%

Uri 15,12%

Zugo 15,38%

Lucerna e Sciaffusa 15,97%

Romania 16%

Glarona 16.46%

Turgovia 16,51%

Grigioni 16,68%

San Gallo 16,88%

Argovia 18,87%

Polonia, Slovacchia, Cechia e Ungheria 19%

Nelle aliquote dei Cantoni è compresa la tassa riscossa dalla Confederazione.

(Fonte: KPMG)

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