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Democrazia diretta in Svizzera

La stampa s’interroga sulla crisi dell’Ue

La bocciatura del Trattato di Lisbona da parte del popolo irlandese costituisce un'altra importante battuta di arresto per Bruxelles, che stenta a riformare le proprie istituzioni. La nuova crisi di fiducia dell'Unione europea suscita interrogativi e perplessità nei commenti dei quotidiani elvetici.

L’Ue sta slittando da “una crisi all’altra”, osserva il Tages Anzeiger. Anche dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona, “l’Ue continuerà a funzionare, ma più male che bene: le sue istituzioni sono sovraccariche”. A detta del giornale zurighese, ci vorranno più di due anni per permettere ai 27 di uscire da questa crisi.

Per la Berner Zeitung, l’Ue è entrata in un “vicolo cieco”. Adesso Bruxelles inviterà gli altri paesi membri a proseguire il processo di ratifica del Trattato e cercherà di far pressione sugli irlandesi per strappare un nuovo voto favorevole. Ma si tratta della “via sbagliata”. In questo modo si “cementa l’impressione che l’Ue non è democratica”.

“La Svizzera ne sa qualcosa. Consultare i cittadini, vuol dire assumersi il rischio permanente di farsi sconfessare”, annota Le Temps. I dirigenti di Bruxelles sono quindi chiamati a riannodare il filo del dialogo con la popolazione.

“L’Unione europea non potrà costruirsi contro o senza i suoi cittadini, ma solo con loro”, stima anche 24Heures, secondo il quale la soluzione migliore sarebbe quella di seguire il modello di democrazia diretta della Svizzera, organizzando sistematicamente votazioni popolari in tutti i paesi europei.

Un’opinione condivisa dalla Basler Zeitung. Gli irlandesi hanno detto probabilmente “quello che pensa la maggioranza della popolazione europea”. Allora tanto vale dare la parola a tutti, tramite un referendum indetto lo stesso giorno in ogni paese.

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